Cineteca Anno Zero. Alla ricerca della sala perduta

Cineteca Anno Zero. Alla ricerca della sala perduta

In un comunicato ufficiale la Cineteca Nazionale informa che a partire dal 16 aprile inizierà la programmazione nella Sala Rocca, ospitale ma minuscolo spazio all’interno del MiBAC. A un mese e mezzo dalla dismissione del Cinema Trevi, tornato nelle mani della società Cremonini, una soluzione concreta sembra ancora lontana. Non addolcisce l’orizzonte neanche l’ipotesi ancora in piedi di gestire parzialmente la sala della Biblioteca Nazionale. Un disastro culturale di fronte al quale non si può voltare la testa da un’altra parte.

Da quando alla fine di febbraio il Cinema Trevi a vicolo del Puttarello ha chiuso i battenti (la proprietà, in mano al gruppo Cremonini, ha recesso il contratto d’affitto), la Cineteca Nazionale si è ritrovata senza un luogo di riferimento nel quale svolgere la propria attività di programmazione. Un casus belli che era nell’aria da tempo ma che è sembrato di colpo smuovere l’interesse di un buon numero di persone, per lo più indignate della perdita di un punto focale centrale per chiunque si interessi di cinema, per vari motivi e a vari livelli. La “promessa” di attivare nel giro di pochi mesi la sala della Biblioteca Nazionale a Castro Pretorio, rendendola idonea alla proiezione di film in 35mm, ha quasi immediatamente sedato le preoccupazioni, senza che la maggior parte delle persone si sia chiesta cosa questo spostamento potrebbe produrre, e in che modo potrebbe determinare una modifica nell’impatto della Cineteca nella vita quotidiana dei cinefili capitolini. Nel frattempo la Cineteca Nazionale ha proseguito, con ritmi ovviamente diversi dalla prassi precedente, a organizzare proiezioni, eventi, incontri, grazie agli accordi e ai rapporti di buon vicinato – se così si può definirli – con istituzioni presenti sul territorio cittadino quali la Casa del Cinema, il Palazzo delle Esposizioni, e il Palladium.
Oggi, con un comunicato ufficiale propagato anche attraverso i social network, la Cineteca Nazionale informa che “riprende le programmazioni. Dopo la chiusura del cinema Trevi, per anni la sede delle proiezioni delle pellicole conservate in Cineteca, si riparte il 16 aprile dalla Sala Rocca del MiBAC, nello splendido scenario di Santa Croce in Gerusalemme dove il Centro Sperimentale di Cinematografia ha organizzato l’anno scorso la rassegna “Per il cinema italiano”. La Sala Rocca ha 42 posti ed è una saletta di proiezione estremamente confortevole e tecnologicamente all’avanguardia. Le proiezioni saranno ad ingresso gratuito, fino a disponibilità di posti. Nei giorni dal 16 al 18 aprile la Cineteca organizzerà in questo spazio del Ministero un omaggio a Gillo Pontecorvo, artista del quale quest’anno ricorre (il 19 novembre) il centenario della nascita. Verranno proiettati i cinque lungometraggi da lui diretti e due documentari/interviste realizzati da Marco Turco e Lidia Ravera. La programmazione riprenderà dopo le feste, il 2 maggio, con modalità e cadenze che verranno tempestivamente comunicate”.

