Intimate Strangers

Intimate Strangers

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Intimate Strangers è il remake coreano di Perfetti sconosciuti, la commedia corale diretta da Paolo Genovese. Lo spostamento da Roma a Seul non condiziona in alcun modo la sceneggiatura, dimostrando così la replicabilità del soggetto. Un’operazione che trova una chiave d’accesso interessante solo in questo, ma che apre anche scenari inquietanti sull’omologazione del sistema capitalistico globale.

Copia carbone

La coppia composta da Seok-ho e Ye-jin invita i suoi amici più cari per una cena di benvenuto. Finiscono per giocare a un gioco in cui devono condividere tutti i nuovi messaggi in arrivo e le chiamate dei loro telefoni cellulari. Inizialmente leggiadro, il gioco diventa sempre più scomodo man mano che nascono verità nascoste, facendo sentire tutti come se fossero tra estranei. [sinossi]

C’è la tavola che accoglie i sette amici. Ci sono gli stessi modelli di telefoni cellulari (qualcuno in versione un po’ avanzata, ma tant’è). Ci sono gli stessi dialoghi, le stesse preoccupazioni, gli stessi segreti, più o meno. C’è la stessa borghesia, rappresentata con la stessa illuminazione, gli stessi tempi, gli stessi tagli di inquadratura, lo stesso montaggio. C’è perfino – e questo è l’aspetto più deteriore – la stessa scelta finale, quella di smentire in gran parte e in buona sostanza quanto detto e quanto fatto nel corso dell’ora e tre quarti precedente. Tutto falso e vero, tutto ancora segreto. Tutto uguale.
Intimate Strangers, che il Far East Film Festival di Udine ha accolto insieme al resto della ricca e stratificata pattuglia sudcoreana, è il remake di Perfetti sconosciuti, la commedia di Paolo Genovese che assalì con successo il botteghino nazionale, superando i diciassette milioni di euro di incasso nel 2016 (tra i film italiani quell’anno solo Quo Vado? seppe fare di meglio). Un successo così evidente e straripante che fece drizzare le antenne alle produzioni estere, che si informarono sui diritti in modo da allestire un remake. A oggi sono dieci i paesi mondiali che hanno rifatto – quasi tutti con una fedeltà sconvolgente – la trama ordita da Genovese con la collaborazione in fase di sceneggiatura di Filippo Bologna, Paolo Costella, Paola Mammini e Rolando Ravello. Dalla Grecia alla Spagna, dalla Russia alla Francia, da Bollywood a Pechino, dalla Turchia (con produzione curata da Ferzan Özpetek) all’Ungheria. Fino ovviamente alla Corea del Sud.

Non c’è davvero molto da dire su Intimate Strangers, se non lodare le interpretazioni di un cast sul quale spicca la verve attoriale di Yoo Hae-jin (Attack the Gas Station! e Jail Breakers di Kim Sang-jin, The Coast Guard di Kim Ki-duk, The Unjust di Ryoo Seung-wan, A Taxi Driver di Jang Hoon e 1987: When the Day Comes di Jang Joon-hwan), o soffermarsi sulla classica professionalità riscontrabile nelle produzioni provenienti da Seul e dintorni. Perché, come già accennato, il resto non è altro se non l’adattamento fedelissimo di un testo preesistente, senza forzature, senza alcuna volontà di metterlo in crisi o di scardinarne le dinamiche. Certo, la commedia si muove su territori vagamente più buffoneschi, ma è qualcosa che va a solleticare solo l’epidermide.
Aveva evidentemente ragione Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa, quando a La Stampa dichiarava “siamo letteralmente sommersi da richieste di diritti per i remake, arrivate da tutto il mondo, perché l’idea alla base della storia funziona a Roma, come a Tokyo, come a New York”. Qui però non si tratta solo dell’idea alla base – quella effettivamente vincente di mettere in gioco la dipendenza totale dai cellulari e dalla tecnologia da parte della nuova, ma anche non nuovissima, borghesia – ma di una vera e propria decalcomania. E allora non si può fare a meno di provare un brivido di orrore che scende lungo la schiena. La formattazione dell’immaginario, in qualche modo riscontrabile anche nel successo planetario dell’ultima avventura degli Avengers – e anche sulla fascinazione verso il concetto di fine della società contemporanea sarebbe lecito interrogarsi più di quanto si stia facendo in questi giorni –, fa sì che al di là delle differenze linguistiche ed etniche non ci sia davvero nulla da annotare. E non perché si indaghino i recessi della mente e del desiderio della borghesia: in quel caso si rifletterebbe sulle classi, e sulla loro decadenza. Nulla di tutto ciò. Si è solo uguali nella superficie, nel grande contesto globale della società del Capitale – e non è un caso che i remake finora abbiano riguardato o l’occidente geografico o quello economico. Un dato a suo modo agghiacciante. Per il resto il pubblico sudcoreano ha decretato il successo di Intimate Strangers, ma quello era prevedibile. In attesa del prossimo remake, eternamente uguale a se stesso, deprivato di senso dell’immagine e del contesto sociale. Ma tanto, con la cascata di milioni che pioverà, chi si preoccuperà di questo?

Info
Il trailer di Intimate Strangers.
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