L’angelo del male – Brightburn

L’angelo del male – Brightburn

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L’angelo del male – Brightburn parte dalla brillante intuizione di unire il superomismo alla Superman a un male supremo come quello del Michael Myers di carpenteriana memoria. Da qui David Yarovesky non riesce a sviluppare un lavoro compiuto, che resta comunque interessante. Produce James Gunn.

La mia mamma è un meteorite

Tori e suo marito Kyle vorrebbero tanto un figlio che però non arriva. Almeno fino a quando una pioggia di meteoriti non si abbatte sul Kansas e la coppia trova un neonato, caduto letteralmente dal cielo, nella propria fattoria. Dopo una dozzina d’anni dall’avvenimento il ragazzino inizia a mostrare inquietanti segni di cambiamento… [sinossi]

L’angelo del male – Brightburn nasce da una serie di spunti brillanti: prende Superman e lo unisce alla natura maligna del Michael Myers di Halloween, innesta il mix in un family horror ambientato in una comunità rurale in cui ai ragazzini si regalano fucili per il compleanno e genera infine le premesse per un successivo capitolo dedicato alle gesta di un supereroe-bambino distruttivo e crudele. Nato dalla collaborazione del regista David Yarovesky con il “clan” Gunn (produce James, il regista de I Guardiani della Galassia e Slither, mentre suo fratello Brian e suo cugino Mark firmano la sceneggiatura), L’angelo del male – Brightburn non presenta infatti al pubblico l’ennesimo supereroe tormentato dal proprio lato oscuro, ma proprio un alieno cattivo dalle forme umane, l’antitesi di quel Clark Kent precipitato nella campagna del Kansas dove non a caso è ambientato anche il film di Yarovesky

Tori (Elizabeth Banks, già protagonista proprio di Slither di Gunn) e suo marito Kyle (David Denman) vogliono un figlio ma non riescono ad averlo. Una bella sera, però, una pioggia di meteoriti di abbatte sulla loro contea e i due trovano un neonato: senza farsi troppi problemi lo adottano. Passati 12 anni, il piccolo Brandon (Jackson A. Dunn) sente però il “richiamo” della propria natura aliena e della “madre-navicella” che lo ha portato lì e che i genitori adottivi tengono ben nascosta nel fienile. Da quel momento Brandon non sarà più il tenero e intelligente ragazzino che mamma e papà amano tanto, ma rivelerà a poco a poco incredibili poteri e soprattutto una notevole indole vendicativa. Il lavoro ha il pregio di essere molto compatto e circoscritto da una giusta durata di 90 minuti, sufficienti per raccontare i pochi episodi salienti che portano il piccolino a diventare una forza devastatrice. Funziona bene il racconto degli ambienti e dei personaggi, dunque in particolare la prima parte del film in cui vengono presentati i genitori che hanno “seppellito” le origini del figlio alieno e non vogliono tornarci sopra, la scuola con i compagni bulli, la trista festicciola di compleanno del protagonista (che riceve in regalo il suo primo fucile) e poi il bar dove il padre di Brandon e gli amici consumano le serate: uno spaccato molto ironico della famiglia nell’America rurale profondamente conservatrice e distante anni luce dalle metropoli dove abitano gli eroi salvifici. Funziona un po’ meno bene l’evoluzione di Brandon, motivata dalla scoperta della propria origine e da una serie di frustrazioni affettive, ma talmente repentina da risultare meccanica. Da quando il bambinetto si mette in azione, il film inanella una serie di delitti truculenti perpetuati dal nostro cucciolo per arrivare al duello finale che è ovviamente quello con la famiglia adottiva e in particolare con la stolida mamma.

Musicato da Timothy Williams (I Guardiani della Galassia), il film abbonda di momenti in cui la paura è fin troppo sottolineata dalla colonna sonora montante e dal sonoro stesso (in particolare dal fruscio di Brandon che si muove) con un giochino usurato di allerta e forzoso sgomento. L’angelo del male – Brightburn vuole essere monolitico nel mettere in scena l’antieroe adolescente, il che è una scelta interessante ma al tempo stesso limitante visto che la regia non è dialetticamente ambigua o allusiva ma è protesa a seguire l’azione del ragazzetto che è capace di volare, sparire e riapparire e possiede pure una forza smisurata. Raccontare il Male attraverso l’action – che sovrasta l’horror – non è semplice e, in questo caso, parte del fascino che Brandon potrebbe avere si disperde nel gusto di mostrare bene allo spettatore le sue poco gentili gesta. D’altro canto i due genitori, depositari dei veri chiaroscuri del film, perdono centralità man mano che il film decide di concentrarsi sul ragazzino-mostro e sulle conseguenze dei suoi atti, anche se giustamente fino alla fine i conflitti interni alla bella famigliola restano dirimenti per le “scelte” di Brandon, supereroe bambino ma pure volonteroso serial killer.
Il finale lascia aperta la porta a un sequel che forse potrebbe approfondire anche i motivi intimi del povero orfano, gettato sulla terra da entità che restano ignote, e che comunque potrebbe avere ancora parecchio lavoro da fare sul nostro pianeta soprattutto se sarà più chiaro perché è qui tra noi.

Info
Il trailer de L’angelo del male – Brightburn.
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