Attack the Block – Invasione aliena

Attack the Block – Invasione aliena

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Attack the Block di Joe Cornish è John Carpenter ibridato al gangsta rap, tra albe dei morti dementi e gli alieni di District 9. Uno sci-fi scintillante, ironico e crudele, che radicalizza la questione sociale delle periferie londinesi – e di tutta Europa – a colpi di exploitation. Un esordio luminoso.

Lo sci-fi ribolle a bagnomaria

Nella periferia londinese, un gruppo di adolescenti appartenenti ad una gang giovanile sta derubando l’infermiera venticinquenne Sam quando improvvisamente un oggetto misterioso si schianta su un’automobile vicina. Dai rottami fuoriesce una strana creatura, che gli adolescenti uccidono senza problemi, senza sapere che quello è solo l’inizio di un’invasione aliena di vaste proporzioni. I ragazzi iniziano così una battaglia per difendere il loro quartiere popolare dalla minaccia aliena. [sinossi]

Attack the Block iniziò il suo trionfale percorso festivaliero nella primavera del 2011, tra Stati Uniti e Gran Bretagna, rivelando al mondo il nome di Joe Cornish, noto in patria fino a quel momento per gli sketch del duo comico composto insieme ad Adam Buxton (The Adam and Joe Show); il pubblico cinefilo appassionato della cosiddetta “Three Flavours Cornetto Trilogy” lo aveva invece apprezzato nel ruolo di Bob in Hot Fuzz di Edgar Wright. Proprio Wright convinse Steven Spielberg e Peter Jackson ad accogliere Cornish all’interno del gruppo di scrittura de Le avventure di Tintin: Il segreto dell’unicorno, destinato a raggiungere le sale a sua volta nel 2011.
È a suo modo sorprendente notare come solo a distanza di otto anni da quel folgorante esordio, in grado di mettere d’accordo la critica e il pubblico, Cornish abbia deciso di tornare dietro la macchina da presa per dirigere il suo secondo lungometraggio, quel Il ragazzo che diventerà re che uscirà anche nelle sale italiane a breve e che finora non ha mantenuto le attese al botteghino – forse per colpa del tentativo di mescolare elementi medioevali a un contesto urbano contemporaneo. Com’è come non è, e in attesa di capire se l’adattamento cinematografico di Snow Crash di Neal Stephenson – annunciato fin dal 2012 – diventerà realtà, è interessante e forse anche utile tornare con la mente ad Attack the Block, un film che indicava una strada percorribile e forse non percorsa a sufficienza nl corso di questi anni.

Ci sono tre elementi che si legano tra loro all’interno del film: l’ambientazione, il mood, e il genere. L’ambientazione guarda a molto cinema d’impegno sociale: i bassifondi periferici di Londra, che potrebbero essere quelli di New York o di Parigi (e la mente di quando in quando corre anche a Mathieu Kassovitz e al suo iconico L’odio), gli enormi casermoni popolari, quegli alveari umani dove nessuno conosce nessuno e nessuno si fida di nessuno. Ma dove si fa blocco, contrapponendo un “noi” a un “loro”, dove la seconda etichetta può essere affibbiata ai borghesi dei quartieri altolocati, agli immancabili sbirri o, perché no, a dei gorilla/cani/lupo tutti neri caduti come stelle o fuochi d’artificio dallo spazio. Per raccontare quel microcosmo sociale Cornish sceglie l’approccio a lui più congeniale, quello dell’ironia, costruendo situazioni ai limiti del grottesco e affilando le lame del sarcasmo nel rimpallo dialettico tra i personaggi. Perché nonostante i nemici comuni, vale a dire gli alieni, siano muti e al massimo emettano suoni piuttosto sgradevoli e minacciosi, Attack the Block è un film di parola, quasi rappato nella sua versione originale – un po’ più monocorde nel doppiaggio italiano, com’è inevitabile che sia –, giocato su un inglese che è a sua volta, in qualche modo, materiale alieno, proveniente da un tempo e da uno spazio lontani.
Il genere, infine. Il punto di approdo reale della narrazione, il suo elemento scatenante. Cornish prende la fantascienza d’invasione/evasione, la mescola alla commedia e al teen-movie – dopotutto quasi tutti i protagonisti sono quindicenni o giù di lì, e gli spassosi Probs e Mayhem (in italiano Problemi e Casino) sono addirittura più piccoli –, e poi frulla insieme gangsta rap, identità sottoproletaria e John Carpenter. Sì, perché sarebbe arduo immaginare Attack the Block senza la lectio magistralis impartita al mondo del cinema dal regista statunitense, di cui viene qui declinata la sua versione più farsesca, quella di Fantasmi da Marte e Grosso guaio a Chinatown. Il truce ma buono Moses interpretato da John Boyega – unico nel cast ad aver sfruttato il film come un vero e proprio trampolino per l’iperspazio, tanto da ritrovarsi sulle astronavi della nuova trilogia di Star Wars ma anche negli scontri di Detroit di fine anni Sessanta – è dopotutto una versione aggiornata e riottosa dei personaggi interpretati da Kurt Russell, un po’ Snake Plissken un po’ Jack Burton, con l’aggiunta di un retroterra mélo (l’adolescente è orfano, e vive con uno zio assente che “va e viene, ma più che altro va”) e con il medesimo senso dell’epica.

Cornish filma il racconto di un assedio, senza però tralasciare – pur tratteggiandolo con minor veemenza politica rispetto a quanto avrebbe fatto Carpenter – il fatto che la popolazione che vive nel blocco è abituata a essere sotto assedio: sotto assedio della polizia, dello sguardo borghese ma anche di chi traffica in maniera illecita, sfruttando i ragazzini del posto come galoppini, carne da mandare al macello senza troppi ripensamenti. La Londra periferica di Attack the Block è quella di Brixton, realtà multietnica che fu al centro delle rivolte contro la Thatcher e che i Clash cantarono (Guns of Britxon resta uno degli apici del loro percorso musicale) in quel coacervo di rabbia sottoproletaria, sarcasmo e violenza punk che è London Calling. Nessuno però risponde al richiamo di Londra, nel 2011, e i ragazzini devono vedersela da soli con questi mostri neri come la notte più nera che sono piovuti dal cielo e uccidono senza pensarci due volte, squarciando gole e staccando teste.
Anche alcuni dei protagonisti del film cadono sotto le zanne fluorescenti delle bestie aliene, e Cornish li liquida senza troppi convenevoli, con una brutalità diretta e priva di fronzoli che in pochi si permettono in questi tempi di ridondanza epica senza troppa sostanza sotto l’epidermide. È invece un esordio folgorante, Attack the Block, rimasto purtroppo senza troppi fratellini nel corso di questi anni: Cornish si dimostra regista attento, brillante nel risolvere la messa in scena ricorrendo ai cliché per smentirli, nella maggior parte dei casi, o comunque per smontarne almeno in parte il meccanismo automatico. Quale che sia il futuro registico di Cornish, e l’insuccesso commerciale che sta patendo Il ragazzo che diventerà re potrebbe creargli non pochi problemi, il suo nome è destinato a rimanere impresso nella storia dello sci-fi; un onore non concesso a tutti.

Info
Il trailer di Attack the Block.
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