The Climb

Esordio alla regia per l’attore italo-americano Michael Angelo Covino, The Climb è un buddy movie sotto forma di commedia che si riappropria dell’understatement tipico dell’indie. Molto piacevole e a tratti molto divertente, anche se in fin dei conti troppo esile. In concorso in Un certain regard a Cannes.

Amici mai

Kyle e Mike sono da sempre migliori amici, finché Mike non rivela a Kyle durante una scalata in bicicletta di aver dormito con la fidanzata dell’amico e sua promessa sposa. Ma i due ritorneranno e resteranno amici. [sinossi]

È abbastanza curioso che il Festival di Cannes sia riuscito ad appropriarsi e abbia scelto di mostrare, in concorso in Un certain regard, un film tipicamente da Sundance come The Climb, esordio alla regia dell’attore italo-americano Michael Angelo Covino. Forse potrebbe essere questo un segnale da parte del festival della volontà di tornare a volgersi al cinema americano meno schematico, o magari più semplicemente si tratta di una semplice casualità. Fatto sta che The Climb rinverdisce i codici tipici dell’indie americano degli anni Novanta, già riaggiornati di recente nel genere mumblecore (come ad esempio Computer Chess) e con sempre presente, come nume tutelare, Woody Allen.
Covino, oltre a essere interprete e regista, è anche co-sceneggiatore, accanto a Kyle Marvin, in scena pure lui, nei panni dell’amico. I due formano quindi una coppia comica basata su tradimenti e allontanamenti di vario genere, dove in mezzo vi sono sempre – naturalmente – delle donne.

Covino mostra da subito di avere delle ambizioni registiche e di non volersi limitare a una regia che piattamente registri i dialoghi e le situazioni messe in scena in fase di sceneggiatura: lo dimostra già nella prima sequenza in cui i due protagonisti scalano in bicicletta una strada di montagna in Francia e si ritrovano a litigare perché Mike (Covino), facendo leva sulle sue migliori condizioni atletiche e quindi sulla possibilità di andarsene in fuga, rivela a Kyle (Marvin) di aver fatto sesso con la fidanzata di lui. La scena – tutta in piano-sequenza – rivela da subito quale sarà la linea estetico-narrativa del film: divisione in blocchi e in capitoli che vanno a prendere un frammento, girato di solito in un’unica inquadratura, della vita dei due. In tal senso, il momento forse più alto dal punto di vista registico viene raggiunto nella scena della vigilia di Natale in cui la camera parte dalla cantina in cui Kyle sta parlando con la sua nuova ragazza, sale in salone e in cucina dove ci sono tutti i suoi parenti, poi esce in attesa dell’arrivo di Mike (invitato dalla madre di Kyle perché dopo il tradimento è rimasto solo e non ha più nessuno) e quindi rientra di nuovo nella villetta, dopo aver sapientemente indugiato in esterno davanti alle ampie finestre, a mostrare in maniera entomologica e virtuosistica i movimenti dei personaggi.

Il limite, però, di The Climb viene ben presto alla luce, ed è quello di una scrittura che sta troppo addosso ai due, che torna circolarmente sugli stessi temi (a partire, ovviamente, da quello del tradimento) e che si fida troppo delle doti attoriali dei protagonisti, ed è anche quello di una regia che alla lunga finisce per ripetersi, reiterando il meccanismo virtuosistico dei movimenti di macchina senza riuscire a operare un crescendo paragonabile a quello della sequenza natalizia.
In tal senso, allora, The Climb appare come un film piacevole, spesso molto divertente, ma anche vagamente estenuante, perché ripetitivo nelle dinamiche e alla lunga privo di guizzi. Va detto che comunque il film di Covino resta un film interessante e il suo regista e attore è sicuramente da tenere d’occhio.

Info
La scheda di The Climb sul sito del Festival di Cannes.

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