Domani è un altro giorno

Domani è un altro giorno

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Domani è un altro giorno, secondo lungometraggio di finzione di Simone Spada, è il remake di Truman di Cesc Gay. Più che un rifacimento una vera e propria copia carbone, priva di personalità e che lancia segnali preoccupanti per il cinema italiano.

È tutto da rifare

Giuliano e Tommaso sono amici da trent’anni e li aspettano i quattro giorni più difficili della loro amicizia. Tommaso vive da tempo in Canada e insegna robotica. Giuliano è rimasto a Roma e fa l’attore. Entrambi sono romani “dentro”, seppur con caratteri molto diversi: Giuliano estroverso e pirotecnico, Tommaso riservato e taciturno. Giuliano, l’attore vitalista, seduttore e innamorato della vita è condannato da una diagnosi terminale e, dopo un anno di lotta, ha deciso di non combattere più. Ai due amici di una vita rimane un solo compito, il più arduo, quasi impossibile: dirsi addio. E hanno solo il tempo di un lungo weekend, quattro giorni. Quando Tommaso arriva a Roma bastano poche battute per ritrovare la complicità, quella capacità di scherzare su tutto è fondamentale per esorcizzare l’inevitabile. Inizia così per i due amici un “road movie dei ricordi”. C’è qualche conto da chiudere, ma soprattutto un luogo antico e ricco da ritrovare, da ripercorrere, da riconoscere come qualcosa per cui ne è valsa la pena: è lo spazio intatto e inattaccabile della loro amicizia. Con loro “viaggia” un terzo incomodo, Pato, un bovaro bernese dallo sguardo sperduto, che per Giuliano è praticamente un figlio. Il primo dei conti da chiudere, è trovare una sistemazione proprio a Pato. I quattro giorni della loro ritrovata amicizia sono finiti. Tommaso sta per prendere l’aereo e non si vedranno mai più. Ma il vecchio istrione Giuliano non può lasciare che l’amico gli rubi la scena neanche una volta ed è suo l’ultimo coup de théâtre… [sinossi]

È interessante notare come Domani è un altro giorno trovi distribuzione mentre è ancora nelle sale Un uomo tranquillo di Hans Petter Moland e sta per uscire (il 7 marzo) Gloria Bell di Sebastián Lelio. Moland e Lelio hanno firmato il rifacimento in lingua inglese di due loro successi di pubblico e critica nelle rispettive patrie – Norvegia e Cile –, vale a dire In ordine di sparizione e Gloria, senza perder troppo tempo a riscrivere la sceneggiatura o a rivedere gli sviluppi narrativi ed estetici. Arriva alla medesima conclusione anche Simone Spada con la sua seconda opera di finzione, con un’unica ma sostanziale differenza: in questo caso non si tratta di un auto-remake. Già, perché Domani è un altro giorno è il remake di Truman – Un vero amico è per sempre, film diretto nel 2015 da Cesc Gay. Un lavoro di notevole successo in Spagna, al punto da sbancare all’edizione 2016 dei Premi Goya. Parlare di rilettura per quel che concerne Domani è un altro giorno appare come una forzatura, perché il film a conti fatti si rivela una vera e propria copia carbone dell’originale, al punto da interrogarsi su quale sia stato l’apporto in fase di sceneggiatura di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo – due pezzi da novanta della commedia nostrana, per di più. Al massimo viene naturale parlare di traduzione, visto che non c’è un solo aspetto nel film di Spada che si distanzi dall’originale. E sarebbe in realtà improprio anche usare il termine traduzione se si considera che questo aspetto venne già trattato quando si dovette operare il doppiaggio di Truman… Il film di Gay infatti uscì anche in sala in Italia nell’aprile del 2016, a un paio di mesi di distanza dai Goya, grazie all’intuizione della Satine Film. Un dettaglio che produce ulteriore spaesamento: che senso ha rifare in modo pedissequo un film così recente, e per di più già noto – almeno sulla carta – al pubblico italiano?

L’ossequioso rispetto dell’originale, al punto da far replicare a Valerio Mastandrea e Marco Giallini le movenze, gli sguardi e le espressioni di Ricardo Darín e Javier Cámara, arriva a sfiorare l’imbarazzo per chi approdasse a Domani è un altro giorno avendo già visto Truman. Le differenze? L’ambientazione, sia della città in cui abita il moribondo Giuliano che di quella in cui studia suo figlio (non più Amsterdam ma Barcellona, forse per omaggiare il film di Gay), la razza e il nome del cane di Giuliano e poco altro. Troppo poco. Così poco che diventa francamente difficile giudicare un film che non presenta alcuna personalità, né il benché minimo spirito originale: si può apprezzare il tono dimesso dei protagonisti, ma il tutto non è altro che l’imitazione di qualcosa di preesistente. La regia di Spada è poi del tutto funzionale solo ed esclusivamente alla messa in quadro dei dialoghi tra gli attori, e non nasconde al proprio interno la dimostrazione di un linguaggio proprio. Certo, una parte consistente del pubblico entrerà in sala ignara di tutto ciò, del pregresso, e continuerà a vivere ignorando completamente l’esistenza di Truman. Potrà dunque godere di una commedia che gioca con la tragedia con stile, di alcuni bei dialoghi e di soluzioni non di prammatica. Ma può essere considerata una scusante? Ovviamente no, anzi rischia di diventare un’aggravante ulteriore. Non c’è reale vita in Domani è un altro giorno, ma solo la pallida imitazione di una – più vivida, e dunque sincera – imitazione della vita stessa. Non è rintracciabile neanche la minima vena teorica, e dunque non ci si attesta neanche lontanamente dalle parti di Gus Van Sant e della sua geniale riproduzione fedelissima di Psycho. Dovrebbe valere per il film di Spada lo stesso concetto che anima i professori quando devono correggere una versione di greco e di latino: si può mettere un voto alto a chi la versione l’ha tradotta e lavorata, ma verrà penalizzato chi si è limitato a copiarla, seppur in bella calligrafia.

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Domani è un altro giorno, il trailer.

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