Zombi Child
di Bertrand Bonello
Con Zombi Child Bertrand Bonello sembra portare avanti il percorso già intrapreso in Nocturama, legando la messa in scena dell’adolescenza con la morte e la fine della civiltà. Stavolta a occupare il cuore del discorso è il rituale voodoo. Al Festival di Cannes all’interno della Quinzaine des réalisateurs.
Ho canticchiato con uno zombi
Haiti, 1962. Un uomo è riportato in vita dal mondo dei morti per essere costretto a lavorare nell’inferno delle piantagioni di canna da zucchero. Ora è uno zombi. 55 anni più tardi, nel prestigioso collegio della Legion d’Onore a Parigi, un’adolescente haitiana confida alle sue compagne di scuola il segreto che danna la sua famiglia. Non può immaginere che questi misteri spingeranno una delle sue amiche, in preda a un dolore sentimentale, a commettere l’irreparabile. [sinossi]
Zombi Child segna il ritorno a Cannes del “figliol prodigo” Bertrand Bonello, a tre anni di distanza dal gran rifiuto con cui il Festival non accolse Nocturama. Il paese era ancora scioccato dall’attentato al Bataclan, e mostrare dei normalissimi adolescenti progettare e mettere a punto l’esplosione di bombe in giro per Parigi venne ritenuto poco adatto. Un errore madornale, non solo per la qualità del film di Bonello ma anche per l’indispensabile ruolo dialettico che un festival dovrebbe svolgere nei confronti del pensiero comune, dell’ideologia dominante, della politica sia essa sociale, economica o culturale. Sono trascorsi tre anni da allora e dunque Bonello è potuto tornare sulla Croisette, seppur non in concorso dov’era ospite abituale (lì fu possibile incontrare Tiresia, L’Apollonide: Souvenirs de la maison close e Saint Laurent) ma alla Quinzaine des réalisateurs nel primo anno in cui la sezione collaterale ha come delegato generale Paolo Moretti. A giudicare dalle ovazioni che hanno aperto e chiuso la proiezione ufficiale si può dire che lo strappo – se mai c’è stato realmente – tra Bonello e il mondo del cinema francese è risanato una volta per tutte.
Sono molti i punti di contatto che Zombi Child ha non solo con Nocturama ma anche con lo splendido cortometraggio Sarah Winchester, opéra fantôme, sempre del 2016. Dal primo riprende il discorso sull’adolescenza, sull’indottrinamento, sul nichilismo e sull’atto puramente egoistico; dal secondo invece la necessità di ragionare sul linguaggio cinematografico attraversando i suoi codici più rigorosi, a partire ovviamente dalla messa in scena del genere.
Zombi Child è un horror, e non potrebbe essere altrimenti. Lo è fin dall’incipit, nella Haiti del 1962 – nel pieno della dittatura di François “Papa Doc” Duvalier –, quando viene mostrato come la magia nera conduca un uomo in uno stato di non morte, trasformandolo in uno zombi. Ma anche qui, immediatamente, Bonello scarta allargando la visuale: lo zombi viene riportato in vita solo ed esclusivamente a uno scopo, quello di farlo lavorare come schiavo nelle piantagioni di canna da zucchero. Uno schiavo che non si ribella, non ha bisogno di cibo, non deve essere in alcun modo salariato, non si stanca mai. Il Capitalismo nella sua forma più selvaggia. L’orrore diventa immediatamente contrappunto alla lettura politica, in uno schema che ha visto in più occasioni il vudù sfruttato come escamotage narrativo (si pensi al clamoroso Il serpente e l’arcobaleno di Wes Craven, che sfruttava il voodoo-movie per mettere alla berlina la dittatura di Duvalier). Nello spostare poi in avanti le lancette del Tempo, approdando alla contemporaneità, Bonello rincara la dose, sfruttando come ambientazione un collegio femminile esclusivo riservato a figlie e nipoti di coloro che hanno ricevuto la Legion d’Onore. Dalle sordide piantagioni dunque ci si sposta nel luogo in cui studiano i parenti delle persone che hanno ottenuto il massimo riconoscimento possibile in terra francese. La crème de la crème della società.
