The Crossing

The Crossing

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La trentacinquenne cinese Bai Xue esordisce alla regia con The Crossing, coming of age incentrato sulla sedicenne Peipei e sul confine ancora esistente tra il mondo “cinese” e quello “hongkonghese”. Al Far East di Udine dopo la presentazione a Toronto e Pingyao.

Età di confine

Peipei, 16 anni appena compiuti, vive a Shenzhen con la madre ma ogni giorno supera il confine cinese per andare a scuola a Hong Kong, dove vive il padre cui è molto affezionata e dove vive anche la sua migliore amica, con cui sta progettando di andare in vacanza in Giappone. Per mettere da parte i soldi necessari, ma soprattutto per sentirsi adulta e parte di un contesto, la ragazzina inizia a fare il corriere di iPhone di contrabbando, dapprima un po’ per caso e poi con maggior convinzione… [sinossi]

Presentato lo scorso anno al Festival di Toronto e al Festival di Pingyao, e approdato per l’anteprima italiana al Far East di Udine, The Crossing è un esordio pregevole. La regista cinese Bai Xue mette in scena un coming of age peculiare che sconfina nel genere – cosa non troppo usuale visto che la protagonista è una ragazzina e non un maschio che entra in un’attività criminale – e che risulta stilisticamente maturo e centrato, proteso com’è a esprimere in ogni modo il mondo interiore e le percezioni di Liu Zipei, detta Peipei (la brava e graziosissima Huang Yao). Colpisce positivamente, poi, il fatto che l’action – in cui nella parte centrale del film ci si addentra sempre più – resti comunque laterale, non determinante da un punto di vista psicologico. Più rilevante è il perenne attraversamento del confine in varie accezioni, con se stessi e nel mondo reale, mentre a ben vedere il mercanteggiare iPhone da Hong Kong alla Cina è per la protagonista un contesto come un altro in cui poter agire ritagliandosi un’identità, utile soprattutto a sentirsi finalmente parte di qualcosa di concreto e strutturato (e avvertito come più sensato della quotidianità scolastica o della propria famiglia smembrata e di certo non benestante) e a testare le proprie reazioni rispetto a una serie di stimoli prima di allora sconosciuti. E che fanno sentire Peipei grande, indipendente, accettata, eccitata e poi in pericolo.

Girato con mano decisa, The Crossing dall’inizio alla fine racconta come si sente una giovane adolescente la cui vita è divisa tra uno Stato e una città-Stato, ma che soprattutto è in prossimità di quell’età adulta in cui dovrà cavarsela da sola. Scrutatrice attentissima, molto più sveglia di quanto non possa apparire, la piccola Peipei – divisa scolastica d’ordinanza e coda di cavallo – è il vero occhio del film: se l’aula della scuola che svogliatamente frequenta è sfuocata è perché non le interessa, se le onde del mare vengono inquadrate è perché sta passando una giornata fuori dal comune, se suo padre si riflette su di un vetro è perché tra loro si è creata una distanza che la mette a disagio. La scelta di focalizzare l’attenzione totalmente sulla protagonista è dichiarata in tre fermi immagine in cui la regista evidenzia quanto ogni fotogramma sia teso a esprimere, a trasmettere sensazioni ed elaborazioni mentali più che a portare avanti una vicenda che, volutamente, non ha apici narrativi eclatanti, con grandi colpi da mettere a segno o svolte criminali di chissà quale portata. Se c’è una svolta è più che altro personale, finalizzata a chiudere emotivamente la traiettoria della ragazzina, passata dalla mimesi ammirata verso la migliore amica agiata alla costruzione di un’esperienza tutta sua, cui nessuno ha accesso, dapprima vissuta in maniera istintivamente comportamentale poi più sentimentale. Peipei, e con lei il film, attraversano anche il confine che va dalla reattività adolescenziale al coinvolgimento più consapevole, non ancora una scelta adulta e meditata ma comunque fondamentale per gettarne le basi.

In barba ai doveri dell’action, The Crossing si prende così il lusso di divagare, di frammentare le situazioni a seconda del senso che assumono per la ragazza, mantenendo nonostante questo il brivido della suspense nei momenti di maggiore incertezza e tenendo quindi le fila di più tracciati senza mai perdere di vista il vero centro dell’interesse, che resta il cambiamento di Peipei da bambina a giovane donna. Inquadrando con gusto e soprattutto coscienza ogni elemento in scena, dai primi piani ai grattaceli di Hong Kong, la regista firma una piccola opera dal tratto stilistico deciso, ponendo ottime premesse per gli sviluppi successivi del proprio percorso. Tralasciando il finale fin troppo riappacificato, The Crossing riesce a creare poi un ponte tra la dispersione di una Cina di confine affascinata dal denaro e in crisi di identità e la dispersione di segni ed emozioni che contraddistinguono l’adolescenza e che l’adolescente ha il difficile compito di organizzare sensatamente. Come se questi due mondi apparentemente tanto distanti avessero invece molto in comune.

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Il trailer di The Crossing.

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