Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling

Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling

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In Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling Mario Sesti mette insieme dichiarazioni, ricordi, pensieri sparsi di Bertolucci sul suo cinema e sul modo in cui è riuscito a portarlo avanti. Selezionato tra i documentari di Cannes Classics.

L’ultimo imperatore

Il regista Mario Sesti, critico e giornalista cinematografico, ricorda i suoi incontri con Bernardo Bertolucci, le numerose interviste pubblicate su giornali e settimanali, quelle in video per i film di Bertolucci editi in dvd, prima di una lunga conversazione in video con lui, completamente inedita, realizzata poco più di un anno fa per una serie dedicata ai “mestieri del cinema”. Il grande regista, scomparso improvvisamente nel novembre del 2018, racconta dei suoi primi successi presso la stampa internazionale e l’ammirazione per i suoi film da parte dei nuovi registi americani degli anni ‘70; dell’avventura con Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi, dell’indimenticabile serata degli Oscar per L’ultimo imperatore. Uno sguardo di serena nostalgia e l’affettuosa narrazione di una biografia e una carriera indimenticabili. [sinossi]

Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling si apre su una lunga, potenzialmente infinita, carrellata a precedere un treno che corre verso l’Avvenire coperto da bandiere rosse. È interessante, e forse in qualche misura persino emblematico, che questo esaltante movimento di macchina, traboccante utopia sovietica e socialismo reale, non sia presente nel film per il quale fu ideato e messo in pratica: Novecento presenta sì una locomotiva (la “macchina pulsante” che “sembrava quasi cosa viva” che pochi anni prima aveva cantato Francesco Guccini), quella che porta i “socialisti dalle tasche buche” lontani – anche se solo per poco, pochissimo tempo – dallo stremante e ripetitivo lavoro nei campi. Ma di questa inquadratura non v’è traccia. Non fu montata. Il travelling è dunque davvero infinito, impossibile da limitare. Anche con la morte. Il documentario che Mario Sesti ha presentato alla settantaduesima edizione del Festival di Cannes, nello spazio che Cannes Classics dona annualmente ai lavori incentrati sulla storia stessa del cinema, arriva dolorosamente postumo, e non si può non fare i conti con questo aspetto. I vari momenti in cui Bernardo Bertolucci parla alla videocamera (l’extra per un dvd di The Dreamers, un incontro ben più recente nel suo appartamento di via della Lungara, a Trastevere…) sono definitivamente passati, e non torneranno. Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling è il ricordo di un grande maestro, e conscio di ciò Sesti non fa altro che orchestrare un gentile peana, il ricordo di un nome indispensabile per comprendere e analizzare il cinema d’autore europeo degli ultimi cinquant’anni.

Partendo da questa premessa Sesti si muove in modo ondivago, quasi disperso a sua volta nella messe di materiale a disposizione, ma anche alla ricerca della propria memoria affettiva prima ancora che cinefila. Ecco dunque affiorare le fotografie di un incontro tra Bertolucci e Patti Smith, o quelle relative al faccia a faccia che ebbero all’Auditorium Parco della Musica di Roma il regista di Strategia del ragno e Ultimo tango a Parigi e Marco Bellocchio, nel 2006. Istantanee di un mondo svanito, che permane però nella memoria di Sesti – presente a tutti gli incontri. Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling si muove così su un duplice binario, perlomeno da principio: da un lato Bertolucci che parla del suo fare cinema, del suo approccio, e dall’altro la memoria dello stesso Sesti, più intima che critica, quasi umorale. Quel che ne viene fuori è un lavoro rapsodico e a tratti un po’ scomposto, che trova la propria sublimazione nella possibilità che viene una volta di più donata agli spettatori di rapportarsi con un gigante del cinema. In questo senso anche lo snocciolare aneddoti su aneddoti da parte di Bertolucci acquista un valore prezioso: perfino il suo ricordo di quando, giovane e snob, pretese di condurre una conferenza stampa a Roma in francese perché quella è “la lingua del cinema” (sarà contento Frémaux di questo passaggio), o la sua memoria del mese frenetico che anticipò la vittoria dei nove Premi Oscar con L’ultimo imperatore che sopravanzò un altro film occidental-cinese, vale a dire L’impero del sole di Steven Spielberg, escono dal campo del puro chiacchiericcio amichevole per acquisire un valore monolitico, eterno. Potenza dei grandi, e del loro permanere nell’immagine anche quando non ci sono più. Come quel carrello infinito e quelle bandiere rosse che non smetteranno mai di sventolare.

Info
Cinecittà – I mestieri del cinema. Bernardo Bertolucci: No End Travelling sul sito del Festival di Cannes.
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