Ci si potrebbe lasciar andare a un naturale sospiro di sollievo nell’apprendere di questo comunicato, se non fosse che già durante la lettura qualche dubbio inizia a prendere corpo e a salire a galla. Per chi non fosse addentro alla materia, la succitata Sala Rocca è una delle tre salette di proiezione in dotazione alla sede centrale del MiBAC, a pochi passi da Porta Maggiore, San Giovanni e l’Esquilino. Il primo appunto che viene naturale fare riguarda proprio la collocazione: come si può pensare di poter gestire in modo adeguato e consecutivo uno spazio che è interno alla sede di un ministero della Repubblica, con orari e libertà di movimento giustamente controllati in maniera rigida? Anche sorvolando per un momento sull’esigua ampiezza della sala – il Cinema Trevi aveva oltre il doppio dei posti, la Sala Deluxe alla Casa del Cinema ne ha 124 e la sala del Palazzo delle Esposizioni addirittura 136 – in che modo si pensa di gestire il flusso di persone che dovrebbero muoversi per gli spazi ministeriali? Ma il vero cruccio riguarda un altro aspetto della vicenda. Al contrario di quanto forse l’opinione pubblica possa pensare, le salette del MiBAC sono tutt’altro che libere o inutilizzate. Anzi. Le tre salette sono quotidianamente occupate dalle diverse sezioni della Commissione per la revisione cinematografica (volgarmente nota come “Censura”), e in questo periodo dell’anno sono ancora più intasate dalla presenza legittima del comitato di selezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, che tradizionalmente la utilizza – al pari della Sala dell’Anica – per visionare i film che andranno a comporre il programma della kermesse.
È davvero credibile che si trovino i tempi e gli spazi adeguati per utilizzare al meglio la Sala Rocca, sempre distogliendo l’attenzione dal fatto di avere tra le mani una saletta dotata di tutti i confort e tecnicamente ineccepibile, ma inadeguata con ogni probabilità alle esigenze di una Cineteca?

Non si tratta di fare un processo alle intenzioni, e non deve essere questa l’occasione per stanare eventuali colpevoli. Le responsabilità culturali sono molte, diffuse, e non devono essere la scusa per regolamenti di conti interni o esterni. Se si solleva la questione, ed è il momento di sollevarla con forza, prima che la situazione degeneri fino a diventare ingestibile, è perché il sistema del cinema italiano nel suo complesso deve fare blocco e opporsi alla deriva nella quale si sta lasciando sprofondare la massima istituzione di conservazione e tutela del patrimonio cinematografico italiano. Le problematiche non sorgono oggi, ma affondano le radici negli anni, anni durante i quali si è cercato di portare a galla il fatto che già il Cinema Trevi sembrasse solo una soluzione di ripiego, uno spazio ricavato quasi per miracolo e sistemato nel modo migliore possibile, ma insufficiente rispetto alle reali esigenze.
La Cineteca è un patrimonio di tutta la nazione, e ovviamente dell’intera città di Roma, che pure per esempio sembra voltare le spalle fingendo di non essere a conoscenza della situazione. Non può il Comune di Roma sforzarsi di rintracciare una delle molte sale in disuso della città (e di proprietà del Campidoglio: si pensi ad esempio al Cinema Rialto in via IV novembre) per metterla a disposizione gratuitamente, e senza dover passare per ridicoli, e spesso tortuosi, bandi di gara? E non era possibile trovare altre collocazioni, anche in zone meno centrali di quelle prese in esame? Certo, non si può collocare la sala di una cineteca ovunque perché c’è la necessità di proiettare in pellicola, con tutto ciò che questo comporta da un punto di vista tecnico e di spazi nei quali operare, ma con uno sforzo collettivo questo non dovrebbe essere un ostacolo difficile da superare. Serve però una presa di coscienza, e un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze istituzionali in campo, per venire a capo di una vicenda che lambisce i confini tra tragico e grottesco. La Cineteca Nazionale non può non gestire una sala adeguata alla sua importanza, senza dover per questo prendere in prestito spazi a una biblioteca o a un ministero. La Cineteca Nazionale deve avere una sala – ma anche più d’una, si pensi alla Cinémathèque Française, con le sue quattro sale, ma anche alla Cinemateca Portuguesa o, per rimanere più vicini, al bolognese Cinema Lumière – per gestirla 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Una battaglia culturale che dovrebbe vedere unito tutto il cinema italiano, in ogni aspetto della filiera. Non sembra sia così, purtroppo.

Info
Il sito della Cineteca Nazionale.

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