Melancholic

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Presentato al Far East Film Festival 2019, Melancholic è un film indipendente giapponese, buona opera prima di Seiji Tanaka, regista e montatore, nonché di Yōji Minagawa e Yoshitomo Isozaki, produttori e attori. Una black comedy che in forma di storia di yakuza racconta un coming-of-age.

Che fai, smaltisci cadaveri?

Kazuhiko trova un impiego in un bagno pubblico ma il destino vorrà che questo sia anche il luogo scelto dalla yakuza per le esecuzioni. Quando il ragazzo lo scopre, verrà assegnato al turno di notte che comprende anche lo smaltimento dei cadaveri. [sinossi]

Già dalla prima scena di sgozzamento appare chiaro dove andrà a parare Melancholic. Il sicario della malavita che la esegue appare annoiato, svolge il suo omicidio come un atto di routine. Verso la fine una sparatoria porterà alle estreme conseguenze l’assunto del film. Laddove in una qualsiasi opera di genere gangster vedremmo fiotti di sangue sgorgare e deflagrare in aria al ralenti, qui tutti questi effetti grand guignol sono lasciati fuori campo, mentre l’unico sangue che si vede è quello finto, fatto con il ketchup, dell’omicidio simulato. Seiji Tanaka elabora con Melancholic, presentato al Far East Film Festival 2019, una black comedy dal meccanismo impeccabile, un romanzo di formazione, un coming-of-age confezionato nella veste di un film yakuza, ma grottesco, condito di umorismo macabro. Il regista fondamentalmente agisce come il suo protagonista che deve spazzare via il sangue, ripulire il bagno, far tornare le piastrelle perfettamente bianche. Così il film deve tornare a essere una comedy of manners ogniqualvolta la sua struttura narrativa si sporchi di sangue imbevendosi di yakuza eiga. Un film che funziona proprio nei suoi cambi di destinazione d’uso come il locale che da bagno pubblico viene adibito a un’altra attività, l’eliminazione dei corpi sgraditi. Melancholic si avvicina molto, pur involontariamente, al film russo del 2010 A Stocker di Aleksey Balabanov di cui condivide l’assunto narrativo di base, anche in chiave di pretesto. Lo smaltimento dei cadaveri affidato non a uno sgherro ma a un soggetto compiacente, che serve a scoperchiare un mondo, a diventare metafora della perdita di valori, di una decadenza della cultura contemporanea, come direbbe Woody Allen cui il film giapponese guarda espressamente.

Con Melancholic Seiji Tanaka racconta nulla di più che l’ingresso nel mondo del lavoro, e della vita con i primi innamoramenti, di un ragazzo, Kazuhiko, la sua vita in famiglia, le sue rimpatriate con i compagni. Quelle riunioni dove ci si raccontano le rispettive carriere lavorative, scoprendo che i propri coetanei hanno fatto più strada secondo una sindrome alla Woody Allen, nell’inizio di Io e Annie vedendo i compagni delle elementari. Kazuhiko è un ragazzo che, dopo la laurea pur conseguita in una prestigiosa università di Tokyo, accetta un lavoro umile. L’impatto con la vita vera, con la necessità di trovare i mezzi di sostentamento, rappresenta solitamente un trauma per i giovani giapponesi, anche per le enormi pressioni sociali e famigliari che subiscono a proposito. Non ne è esente Kazuhiko che però affronta il tutto con stoicismo e autoironia alleniane. La struttura narrativa di genere sembra a volte voler prendere il sopravvento, come quando si profila l’ordine di eliminare il protagonista, ma sempre il regista riesce a mantenere un equilibrio. E nel rapporto tra Kazuhiko e Matsumoto, il collega tinto di biondo, si crea una situazione di amicizia virile con la struttura del buddy film, come fossero due impiegati nello stesso ufficio in un normale lavoro. I due personaggi rappresentano poi il contraltare con i vecchi, il boss yakuza e il proprietario del bagno, il capoufficio, in un ideale dialettica generazionale. Da loro e dalle loro scelte aziendali dipende il destino dei giovani.

Opera fresca di un regista che ha studiato negli Stati Uniti, indipendente, autoprodotta dal collettivo One Goose, costituito dal regista stesso con Yōji Minagawa, che nel film fa Kazuhiko, e Yoshitomo Isozaki, che nel film è Matsumoto. E opera che mostra una raffinata regia, che fa uso di camera a mano, spesso dei classici ‘tatami shot’, per esempio a livello del pavimento del bagno, e di swish pan. Seiji Tanaka dichiara il suo amore per Woody Allen, e in fondo con Melancholic si prende, come cinema giapponese, una rivincita, o una vendetta yakuza, per come il grande autore newyorkese aveva messo alla berlina i film di genere nipponici all’inizio della sua carriera, ridoppiando la pellicola Key of Keys e trasformandola in Che fai, rubi?. In fondo Tanaka fa un’operazione simile, lavorando sul canovaccio di un genere classico che riadattata in qualcos’altro.

Info
Il trailer di Melancholic.
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