In questa scelta dicotomica, che perdurerà per l’intera durata del film – in un andirivieni spazio-temporale non sempre gestito nel migliore dei modi – Bonello dichiara senz’ombra di dubbio anche alcuni dei suoi riferimenti cinematografici. La sua Haiti, con quel chiaroscuro all’orizzonte e il verde della foresta che diventa nero pece, è figlia delle suggestioni di Ho camminato con uno zombi di Jacques Tourneur, uno degli apici delle produzioni RKO sotto l’egida di Val Lewton. La sua Parigi collegiale e al femminile guarda negli occhi il Dario Argento di Suspiria molto più di quanto abbia fatto lo scorso anno Luca Guadagnino con il suo remake, ma occhieggia anche ad alcune soluzioni da teen-movie di John Carpenter all’epoca di Halloween. Se si considera come la seconda parte di Nocturama riverberasse al proprio interno riflessi di Zombi di George Romero si può comprendere come l’ambizione sia alta, sia da un punto di vista narrativo che di politica delle immagini.
Purtroppo Bonello, che nella prima metà di Zombi Child lascia con il fiato sospeso lo spettatore, sia per l’intelligenza del discorso – le lezioni sulla Rivoluzione Francese e la sua supposta eredità, nei fatti smentita da uno Stato democratico che ne ha tradito gli ideali sembrano supporre una lettura teorica ben precisa – che per la qualità della narrazione e ancor più della regia, forse ai massimi livelli per quel che concerne il cineasta transalpino, di punto in bianco smarrisce la via, e si perde in una serie di rivoli non solo secondari ma anche poco necessari. La ragazzina che funge anche da voce fuori campo con le sue lettere aperte al ragazzo spagnolo di cui è innamorata e che dovrebbe incontrare di lì a un paio di settimane, vede tutto il suo potenziale ridotto a mero elemento orrorifico, con tanto di possessione da parte del malefico Baron Samedi, il “traghettatore dei morti”, uno degli spiriti più potenti del Vodun.
Persa la riflessione teorica da un lato, abbandonata la metafora politica che pure tornerà con fin troppo lapalissiana precisione prima dei titoli di coda, e depotenziata anche la suggestione teen, con i personaggi che non acquistano mai una completa rotondità restando meccanismi di un ingranaggio, Zombi Child evapora, o per lo meno si dimostra molto più vacuo di quanto fosse lecito aspettarsi. Certo, l’eleganza della messa in scena di Bonello sopperisce alle debolezze strutturali e riesce a tenere desta l’attenzione, ma l’impressione di trovarsi di fronte a una splendida occasione quasi completamente gettata alle ortiche rimane, e si fa sempre più persistente.
Info
Zombi Child sul sito della Quinzaine des réalisateurs.
- Genere: horror, teen movie
- Titolo originale: Zombi Child
- Paese/Anno: Francia | 2019
- Regia: Bertrand Bonello
- Sceneggiatura: Bertrand Bonello
- Fotografia: Yves Cape
- Montaggio: Anita Roth
- Interpreti: Adilé David, Katiana Milfort, Louise Labèque, Mackenson Bijou, Mathilde Riu, Ninon François, Wislanda Louimat
- Colonna sonora: Bertrand Bonello
- Produzione: Les Films du Bal, My New Picture
- Durata: 103'



Cannes 2019
Festival di Cannes 2019 – Presentazione
Cannes 2019 – Minuto per minuto
Quinzaine des réalisateurs, annunciato il programma
Suspiria
Halloween – La notte delle streghe
Zombi
Intervista a Bertrand Bonello
Sarah Winchester, opéra fantôme
Nocturama
Suspiria
Saint Laurent
L’Apollonide