Litigante

Litigante

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Film d’apertura della Semaine de la Critique al Festival di Cannes, Litigante è il secondo lungometraggio del colombiano Franco Lolli, uno struggente melodramma familiare con in scena la vera madre del regista, malata di cancro. Una sorta di film di finzione veritiero, dove si mescolano anche elementi biografici della produttrice Sylvie Pialat, vedova di Maurice.

Elle va mourir, la mamma

A Bogota, Silvia, madre e avvocato, senza un compagno che la aiuti a crescere suo figlio, è sotto accusa per un caso di corruzione all’interno dell’amministrazione pubblica. Alle sue difficoltà professionali si aggiunge un’angoscia più profonda: sua madre Leticia è gravemente malata di cancro. In tutto questo, Silvia finisce coinvolta anche in una relazione sentimentale, dopo anni di solitudine affettiva. [sinossi]

Si hanno sempre delle difficoltà preliminari di fronte a dei film che mettono in scena in maniera diretta, quasi senza pudori, la morte di un familiare, la malattia senza speranza. Diventa per forza un terreno minato, in cui è facile scivolare sul piano dell’oscenità dei sentimenti, dell’impudicizia affettiva. Eppure, forse miracolosamente, il regista colombiano Franco Lolli riesce a evitare in Litigante, film d’apertura della Semaine de la Critique al Festival di Cannes, di inciampare lungo questi ostacoli, probabilmente perché in scena c’è la sua stessa vita, la sua stessa mamma, che recita accanto a un’altra attrice non professionista (la scrittrice colombiana Carolina Sanín) che interpreta sua figlia, una madre che è davvero malata di cancro così come si vede nel film. La sincerità, insomma, non manca. Ma sarebbe stato anche ipotizzabile che l’eccesso di sincerità potesse condurre a una perdita di controllo, a un melodramma strappalacrime, a un eccesso di generosità sentimentale. E, se questo non accade, lo si deve alla chiave fondamentale di lettura che Lolli ha scelto di adottare per il suo Litigante, la formula del litigio per l’appunto, del conflitto familiare ininterrotto, dei risentimenti e dei non detti che non hanno mai fine all’interno di ogni famiglia e che ci si rinfaccia anche in punto di morte.

La vita di Silvia è infatti costellata di contraddizioni laceranti: odia sua madre ma non può non amarla soprattutto al cospetto della sua malattia, svolge un lavoro nella pubblica amministrazione che crede di una qualche utilità ma si ritrova messa sotto processo, si scontra con un giornalista che la attacca per i suoi problemi legali e poi si innamora di lui, maltratta sistematicamente la sorella minore ma in fin dei conti non può stare senza di lei. Lolli ci mostra dunque in Litigante la vita per quella che è, impossibile da controllare nei sentimenti privati e nelle pubbliche virtù, in fin dei conti insensata, una vita sempre pronta a morire e a lasciarci (la madre di lei) e sempre pronta a rinascere con rinnovato entusiasmo (il figlio di lei). E poi, basta un lettone in cui di sera ci si ritrova insieme tutti sdraiati davanti alla TV (Silvia, sua madre, sua sorella e suo figlio), silenti, ciascuno perso nei suoi pensieri, per capire che la vita non è che altro che essere costretti a convivere insieme a qualcun altro, per non sentirsi totalmente soli.

Per raccontare tutto ciò, Lolli adotta in Litigante uno stile registico semplice, diretto, lineare, trasparente, privo di fronzoli e quasi privo di musica, ad eccezione di alcuni momenti di repertorio, come nella scena del funerale con l’Adagio di Albinoni. In questo, ma anche nella scelta di limitare il più possibile il novero degli attori professionisti (l’unica è la sorella minore di Silvia, Alejandra Sarria), sembra di rintracciare una non troppo lontana filiazione dal cinema di Maurice Pialat. Non è un caso, infatti, che la produttrice del film sia la vedova del cineasta francese, Sylvie, e che proprio nel percorso accidentato della protagonista siano rintracciabili alcuni elementi della vita di lei, come per una sorta di doppia linea autobiografica, quella del regista e quella della produttrice, per una specie di radicale finzione veritiera, in cui tutto è ricostruito ma tutto è tremendamente vero. E del cinema di Pialat, di questo maestro recentemente omaggiato nel corso della scorsa edizione del Festival di Roma, si ritrovano in Litigante gli inesausti furori esistenziali, la voglia incessante di stare insieme anche – se non soprattutto – quando non ci si sopporta più, quando si risulta odiosi gli uni agli altri, come accade ad esempio in Nous ne vieillirons pas ensemble (1972), dove il litigio diventa una estrema forma di sopravvivenza, un modo per sentirsi ancora vivi.

Info
La scheda di Litigante sul sito della Semaine de la critique.
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