Reside

Reside è il nuovo film di Wisit Sasanatieng, tra i nomi di maggior spicco della new wave thai di fine anni Novanta. Qui si mette a servizio di un horror prevedibile ma elegante, racconto di possessioni tutto ambientato in una villa immersa nella foresta. Al Far East di Udine.

L’esorcisthai

In una villa remota e isolata, conosciuta come Infinity Spiritual Center, la proprietaria e i suoi discepoli (due uomini e tre donne), che la chiamano “la Signora”, si riuniscono e intonano un canto per risvegliare un cadavere misterioso. Durante il rituale, ad accettare l’invito è invece una famiglia di fantasmi errabondi, composta da una coppia con la figlia. Inizia l’esorcismo e anche la Madre, che è la più forte ed esperta, viene sopraffatta. Nessuno sa chi sarà la prossima vittima. [sinossi]

Se pensate di approcciarvi a Reside con la speranza di imbattervi in un horror originale, in grado di lavorare sugli schemi del genere senza venirvi risucchiato all’interno, il consiglio è quello di desistere dall’impresa e dedicarvi ad altro. Non c’è un solo aspetto di questa storia di possessione, spiriti maligni e luoghi chiusi, che non sia stato già sviscerato in lungo e in largo nel corso della storia del cinema, a partire proprio dalla sterminata produzione thailandese. Va detto che Wisit Sasanatieng, tra i nomi indispensabili per chiunque sia interessato ad approfondire la Settima Arte a Bangkok e dintorni – insieme ad Apichatpong Weerasethakul, Pen-ek Ratanaruang, Nonzee Nimibutr e il principe Chatrichalerm Yukol – non si è finora mai approcciato al genere duro e puro con il cipiglio dell’innovato, tutt’altro. La dimostrazione la si rintraccia anche in un altro film presentato anni fa al Far East Film Festival, la ghost-story in odor di gotico britannico The Unseeable, sua opera terza dopo i folgoranti e deliranti Le lacrime della tigre nera (che potè contare perfino su una distribuzione nelle sale italiane, miracoli di tempi perduti e lontani) e Citizen Dog. Per quanto Senior, visto a Udine nel 2016, tentasse di aggiornare quantomeno le tematiche, l’impressione è che Sasanatieng si approssimi all’horror con rispetto ossequioso, quasi che il venir meno alla regole del genere potesse comportare problemi non troppo dissimili a quelli cui vanno incontro coloro che effettuano malamente un rituale.

Proprio attorno a un rito di evocazione e resurrezione ruota la vicenda narrata in Reside, a sua volta presentato sullo schermo del Teatro Nuovo Giovanni da Udine. Una rinomata medium, che gestisce un centro spirituale nella villa di sua proprietà completamente immersa nei boschi – “le foreste sono attraversate dagli spiriti, e noi vi siamo proprio in mezzo”, afferma candidamente –, convoglia tutti i suoi adepti per riportare in vita un cadavere di cui non si sa nulla, del tutto coperto dal bendaggio a mo’ di mummia e legato a un tavolo rettangolare. Ovviamente qualcosa va storto, e nella grande e lugubre magione si insediano tre spiriti maligni, quelli di una coppia e della loro figlioletta. La prima a soccombere sotto l’insidia della possessione demoniaca è proprio la padrona di casa, che i discepoli chiamano rispettosamente “la Signora”, evento che lascia tutti gli altri nel panico più totale, fino all’arrivo (in ritardo) di Dej, figlio della medium e suo erede, sia immobiliare che spirituale.
Il resto del film, come ampiamente prevedibile, vede tutti i personaggi costretti a fronteggiare il pericolo di venire posseduti. E tutti, in un modo o nell’altro, dovranno anche specchiarsi nelle proprie memorie, nel passato che è l’habitat degli spiriti e racchiude al proprio interno tutte le paure, i desideri e i rimpianti degli esseri umani.

Sasanatieng non è uno sprovveduto, e per quanto lo sviluppo narrativo di Reside, di cui firma anche la sceneggiatura, non presenti elementi di particolare interesse per lo spettatore, l’eleganza della sua messa in scena sopperisce a parte consistente delle mancanze del film. Giocando con la rappresentazione demoniaca – con riferimenti anche ai posseduti de La casa di Sam Raimi – il regista thailandese smaschera il rigore delle sue inquadrature con il movimento spastico dei demoni, saltellanti, sbilenchi, inadatti a regole di qualsiasi tipo. Nulla di rivoluzionario, questo è certo, ma la conferma di un talento visivo poderoso, e perfettamente consapevole. Proprio questa considerazione aumenta i rimpianti dei suoi esordi, quando vedevano la luce creature liberissime, anarcoidi, colorate e stupefacenti. Ma si sa, i rimpianti sono spiriti, e vivono in mezzo a noi. Prima di possederci.

Info
Il trailer di Reside.
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