Book Club – Tutto può succedere

Book Club – Tutto può succedere

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Il Book Club è quello che organizzano da decenni quattro amiche. Cosa succede però se il libro scelto per la lettura è Cinquanta sfumature di grigio? Una commedia esile e abbastanza prevedibile ben sorretta però dalla verve delle quattro protagoniste: Diane Keaton, Jane Fonda, Candice Bergen e Mary Steenburgen.

Galeotto fu il libro

Da trent’anni Diane, Vivian, Sharon e Carol si assegnano a turno un libro da discutere davanti a un bicchiere di vino. Insieme formano un ‘book club’ nel quale sfruttano la lettura condivisa per confrontarsi anche sulle problematiche personali. Sessantenni sull’orlo di una crisi sessuale, a parte Vivian che è molto ricca, colleziona uomini e ha paura dell’amore vero, decidono di leggere “Cinquanta sfumature di grigio”. Le prodezze di Christian Grey le convincono a rimediare alla povertà della loro vita sessuale. Con ogni mezzo, a ogni costo. Diane seduce suo malgrado un pilota di linea, Vivian flirta con un grande amore della giovinezza, Sharon opta per i siti d’incontri online, Carol prova a risvegliare gli ardori di un marito che le preferisce la moto. Il risultato sarà naturalmente un successo. [sinossi]

Il Book Club di cui fanno parte Diane, Vivian, Sharon e Carol prevede un buon libro – l’aggettivo non è neanche indispensabile, come si vedrà – e soprattutto del buon vino, rosé o bianco che sia. Già, perché le quattro donne, amiche da tempo immemore (e coetanee nella finzione, nonostante tra l’attrice più anziana, Jane Fonda, e la più giovane – Mary Steenburgen – intercorrano ben diciassette anni: ma anche questo fa parte del potere dell’immaginario cinematografico, e perdersi dietro questioni così risibili mostra solo la vacuità intellettuale del contemporaneo), sfruttano le serate di lettura e discussione collettiva più che altro per aggiornarsi vicendevolmente sulle rispettive vite private, spesso dominate dalla routine. Parte da questo aspetto, dalla solitudine di queste quattro donne, il film di Bill Holderman, e solo in un secondo momento sfrutta la fama internazionale di Cinquanta sfumature di grigio per innervare la trama e cercare di spingere al riso lo spettatore giocando con il paradosso tutto mentale di donne prossime alla terza età che si sollazzano con un libercolo “pruriginoso”. Ed è un peccato semmai che il regista, anche sceneggiatore insieme a Erin Simms, non sappia bene quale strada intraprendere. In questo modo Book Club resta nel mezzo della via, un po’ satira un po’ commedia di costume un po’ – un po’ troppo – rom-com; in fin dei conti a tratti sembra quasi una versione ottuagenaria de Il club di Jane Austen miscelata con Last Vegas.

Nonostante abbia riscosso un discreto successo al botteghino, o forse proprio per questo, risulta difficile comprendere quale aspetto del film dovrebbe convincere lo spettatore a “credere” e ad appassionarsi a una trama così esile: è evidente fin dall’incipit narrato dalla voce fuori campo quale destino attenda ciascuna delle quattro amiche. Privo di una connotazione estetica forte – il film è evidentemente pensato per non disturbare in alcun modo il pubblico che ne godrà prossimamente sul piccolo schermo –, e succube di un immaginario retrivo che affonda le sue radici nel televisivo Sex and the City, punto di svolta in cui la narrativa per immagini d’oltreoceano comprese di poter giocare con l’amicizia al femminile per fidelizzare una nuova tipologia di pubblico, Book Club non ha reali ganci ai quali appigliarsi, e tira innanzi solo con la forza di un’idea: anche le donne che hanno superato i cinquant’anni provano desiderio erotico. Una scoperta rivoluzionaria, non c’è che dire, sulla quale per di più ci si limita a sciorinare banalità e ironia di grana grossa.
A risollevare almeno relativamente la situazione ci pensa il cast assemblato per l’occasione. È un piacere poter godere sullo schermo delle performance di quattro attrici tra loro estremamente diverse per temperamento, ego, voglia di mettersi in gioco, profondità espressive. Completandosi le une con le altre Jane Fonda, Diane Keaton, Candice Bergen e Mary Steenburgen sfoderano delle interpretazioni perfette per lo scopo, rimpallandosi addosso battute ai limiti del risibile che trovano un’inspiegabile – eppur labile – logica. Sono solo loro a reggere sulle spalle un film che per il resto merita di finire in breve tempo nel dimenticatoio, ennesima e stanca riflessione che riflessione non è sulla terza età, sulla solitudine della borghesia statunitense, sul ruolo della donna. Tutte sottotrame possibili che finiscono nel nulla, senza alcun tipo di approfondimento. Restano le attrici, una volta di più. E almeno una battuta: mentre parlano dell’assenza di sesso nella loro vita, le quattro si chiedono se Werner Herzog non abbia girato un film su tale argomento. Cave of Forgotten Dreams è la risposta…

Info
Il trailer di Book Club.
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