A Portuguesa
di Rita Azevedo Gomes
Trionfatore al Festival de cine de Las Palmas de Gran Canaria 2019, dopo l’anteprima al Forum della Berlinale, A Portuguesa è la nuova opera dell’affermata regista portoghese Rita Azevedo Gomes, tratta dalla novella di Robert Musil. Un ritratto femminile di ambientazione storica costruito su una serie di stilizzati tableau vivant, in un’operazione di rarefazione e straniamento.
Tandaradei
Nel Nord Italia di inizi XVI secolo, il clan von Ketten, di discendenza germanica, è in contrasto con l’Episcopato di Trento. Il capoclan von Ketten cerca una moglie in un paese lontano, il Portogallo. Mentre il marito è in guerra, la donna portoghese rifiuta di tornare in patria. Circolano voci su questa dama straniera nel castello, in odore di eresia. Arriva a trovarla il cugino Pero Lobato, facendo sosta nel suo viaggio a Bologna. Passano undici anni, quando il vescovo di Trento muore e si firma la pace. La donna portoghese accoglie il marito che finalmente fa ritorno, febbricitante, indebolito. [sinossi]
Sotto il tiglio
nella brughiera,
dove noi due avevamo il nostro letto,
lì potete trovare,
spezzati entrambi,
fiori colorati e erba.
Tra la boscaglia nella valle,
tandaradei,
cantava dolcemente l’usignolo.
[da Under del linden (Sotto il tiglio)
di Walther von der Vogelweide]
Ambientato durante il principato vescovile di Trento, con scene nel castello del Buonconsiglio (in realtà simulato da luoghi storici simili in Portogallo), A Portuguesa è ispirato alla novella di Robert Musil Die Portugiesin, tra le opere che lo scrittore austriaco di L’uomo senza qualità, ha ambientato nel Trentino, memore della sua esperienza militare, durante la Prima guerra mondiale, nella Valle dei Mòcheni. Rita Azevedo Gomes mette in scena quella storia al femminile approcciandosi al materiale letterario e storico con un processo di distacco e raffreddamento, con una messa in scena più presentazionale che rappresentazionale, memore dell’influsso di opere come O Quinto Império – Ontem Como Hoje di Manoel de Oliveira. Un autore che è sempre stato un faro per la regista sua connazionale che lo aveva ripreso nel film A 15ª Pedra, in un dialogo con lo storico direttore della Cinemateca Portuguesa João Bénard da Costa. Un incontro che si svolgeva davanti a un dipinto in un museo, l’Annunciazione di João Vaz, opera del 1510.
A Portuguesa è un film costruito esso stesso come una galleria d’arte, come una sequenza di immagini pittoriche. Le scene sono infatti costruite come dei tableau vivant che si susseguono, statiche, con una curatissima composizione dell’immagine che vede la presenza di suppellettili e arredi di corte, cesti di frutta come nature morte, e animali che girovagano, oche, maiali, lupi, gatti, conigli. La presenza di questi ultimi è costante e ha un rispecchiarsi pittorico nel soffitto di un palazzo, ammirato dai protagonisti, affrescato di figure di gazze ladre, uccello che è un tradizionale simbolo di malaugurio se non di stregoneria, come i gatti, nel Medioevo, di cui ama circondarsi la donna portoghese, il che le attira un’aurea di negatività. Le scene statiche, costruite con pochi movimenti di macchina, ricordano le conversation piece della pittura inglese settecentesca; sono girate in location reali, in castelli e dimore storiche in Portogallo, cercando di usare il più possibile la luce naturale e fonti di illuminazione interna, candele, candelabri, nella tradizione di Barry Lyndon. Anche le musiche sono spesso diegetiche, eseguite da menestrelli e ancelle di corte. La recitazione degli attori è improntata alla tecnica dello straniamento.
Ad aumentare la patina, la presa di distanza, la manifestazione di un punto di vista temporalmente lontano, sta il fatto che gli ambienti sono quelli di oggi, con i segni del tempo, muri incrostati e coperti di muffa, vegetazione infestante. E a sancire definitivamente il carattere presentazionale, la visione da teatro filmato sulle scene reali, è la presenza di Ingrid Caven, una delle muse di Fassbinder, che entra in scena con funzione di coro greco, vestita di abiti moderni, cantando e recitando in tedesco, testi come Under del linden (Sotto il tiglio), poema di amor cortese del poeta medievale Walther von der Vogelweide. Ingrid Caven è una figura arcadica, cammina in mezzo a delle rovine, o nella natura, a volte entra in scena aspettando che il tableau vivant, il palcoscenico, si spopoli, a volte sembra spiare i personaggi. C’è poi tutta la scena del bagno che la donna portoghese e il marito, von Ketten, fanno in due grandi tinozze separate. Sono vestiti, si sente il rumore dell’acqua, ma quando l’ancella li fa uscire per asciugarli, non sono per nulla bagnati. Ancora un momento di finzione teatrale esibita. La regista raffredda, sottrae qualsiasi momento dinamico, qualsiasi situazione cruenta da film storico spettacolare, non concede nulla in questo senso. Non vediamo la battaglia, ma solo il ritrovamento dei corpi. Per lo stesso motivo, oltre che per ovvie ragioni animalistiche, rimane fuori campo anche l’uccisione del lupo compiuta con la balestra.
I riferimenti pittorici di A Portuguesa possono essere tanti, passando dalla pittura fiamminga per paesaggi e interni fino all’estetica preraffaelita della donna portoghese. Ma il film contiene anche dei riproduttori interni di immagini come in una metapittura alla Velázquez: la donna portoghese che fa dei ritratti del lupo o che compone con la creta delle sculture di animali antropomorfi, e poi il pittore di corte, il signore di Bergamo, che esprime la necessità di usare colori vivi, non morti. È il lavoro stesso della regista che costruisce un film di statue e di ritratti. Un cinema che ricorda quello degli Straub–Huillet, di Paolo Benvenuti. A portuguesa si conclude con una scena a letto di von Ketten e moglie, che si appartano chiudendo il drappo rosso del baldacchino, la chiusura di un sipario. I conigli che seguono fanno pensare a una moltiplicazione mente Ingrid Caven canta un’ultima canzone, in puro stile brechtiano.
Info
Il trailer di A Portuguesa.
- Genere: drammatico, sperimentale
- Titolo originale: A Portuguesa
- Paese/Anno: Germania, Portogallo | 2018
- Regia: Rita Azevedo Gomes
- Sceneggiatura: Rita Azevedo Gomes
- Fotografia: Acácio de Almeida
- Montaggio: Patrícia Saramago, Rita Azevedo Gomes
- Interpreti: Adelaide Teixeira, Alexandre Alves Costa, Clara Riedenstein, Ingrid Caven, João Vicente, Luna Picoli-Truffaut, Manuela de Freitas, Marcello Urgeghe, Pierre Léon, Rita Durão
- Colonna sonora: José Mário Branco
- Produzione: Basilisco Filmes, LDA
- Durata: 136'






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