Abou Leila

Opera prima di Amin Sidi-Boumédiène, Abou Leila è una complessa rielaborazione dell’esplosione del terrorismo islamico in Algeria negli anni ’90, un’opera coraggiosa e perturbante, che cambia più volte registro, dal poliziesco, all’horror onirico con echi lynchiani, allo splatter vero e proprio. Alla Semaine di Cannes 2019.

Tempo di uccidere

Algeria, 1994. S. e Lotfi, due amici d’infanzia, attraversano il deserto alla ricerca di Abou Leila, un pericoloso terrorista. L’inseguimento sembra assurdo, il Sahara non è ancora stato toccato dall’ondata di attacchi. Ma S., la cui salute mentale è vacillante, è convinto di trovare lì Abou Leila. Lotfi, ha una sola idea in mente: spostare S. lontano dalla capitale. [sinossi]

Presentato alla Semaine di Cannes 2019, Abou Leila, opera prima del francese di origine algerina Amin Sidi-Boumédiène, è una complessa, nonché animata di stupefacente grandeur, rielaborazione dell’esplosione del terrorismo islamico in Algeria negli anni ’90 (il film è ambientato nel 1994), un decennio nero per il paese, piombato in una vera propria guerra civile.
Il film si apre con un omicidio terroristico ai danni di un professionista – forse un avvocato, forse un giudice, non è dato saperlo – freddato davanti alla sua abitazione pochi istanti dopo il passaggio di una volante della polizia. Abou Leila impiegherà oltre due ore per tornare a quel momento e rivelarci il legame dei due protagonisti con quel sanguinoso evento, che in questa lunga storia non resterà isolato. Quanto ai protagonisti in questione, si tratta di due trentenni amici d’infanzia, Lofti e S., in viaggio attraverso il deserto del Sahara. Il loro obiettivo, a lungo tenuto nascosto, è catturare il pericoloso terrorista Abou Leila e dunque porre fine, utopicamente, all’ondata di violenza che sta devastando il loro paese, il loro senso della patria, la loro identità. L’integrità del paese e quella dei suoi cittadini appaiono fin da subito legati a doppio filo, dal momento che anche all’interno della coppia di amici si registra fin da subito una certa “instabilità”, Lofti teme le reazioni inconsulte di S., che dal canto suo è continuamente preda di attacchi di panico. Il loro non sarà il classico viaggio formativo, quanto piuttosto un’immersione iniziatica, dritta nelle viscere dell’animale-uomo.

Non è interessato a un racconto classico il regista Amin Sidi-Boumédiène, e da questo punto di vista il suo film è coerentemente reticente sotto il profilo narrativo. Ci vuole dunque del tempo per entrare in Abou Leila, che nella sua generosa durata di oltre due ore sembra a tratti deragliare, procedere per forti scossoni, quasi fosse il prodotto di una mente traumatizzata (quella di S., ma anche del guardingo amico Lefti) .

Ci si ritrova così smarriti, spossati, da un viaggio che è soprattutto metaforico e il cui senso ultimo diverrà chiaro solo alla fine. I codici del cinema di genere si offrono però come utile e più che soddisfacente appiglio lungo la strada dissestata di questo delirante, potente affresco storico-onirico. E il giovane autore sa bene come dosarli. Dall’incipit poliziesco (davvero ben calibrata la sequenza della sparatoria iniziale), si approda gradualmente, complici le dune del Sahara, in un universo onirico orrorifico dagli echi lynchani (impossibile non pensare a Cuore selvaggio nella scena dell’incidente che i due incontrano sulla strada, e poi alla loggia nera, più tardi, in un sordido motel), pronto a sfociare nello splatter vero e proprio.

Ma non è esattamente l’esplosione di una mattanza tout court, come spesso accade, quello a cui tende Abou Leila, perché l’arrivo della violenza, nel film, così come nell’Algeria del 1994, era già stato ampiamente preparato. Con una regia fluida, immersiva, elegante e animata da brillanti idee di messinscena, Amin Sidi-Boumédiène ci porta dunque dritti di fronte a una verità annunciata, dove il senso di colpa si fa legame con una patria perduta, un legame che è improvvisamente stato interrotto e che nessun ruolo sociale o lavorativo può restituire. La realtà stessa non è più leggibile, ma è stata sostituita, come in un procedimento di rimozione onirica, da un continuo sovrapporsi di presente e passato, realtà e sogno, giorno e notte, dove si aggirano, in preda a istinti predatori, uomini e bestie feroci.

Info
La scheda di Abou Leila sul sito della Semaine.
  • abou-leila-2019-Amin-Sidi-Boumédiène-01.jpg
  • abou-leila-2019-Amin-Sidi-Boumédiène-02.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Cannes 2019Cannes 2019

    Apre bene il Festival di Cannes 2019, con un titolo a suo modo perfettamente trasversale: autorialità, genere, grandi star. The Dead Don't Die, aka I morti non muoiono, è una coperta decisamente lunga, lancia il festival, dovrebbe accontentare tutti...
  • Cannes 2019

    Festival di Cannes 2019Festival di Cannes 2019 – Presentazione

    Morti che camminano. Si apre così il Festival di Cannes 2019, giunto alla settantaduesima edizione con la solita coda di polemiche, compresa la petizione contro il premio alla carriera ad Alain Delon. In fin dei conti, è la natura stessa del festival ad alimentare contrasti, la sua dimensione smisurata, il suo essere contenitore fagocitante, regno del tutto e del niente.
  • Festival

    Cannes 2019 - Minuto per minuto dalla CroisetteCannes 2019 – Minuto per minuto

    Quinlan approda sulla Croisette e arriva il momento del tradizionale appuntamento del minuto per minuto. Dalla selezione ufficiale alla Quinzaine des réalisateurs e alla Semaine de la critique, ecco a voi il Festival di Cannes 2019!
  • In sala

    Quel giorno d'estate RecenQuel giorno d’estate

    di Lavora sottotraccia, Quel giorno d’estate, in modo silenzioso ma efficace; il regista Mikhaël Hers racconta un’assenza che è anche dramma collettivo, col quale i due protagonisti, con la dolorosa necessità che il loro essere rimasti in vita impone, cercano di venire a patti.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento