Soil Without Land

Soil Without Land

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Presentato al Visions du Réel Film Festival 2019, Soil Without Land è la nuova opera del documentarista thailandese Nontawat Numbenchapol, che si occupa dello Stato Shan e della sua spinta indipendentista all’interno del regime del Myanmar.

È distante la Birmania?

Jai Sang Lod racconta, in voce off, come nel 2001 sia arrivato in un campo profughi in Birmania, al confine con la Thailandia, in fuga dai combattimenti tra l’esercito birmano e la minoranza Shan, e ha dovuto unirsi all’esercito dello Stato Shan per adempiere al servizio militare obbligatorio. Nontawat Numbenchapol lo ha filmato in questo momento cruciale della sua vita, poco dopo la morte di sua madre, costretto a lasciare i suoi giovani fratelli e sorelle per imparare la professione militare. [sinossi]

Lo Stato Shan occupa la regione più orientale della Birmania, è abitato da una minoranza etnica omonima che reclama la propria indipendenza rispetto alla Repubblica del Myanmar e per questo si è dotata di un esercito di liberazione spesso in conflitto con il governo centrale. La confinante Thailandia rimane poco più che indifferente, non riconosce come rifugiati politici i profughi dallo Shan. Molta gente da lì cerca comunque di varcare il confine per ricevere cure mediche o partorire nel paese limitrofo e il nuovo sovrano thailandese Rama X manda segnali di avvicinamento allo Shan State Army (SSA). Nontawat Numbenchapol segue l’addestramento di un soldato, Jai Sang Lod, reclutato dallo SSA, incontrato, come si dice nella scritta iniziale, nel momento in cui il suo stesso paese, la Thailandia, era sotto il regime golpista di una giunta militare. Soil Without Land, presentato al Visions du Réel Film Festival 2019, è la terza opera del filmmaker thailandese che già si era occupato di territori di confine, contesi tra stati limitrofi, con Boundary, in quel caso tra Thailandia e Cambogia, mentre in By the River aveva seguito un villaggio minacciato dall’inquinamento del fiume da cui trae la propria sussistenza.

La conversazione tra il regista e Jai Sang Lod rimane per tutto il film extradiegetica, scollegata alle immagini. Nontawat Numbenchapol non prende posizione, quello che emerge dal film non fa sconti a nessuno dei tre soggetti politici coinvolti, i governi di Myanmar e Thailandia e lo Stato Shan. Nemmeno l’elezione, nel primo di questi, di Aung San Suu Kyi ha portato benefici alla popolazione Shan, visto che, come si dice nel film, la leader della Lega Nazionale per la Democrazia rimane ancora soggiogata all’esercito birmano. Quello che interessa al regista è creare un’idea di territorio gabbia, in mezzo ai due fuochi. I soldati sono stati reclutati a forza e qualsiasi tentativo di fuga viene punito, come succede al soldato disertore tenuto in catene, che rimane isolato. Numbenchapol concede dei momenti di fuga, da e verso l’alto. Il cielo stellato, la luna, le visioni di un paesaggio verde, agricolo, o illuminato di notte.

Soil Without Land inizia con una ripresa di questo territorio agricolo, da un drone ad altezza elevata. Ci sta portando nello Stato Shan, per poi seguire sempre dall’alto il protagonista, attorno al quale non c’è più lo sfondo verde della scena precedente, ma un terreno fangoso segnato dalle tracce dei cingolati. Quindi Nontawat Numbenchapol riprende Jai Sang Lod in viso, mentre dorme e ne segue il risveglio, il rivestirsi e l’inizio della sua giornata, scena che si ripeterà più avanti. Mostra la vita nel villaggio, tra le galline, il protagonista che pesca, è dal barbiere o va al karaoke, i momenti di svago dei soldati fuori dall’addestramento, i falò notturni. La parte centrale di Soil Without Land riguarda l’allenamento militare e una successiva sfilata per il pubblico locale. Per quanto una milizia non regolare, lo SSA ricerca l’organizzazione, l’ufficialità, le ritualità e i formalismi di un vero esercito. C’è la litania nazionalista recitata dai militari prima del cibo, come una preghiera, e la canzone melodica patriottica, il divieto di sorridere mentre si marcia. Ma soprattutto le file ordinate, le simmetrie che Numbenchapol segue, i passi all’unisono, le schiere ordinate che riprende spesso con inquadrature frontali, tipiche dei film di guerra. Ma si tratta di simmetrie prefabbricate, ricercate, coreografate come si vede nella sequenza della messa in posa, con aggiustamenti progressivi, delle file di militari disposti in ginocchio attorno a due sedie in cui si sederanno le autorità. Come i film di guerra classici, Soil Without Land fa trapelare l’assurdità intrinseca, il carattere grottesco di ogni esercito che si prepara alla guerra, condannando al contempo divisioni, muri e non riconoscimento delle minoranze.

Info
La scheda di Soil Without Land sul sito di Visions du Réel.
  • Soil-Without-Land-2019-Nontawat-Numbenchapol-1.jpg
  • Soil-Without-Land-2019-Nontawat-Numbenchapol-2.jpg

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