Bene ma non benissimo

Bene ma non benissimo

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Bene ma non benissimo è la prima regia in solitaria di Francesco Mandelli, che abbandona (una volta per tutte?) i territori demenziali dei Soliti idioti per dirigere un teen-movie leggiadro e un po’ sfilacciato sul bullismo e le difficoltà relazionali tra adolescenti. Si apprezza la grazia, sarebbe tornata comoda una sceneggiatura meno raffazzonata.

La prima cosa bulla

Candida è un’adolescente paffutella e orfana di madre, che vive con il padre Salvo in un piccolo paese del sud. Ama ballare al ritmo delle canzoni di Shade, un famoso rapper di cui è innamorata. Costretta a trasferirsi a Torino con il padre, Candida dovrà affrontare la sfida di una nuova vita. Ma Torino si rivela più dura del previsto, specie quando viene chiamata alla prova più difficile: l’integrazione in una nuova scuola a metà dell’anno scolastico tanto da diventare lo zimbello dei suoi nuovi compagni. Candida stringe però amicizia con Jacopo, un ragazzino introverso e bullizzato dalla classe a cui solo lei riesce a strappare il sorriso. Da semplici compagni di banco diventano ben presto amici inseparabili. Torino si trasforma agli occhi di Candida in una città a suo modo magica e da scoprire con il suo nuovo amico. Il padre di Jacopo, un facoltoso imprenditore, non vede di buon occhio la loro amicizia ritenendola interessata fin quando non sarà costretto a ricredersi. [sinossi]

Bene ma non benissimo, così canta Shade, eroe di moltitudini pubescenti, anima della festa prepuberale – e forse non solo. “Cerco lavoro ma ho fatto l’artistico”, aggiunge, come anche “Pratico l’ansia a livello agonistico”; nella sfrenata danza un po’ ebete si avverte un filo di inquietudine, il riflesso di una vita che assume sostanze per presumere di essere colorata di rosa confetto. Assomiglia vagamente al brano di Shade il film di Francesco Mandelli – alla prima sortita in solitaria dietro la macchina da presa, e al primo serio tentativo di smarcarsi dall’immaginario dei “soliti idioti” – che dopo essere stato presentato in Panorama all’interno di Alice nella Città lo scorso autunno raggiunge ora le sale. Dopo essersi esibito all’Ariston durante lo scorso Festival di Sanremo, in coppia con Federica Carta, Shade è più noto anche alle platee adulte, e chissà che la sua breve ma significativa (sotto il profilo narrativo) comparsata non spinga anche chi ha già conseguito il diploma, e magari anche la laurea, a recarsi al cinema.
Mandelli, lo si è già scritto, dimostra di avere qualche ambizione, per lo più morale, e costruisce il suo piccolo racconto di emigrazione e integrazione – tutta italiana, da Terrasini a Torino, quasi a dimostrare come il doversi spostare per motivi economici pretenda una cura particolare in ogni caso, anche quando la “cultura” di riferimento è la stessa, almeno all’apparenza – come un progetto a tesi, tutto concentrato sul problema attorno al quale ruota la vicenda: il bullismo.

L’esuberante Candida Morvillo (che i compagni di classe più pestilenziali storpiano in morbillo in modo da poter dire che “si chiama come due malattie”) reagisce a testa alta alle intemperanze dei bulli, ma lo stesso non fa il silente e ombroso Jacopo, figlio di ricchissima stirpe e che come unico e ossessivo passatempo disegna geroglifici egizi sulle pagine dei quaderni. Ovviamente sarà Candida, con la sua passione sfrenata per la vita, nonostante sia da poco orfana di madre – con la quale pure parla di quando in quando, e lei le appare accanto, saggia e protettiva –, a mettere tutte le cose a posto, risvegliando dalla mummificazione Jacopo e mettendo in riga i compagni/bulli, facendo loro capire quanto sia ingiusto e sbagliato comportarsi in tal modo. Il collante in grado di cementare la nuova amicizia collettiva – anche interclassista – sarà però Shade, di cui Candida è perdutamente innamorata e al quale per una coincidenza si ritrova a portare a spasso il cane. Tutto torna, e torna a posto, in Bene ma non benissimo: ogni strappo si può ricucire, ogni dolore può trasformarsi in gioia, ogni difficoltà (e Candida e il babbo Salvo ne hanno da vendere) può trovare una soluzione adeguata, perfino un ritorno a casa a Terrasini dove finalmente c’è di nuovo il lavoro. Grazie all’estrema redenzione che tocca addirittura il vero e proprio villain del film, il potentissimo padre padrone di Jacopo, bullo fra i bulli ma destinato a dominare le vite degli altri dall’alto del suo strapotere economico.

Mandelli problematizza la situazione, e gliene va dato atto. La sua commedia in tre atti – emigrazione, ambientazione, integrazione – tocca temi tutt’altro che banali, dalla crisi economica all’abbandono di larghe fasce del sud Italia a se stesse, passando per il pregiudizio di classe, il razzismo territoriale, la solitudine adolescenziale e il senso di non appartenenza a nulla. Riesce anche a trovare qualche soluzione adeguata da un punto di vista narrativo, soprattutto nella costruzione dei personaggi della famiglia di Candida – non tanto la giovane, quanto il babbo e lo zio, che lavora come cameriere in un ristorante e ammette di non aver mai saputo alzare la testa per paura di perdere l’impiego –, ma per il resto sembra carezzare ogni singolo aspetto del film senza volervisi davvero confrontare. Coglie nel segno del teen-movie nella sequenza in cui Candida e Jacopo si nascondono nel Museo Egizio per passarvi la notte e sperimentare la magia di un luogo oscuro e misterico, ma poi non sa chiudere i traumi e li lascia evaporare, come se la luce del proiettore avesse il potere di farli scomparire nel nulla.
Si affida completamente alla tesi, dimenticando il cinema. Ne viene fuori un film tenero ma piatto, sincero ma privo di profondità sia estetica che emotiva. Nulla contro cui valga la pena accanirsi, sia chiaro, ma che non lascia quasi alcuna traccia di sé. Come canta Shade: bene ma non benissimo. E forse neanche così tanto bene…

Info
Il trailer di Bene ma non benissimo.
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