Gloria Bell
di Sebastián Lelio
Remake letterale, quasi shot-for-shot, del Gloria del 2013, Gloria Bell ne mostra la stessa sostanziale vacuità, con due star che rendono meno visibile la presenza del tempo sui volti e corpi dei protagonisti.
Io (ri)ballo da sola
Alla soglia dei sessant’anni, un divorzio alle spalle e due figli ormai adulti, Gloria balla da sola in un night club di Los Angeles, alla ricerca di un nuovo inizio. Sembra trovarlo in Arnold, che ha parimenti un matrimonio fallito alle spalle, e la voglia di mettere un punto sulla sua vita: ma la nuova relazione si rivelerà più accidentata del previsto. [sinossi]
Per il suo esordio hollywoodiano Sebastián Lelio ha scelto in questo Gloria Bell la strada dell’auto-remake. Una strada che il regista cileno condivide con tanti cineasti passati e presenti (è ancora in sala Un uomo tranquillo di Hans Petter Moland, rifacimento del precedente In ordine di sparizione) e di cui qui non ci interessa, ovviamente, valutare le motivazioni. Tra Gloria e Gloria Bell c’è la differenza di un cognome nel titolo, di un’ambientazione che taglia fuori i (pur blandi) riferimenti all’attualità del film originale, e soprattutto di due star che mitigano la natura “pre-senile” della storia originale. Il tempo che passa(va) era decisamente più percepibile sui volti e nei corpi di Paulina García e Sergio Hernández, nei lineamenti di lei sempre sospesi – e impossibilmente equidistanti – tra baratro e voglia di redenzione, in quelli di lui che mostravano, quasi, il fantasma di un fantasma. Il problema non è solo la notorietà dei due interpreti, ma il portamento che esprimono, un’aura di sicurezza che (specie nella figura della protagonista) rende molto più problematica la sospensione dell’incredulità. Viene da pensare che la Gloria Bell di Julianne Moore balli da sola per scelta, soprattutto. La sua omonima cilena, invece, lo faceva per un misto di volontà e contingenze esterne.
Sembra aver convinto la critica d’oltreoceano, questo Gloria Bell, che ha avuto la sua première a Toronto e che (con un’uscita statunitense prevista per marzo) ragiona probabilmente già in ottica-Academy per il prossimo anno. Un consenso che sembra replicare quello che già aveva accompagnato il film cileno, calorosamente accolto alla Berlinale, e insignito del premio per la prova della protagonista. Eppure, con tutti gli elementi giusti al punto giusto, coi suoi volti noti (fa capolino anche quello dell’ex-Goonie ed ex-hobbit Sean Astin), e con la sua confezione patinata, Gloria Bell appare parimenti vuoto e poco incisivo. Chi scrive non apprezzò in modo particolare il film del 2013, love story accidentata e piuttosto vacua, che non faceva molto per avvicinare due personaggi problematici e respingenti alla comprensione dello spettatore; qui, tuttavia, la distanza sembra ingigantirsi, proprio laddove il film parrebbe invece voler stimolare l’empatia nel modo più facile (ambientazione e volti familiari). Paradossalmente, una delle scene-chiave del film del 2013, in cui la protagonista, plasticamente, si “arrendeva” per l’ultima volta a una relazione priva di logica e prospettive, qui appare molto più gratuita e meno giustificata. A fare la differenza non è tanto la messa in scena, quanto, ancora una volta, la lettura del personaggio da parte della sua interprete.
Remake letterale, quasi shot-for-shot, del film cileno, Gloria Bell si distanzia da quest’ultimo laddove l’attualità faceva capolino tra le pieghe della sceneggiatura, nelle sequenze (qui espunte) di una tv accesa su un notiziario ridotto a mero sottofondo, e di un corteo attraversato quasi distrattamente dalla protagonista. Lo stesso dialogo sull’uso delle armi, in una scena che voleva replicare quella sulla politica cilena del film originale, appare qui molto più appiccicaticcio e gratuito; quasi un contentino dato allo spettatore, con l’utilizzo di un tema buono per ogni stagione della politica americana. Per il resto, le considerazioni che si potevano fare per Gloria possono essere tranquillamente estese a questa sua versione statunitense: la vicenda della protagonista resta, più che un percorso narrativo classico, una vacua traiettoria circolare (la sequenza della giostra è in questo senso – volutamente o no – molto pertinente), che non fa molto per scavare a fondo nella storia e nelle motivazioni del personaggio. La sua stessa controparte maschile, incarnata da un John Turturro anch’egli meno “senile” dell’originale, e più programmaticamente hollywoodiano (la foto della sua versione obesa, qui, Lelio non prova nemmeno a mostrarcela) rivela la stessa irresolutezza: la stessa aura di fastidioso, programmatico strumento narrativo, funzionale a un narcisismo che pare accomunare tanto la protagonista quanto il regista. Entrambi messi, per la seconda volta, a ballare da soli, con tante comparse intorno, ma senza un’istanza forte che ne giustifichi la danza.
Info
Il trailer di Gloria Bell.
- Genere: drammatico, sentimentale
- Titolo originale: Gloria
- Paese/Anno: Cile, USA | 2018
- Regia: Sebastián Lelio
- Sceneggiatura: Sebastián Lelio
- Fotografia: Natasha Braier
- Montaggio: Soledad Salfate
- Interpreti: Aileen Burdock, Alanna Ubach, Ari Schneider, Barbara Scolaro, Barbara Sukowa, Brad Garrett, Calvin Dean, Caren Pistorius, Cassi Thomson, Chopper Bernet, Christopher Aber, Corinna Harney, Cristobal Tapia Montt, Derrick Redford, Francisco Rodriguez, Gerard Sanders, Holland Taylor, James J. Zito III, Janet Sherkow, Jeanne Tripplehorn, Jenica Bergere, Jennie Fahn, Jesse Erwin, John Luder, John Turturro, Julianne Moore, Katrina Currow, Lorell Bird Dorfman, Marietta Melrose, Michael Cera, Obi Nwankwo, Rita Wilson, Roberta Hanlen, Sandra Rosko, Sean Astin, Sharonda 'Shayy' Irving, Sonia Gascón, Tyson Ritter, Victor A Zaragoza Jr
- Colonna sonora: Matthew Herbert
- Produzione: Fabula, FilmNation Entertainment
- Distribuzione: Cinema
- Durata: 102'
- Data di uscita: 07/03/2019






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Una donna fantastica
Gloria