L’ingrediente segreto

L’ingrediente segreto

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Curioso film macedone, L’ingrediente segreto, vincitore dell’ultima edizione del Bergamo Film Meeting e distribuito da Lab 80, mette in scena in maniera sgangherata ma sincera un rapporto padre-figlio e una vicenda gustosamente in bilico tra sferzate di critica sociale e momenti più leggeri e distensivi.

Un dolce antidoto al dolore

Skopje, Macedonia. Con l’economia in recessione e lo stipendio in ritardo di mesi Vele, un meccanico che lavora in un deposito ferroviario, lotta ogni giorno per poter comprare le medicine al padre malato di cancro. Quando casualmente trova in un vagone un pacchetto di marijuana, clandestinamente contrabbandata e nascosta su un treno in arrivo, lo ruba per fare una torta a suo padre, sperando di alleviarne i dolori e spacciandogliela come un nuovo trattamento sperimentale. Ben presto la voce sui miracolosi poteri curativi di Vele si diffonde e lui all’improvviso si trova messo alle strette da una strana coppia di gangster un po’ imbranati, alla ricerca della droga, e dai petulanti vicini che fanno la coda fuori dal suo appartamento per reclamare la ricetta della torta “dei miracoli”. [sinossi]

Guardando L’ingrediente segreto salta immediatamente all’occhio la voglia di intavolare un racconto stralunato e sui generis, che non si accontenta né del dramma né della commedia ma prova a fonderli in un ibrido obliquo e spiazzante, con un’alternanza di temi e di toni, di pieni e di vuoti. Il regista Gjorce Stavreski racconta la storia di un giovane operaio senza stipendio, Vele, per parlare di una possibile rinascita veicolata, in maniera a dir poco liberatoria, da un pacco di marijuana: vero e proprio MacGuffin di un’opera esile e malferma ma costellata da lampi di spiazzante vitalità, perfetto esempio di un cinema europeo orgogliosamente di basso profilo, sommerso ma tenace.
Un lungometraggio d’esordio che, sotto la patina rocambolesca e satirica, agisce quasi sotto traccia e lavora di sfumature, raccontando dell’utopia familiare di un padre e di un figlio chiamati, nonostante tutto, a ritrovarsi per assorbire un passato doloroso e lasciarlo rimarginare. Era obiettivo esplicito del regista soffermarsi sulla lotta, ordinaria e precaria, della gente comune del suo paese in una nazione piccolissima e poco considerata come la Macedonia, a suo dire schiacciata dal peso del neoliberismo in salsa balcanica. L’ingrediente segreto non a caso mette in scena un contesto sociale e assistenziale in cui la gestione delle risorse pubbliche mostra più di qualche falla e lo fa con una vena amara e sarcastica ma al contempo anche giocosa, permeata da un’ironia che vuole far sorridere ma allo stesso tempo puntare il dito, demistificare, coniugare denuncia e messa alla berlina.

I titoli di testa scorrono dentro un bicchiere d’acqua ed è proprio in un bicchier d’acqua che il film forse un po’ si perde, estinguendo col passare dei minuti molto del suo potenziale in un situazionismo instabile e un po’ slabbrato, nel quale si fatica a incasellare tanto le scorribande dei personaggi quanto le reali motivazioni di una narrazione esile e non sempre legittimata. Sono indubbi, tuttavia, la sincerità del disagio rappresentato e il modo in cui la prospettiva dell’autore aderisce pienamente al buffo e sgraziato dramma di Vele, che si sente rinnegato dal padre dopo la morte di un fratello, Riki, che gli era superiore in tutto, il primogenito venuto tragicamente a mancare in un incidente stradale che ha visto perdere la vita anche la loro madre. Il loro legame è evocato in maniera evidentemente approssimativa e smozzicata ma anche con una palese vocazione per la sintesi fulminante, per la battuta a mezza bocca, per il disincanto da lasciar filtrare senza preavviso.

Sullo sfondo de L’ingrediente segreto c’è un sistema sanitario che non offre alcuna certezza come quello macedone, ma anche un gusto per il paradosso capace di spingere questo curioso, peculiare “miracolo a Skopje” verso un gusto per il paradosso che getta il cuore oltre l’ostacolo della miserie e del degrado. Per guardare oltre una burocrazia fallimentare e precaria, per vedere aldilà di una comunità costretta a fare i conti con un’indelebile e martoriante cappa di incertezza. Uno spirito che permette di lavorare su una messa in scena consapevolmente interlocutoria, che non cerca volutamente la comicità condivisa de L’erba di Grace, pirotecnico esempio di film sull’uso ridanciano delle droghe, ma la fa rientrare dalla finestra dopo averla apparentemente rinnegata. Con tanto di epilogo gangsteristico dove non tutto torna dal punto di vista cinematografico ma c’è spazio, in compenso, per una libertà scanzonata che, come tutto il film, sembra fare a pugni con i propri stessi limiti.

Info
Il trailer di L’ingrediente segreto.
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