Butterfly

Butterfly è il racconto, tra documentario e ricostruzione finzionale, della prima donna ad aver fatto parte della nazionale di pugilato italiana alle Olimpiadi, a Rio nel 2016. Un racconto di ascesa, caduta e riscoperta di sé. Un film estremamente interessante firmato da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman.

Alle corde

Irma ha solo 18 anni, ma è già una campionessa di boxe. Il suo successo è un risultato notevole per una ragazza cresciuta in uno dei paesi più violenti del napoletano. Tuttavia più Irma riesce nel suo percorso sportivo, più si rivela fragile nel suo percorso interiore. Trascorre mesi nei ritiri di allenamento lontano da casa, sotto pressione e con enormi aspettative nei suoi confronti. Inizia ad insinuarsi in lei il dubbio se valga la pena o meno di rinunciare alla sua gioventù per i propri obiettivi. [sinossi]

Butterfly, che ha raggiunto le sale lo scorso 4 aprile dopo essere stato uno dei titoli selezionati per il “Panorama” italiano di Alice nella Città nell’autunno del 2018, rappresenta un’anomalia all’interno della produzione italiana, non solo contemporanea. Il film sportivo è sempre stato guardato con una certa diffidenza, o almeno riluttanza, nella filiera produttiva nazionale: lo testimonia anche Il campione di Leonardo D’Agostini, prodotto dalla Groenlandia di Rovere e Sibilia e nelle sale in contemporanea al film diretto a quattro mani da Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman. Se nel caso di D’Agostini lo sport su cui si concentra la narrazione è il calcio, Cassigoli e Kauffman focalizzano l’attenzione sulla boxe, spingendo un passo più in là l’approccio. La “Butterfly” del titolo infatti esiste anche nella realtà, è il soprannome con cui convive da anni Irma Testa, punta di diamante del pugilato femminile italiano e prima donna ad aver preso parte alle Olimpiadi sotto la bandiera tricolore in una delle discipline sportive maggiormente identificative dell’Italia (quasi cinquanta medaglie vinte nel corso dei decenni). L’avventura di Rio de Janeiro nel 2016 fu di breve durata, visto che Testa venne eliminata praticamente subito, ma questo non cambia la portata storica di ciò che avvenne.

In realtà Cassigoli e Kauffman non concentrano l’attenzione sui giochi olimpici, che pure aleggiano come uno spettro maligno in ogni singola inquadratura del film, fin da quell’incipit in cui Irma decide di abbandonare la casa di Torre Annunziata, la famiglia e gli affetti per entrare a far parte della squadra nazionale e iniziare il percorso che dovrà condurla in Brasile. Ci sono di fatto tre film in Butterfly, tutti e tre perfettamente connessi tra loro. C’è la preparazione all’evento, gli anni trascorsi a prepararsi al sogno dell’Olimpiade; c’è la già citata delusione dell’agone, la sconfitta bruciante e subitanea; e poi c’è il percorso di riscoperta di sé da parte della protagonista, il senso di una riappropriazione non solo di chi si è ma anche dello sport che si è scelto per esprimere questa personalità. È in questa terza parte, dominata da un’inevitabile incertezza – al contrario delle altre due, monolitiche nella loro essenza, di preparazione allo scontro e di scontro in quanto tale –, che il film trova le coordinate per raccontare non solo la storia di una sportiva, ma anche e soprattutto la storia di una ragazza, di una ragazza della provincia di Napoli.
La combattente Irma, la ragazza decisa e sfrontata che nella prima sequenza convince il suo maestro di pugilato (l’anziano e premuroso Lucio Zurlo) a farla guidare per le strade del comune nonostante sia ancora minorenne, è il simbolo a suo modo di una razza sempre sottomessa ma coriacea, che ha il diritto di provare a conquistare il mondo, anche attraverso le Olimpiadi se necessario. “Se torni qui e lasci la boxe puoi fare solo la sguattera”, la ammonisce la madre fotografando una tragica realtà.

Nel suo canonico percorso di ascesa, caduta e riscoperta del proprio desiderio intimo Butterfly acquista anche il valore di film di rivalsa, un atto di ridefinizione degli spazi, sociali e personali. Lo fa sfruttando a proprio favore le armi del documentario per portare a termine un’opera fortemente scritta e lavorata, smussata agli angoli ma senza timore di affrontare le spigolosità di un’esistenza che in un battito di ciglia, nelle scelte di un gruppo di giudici, può vedersi schiantata a terra o portata sugli allori. Come quei social network che fanno capolino in più di un’occasione per riverberare nell’aria il sentore di un giudizio eterno, dal quale non si può sfuggire e che bisogna imparare a combattere, come si fosse perennemente sul ring.
Nonostante la forte scrittura non si può non riconoscere uno sguardo onesto, in grado di cogliere le sfumature di un percorso umano adolescenziale che deve sfociare nella maturità. Un percorso in fieri, che non può avere una reale conclusione. Non ancora, come sottolinea prima dei titoli di coda la scritta che informa gli spettatori che Irma Testa si sta preparando per le Olimpiadi del 2020. Pronta a vincere, o a cadere ancora. Per rialzarsi, come nella vita.

Info
Il trailer di Butterfly.
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