Diary of a Nurse

Diary of a Nurse

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Il cinema, la rivoluzione, il sentimento. Nel 1956, mentre Mao stava per lanciare il Grande balzo in avanti, un film come Diary of a Nurse di Tao Jin raccontava, ingenuamente ma sinceramente e in modo appassionato, come si potesse forgiare il nuovo spirito degli uomini – ma più ancora delle donne – di buona volontà. Presentato in versione restaurata a Cannes Classics.

Passerà, l’egoismo passerà

Suhua, una giovane donna diplomatasi come infermiera a Shanghai, parte volontaria nelle “aree di confine” nella zona a nord est della Cina. Come conseguenza, lascia a Shanghai il suo ragazzo e abbandona la confortevole vita cittadina. Dando tutta se stessa nella costruzione di un complesso di fabbriche e di una gigantesca comune, Suhua si rende conto che è questa la vita che vuole fare contribuendo alla fortificazione della rivoluzione. [sinossi]

Presentato in versione restaurata nell’ambito del China’s Classic Film Restoration Program – il restauro è stato effettuato dal laboratorio bolognese de L’immagine ritrovata -, Diary of a Nurse di Tao Jin è stato selezionato a Cannes Classics, affiancando così l’altro titolo cinese ospitato a Cannes 2019 in questa sezione, The Horse Thief.
Diary of a Nurse è un film del 1956 e dunque è storicamente situato in quella fase in cui la Cina maoista stava assecondando la destalinizzazione dell’URSS con la Campagna dei cento fiori, in cui tutti – intellettuali e non – erano chiamati a dare suggerimenti e, volendo, anche a fare critiche, al regime maoista; una fase che poi, subito dopo, avrebbe preso il volto opposto, quello della Campagna anti-destra, in cui fu messa in opera la persecuzione di chiunque si trovasse alla destra del Partito, e dunque tra questi anche molti di quelli che si erano esposti nella campagna precedente.
Al contempo, sempre per restare ancora un po’ sul piano storico, quale premessa indispensabile per un film come Diary of a Nurse, stava per arrivare la fase del Grande balzo in avanti, il piano economico che intendeva far saltare velocemente il paese dal sistema rurale tradizionale a quello industrializzato, piano che fu messo in pratica – provocando una serie di disastri – dal ’58 al ’61, ma che venne anticipato da una serie di tentativi in tal senso, risalenti più o meno al periodo tra il ’53 e il ’56, che videro processi di collettivizzazione e costruzioni di comuni di lavoratori, una fase questa che venne detta, a posteriori, Piccolo balzo in avanti.

Diary of a Nurse incrocia tutti questi movimenti storico-sociali e ne è evidentemente il riflesso sotto forma di racconto cinematografico, di racconto estremamente ottimista e naturalmente di propaganda, anche se non nasconde contraddizioni e incongruità.
Protagonista del film è Suhua, una ragazza di Shanghai che si è diplomata come infermiera e che, per voglia di conoscere il suo Paese, sceglie di andare a praticare in una delle “aree di confine” sottosviluppate invece di restare a Shanghai come vorrebbe il suo fidanzato medico. Lì si confronta da un lato con gli operai rivoluzionari che stanno costruendo una immane concentrazione di fabbriche e di comuni operaie, dall’altro con una egoista coppia piccolo-borghese composta da un medico e da un’altra infermiera (che è speculare a quello che potrebbe diventare il rapporto di lei con il suo fidanzato), dall’altro ancora con un silenzioso servitore che è il rappresentante della Cina plurimillenaria, quella confuciana e fatalista. E lei, che rispetto al suo uomo era già ben disposta, scopre le vere virtù rivoluzionarie, facendo affidamento sulla sua precipua caratteristica di essere una donna di buona volontà, un’anima semplice, una candide che – al contrario di quel che accade in Voltaire – riesce a portare (più o meno) tutto o tutti verso il bene.
In particolare, Suhua lavora di fioretto con la coppia piccolo-borghese e riesce a condurla sulla buona strada, scardinando così – per via delle necessità propagandistiche – un meccanismo classico di commedie e tragedie, vale il ruolo dell’antagonista del protagonista.

Questo perché Diary of a Nurse potrebbe essere definita una commedia con venature rivoluzionarie e con una misurata dose di propaganda, che emerge prima nel confronto con la coppia piccolo-borghese, poi soprattutto nel conflitto finale con il fidanzato di lei. Questi si rifiuta di pensare che si possa vivere lontano da Shanghai, è abituato a vivere in città, gli piace la bella vita ed è convinto che le donne debbano fare quello che dicono gli uomini. Ecco che allora, nel suo allontanamento, si allude proprio alla Campagna anti-destra, mentre ovviamente nell’opera di edificazione rapidissima di un sistema industriale moderno in quella zona disabitata del nord est del paese si riversa lo sconfinato e scellerato ottimismo che avrebbe poi dato vita al Grande balzo in avanti. Ed ecco anche che Diary of a Nurse è l’ennesima conferma di come il cinema cinese abbia saputo, forse persino più di altri, raccontare il processo di emancipazione femminile, come ben aveva individuato Mao in campo sociale e come possiamo vedere in tanti film di quei decenni, quali Stage Sisters o l’un tempo celeberrimo Il distaccamento femminile rosso, ma anche in tempi più recenti Sorgo rosso.

Tutto questo Tao Jin lo racconta attraverso una regia invisibile, leggera, e con una narrazione il più semplice e lineare possibile, evidentemente emulo della classicità hollywoodiana che già si imitava da qualche decennio nel cinema cinese e che nel frattempo era stata filtrata dal modello sovietico di cinema popolare. A una tale “classicità” e trasparenza del mezzo però si aggiunge, secondo un meccanismo che era anch’esso caratteristico di quel cinema e che serviva a dare riposo al pubblico e a invitarlo al contempo a partecipare, la presenza di canzoni che intervallano la narrazione, cantate spesso dalla stessa protagonista, come d’altronde avviene sempre in Stage Sisters e come ci racconta magnificamente Jia Zhangke nel suo Platform.
Dunque, Diary of a Nurse consta di un approccio appassionato e istintivo verso il cinema popolare e si mette al servizio della propaganda senza esagerare, con moderazione, con fedele ottimismo, cercando di fare leva sull’innata anima buona dei cinesi. La storia di quegli anni gli avrebbe dato, purtroppo, torto.

Info
La scheda di Diary of a Nurse sul sito del Festival di Cannes.
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