Yves

Storia del complicato rapporto tra un rapper e il suo frigorifero, Yves di Benoît Forgeard, tra riflessioni sul consumismo compulsivo e sull’industria discografica (altrettanto votata al “consumo”), dimostra una volta di più la vitalità e la liberissima, inarrestabile creatività della commedia d’oltralpe. Film di chiusura della Quinzaine.

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Jerem si è trasferito a casa della nonna per comporre un disco rap. In seguito all’incontro con So, intervistatrice per conto della start-up Digital Cool, accetta di fare il tester per Yves, un frigorifero intelligente, che dovrebbe semplificare la sua vita. A poco a poco, il frigo conquisterà l’amicizia di Jerem, e, in quanto ghost writer dei suoi brani rap, diventerà una star. [sinossi]

Musical rap e commedia grottesca sfrenata nelle invenzioni, Yves dell’attore e regista francese Benoît Forgeard è l’ennesima conferma della liberissima, sfrenata creatività ancor oggi possibile nel cinema d’oltralpe. Se infatti dalle nostre parti il termine stesso di “grottesco” fa storcere il naso ai produttori cinematografici, nonostante la sempre rimpianta commedia all’italiana ne fosse profondamente intrisa (basti pensare al cinema di due indiscussi maestri, quali Dino Risi e Mario Monicelli), in Francia, dove il consumo del cinema ha ancora una sua vitalità commerciale, questa forma dall’alto di censura sembrerebbe proprio non sussistere.

A far sorgere queste riflessioni è stata quest’anno la selezione della Quinzaine des réalisateurs del 72° Festival di Cannes, la prima sotto la direzione di Paolo Moretti. Apertasi infatti con Le daim di Quentin Dupieux, storia dell’amour fou tra un uomo e la sua giacca scamosciata, la Quinzaine ha poi brillantemente chiuso le sue proposte con Yves, buddy movie tra un giovane rapper e il suo frigorifero.
Entrambi i film, in fondo propongono uno scenario apocalittico che è sì futuribile nelle sue esasperazioni, ma anche in fondo già ben ben radicato nel nostro presente e che pone al centro il feticismo della merce, dell’oggetto. L’ultima, tragica sponda di approdo di una società fatta soprattutto di consumatori. Il presente distopico postulato dal film di Forgeard assomiglia poi agli incubi futuribili “pop” figli da un lato della guerra fredda e dall’altro della montante evoluzione tecnologica in atto da diversi decenni, declinati ad esempio dalla commedia nostrana nell’indimenticabile Io e Caterina di Alberto Sordi (1980), da cui Yves riprende lo spunto iniziale.

Protagonista è qui Jerem (William Lebghil, già visto da noi in C’est la vie – Prendila come viene), un giovane rapper che si è ritirato nella vecchia casa della nonna in cerca dell’ispirazione per il suo nuovo album. Quando l’intervistatrice esperta in statistiche So (Doria Tillier) gli propone di fare da tester per un nuovo tipo di frigorifero intelligente, il ragazzo accetta. Le conseguenze sulla sua vita, personale e professionale, saranno imprevedibili. Yves, infatti, questo è il nome del refrigeratore di ultima generazione, prenderà il controllo su entrambe, decidendo da un lato cosa Jerem deve mangiare e chi frequentare (organizza di fatto feste in casa a sua insaputa), ma anche apportando notevoli migliorie alle sue rime e ai suoi beat.

A differenza dunque del film di Dupieux, con il quale condivide unicamente la libertà creativa e l’appartenenza alla Quinzaine 2019, Yves ha una struttura narrativa piuttosto classica, perfettamente aderente a quella di un buddy movie che prende le mosse dall’incontro tra due personaggi “virili” assai differenti tra loro, ovvero un frigo iperintelligente e un rapper senza troppe ambizioni. Dopo l’iniziale diffidenza, infatti, i due diventeranno amici per la pelle, finché il refrigeratore non inizierà a inviare segnali di superiorità egotica, che porteranno dunque a un conflitto e alla relativa risoluzione. Conflitto che, come nei più oliati meccanismi narrativi, prende le mosse dalla conquista della donna amata da entrambi, ovvero la bella So, intenerita dalla naïveté di Jerem, blandita però anche dall’intelligenza superiore di Yves. A corroborare questo spirito da grande classico (vengono in mente ad esempio anche le migliori commedie di Blake Edwards) abbiamo poi un vero e proprio duello tra i due insoliti “maschi alfa” che, in seguito alla vittoria di Yves nientemeno che all’Eurocontest (davvero esilarante il duello canoro tra elettrodomestici europei), si affronteranno in una “singolar tenzone” di strada a suon di rime rappate.

Spassosissimo e geniale, Yves riesce dunque a coagulare, attorno alle sue inventive trovate, una serie di riflessioni sulla realtà contemporanea, sempre più governata da manie di controllo, dalla mercificazione delle abitudini personali e dalla riduzione dell’individuo, con buona pace delle sue velleità artistiche, in mero consumatore. Quello di Forgeard è dunque di fatto il monito esplicito e disilluso a una ribellione luddista, che forse non avrà mai luogo. E allora non ci resta che riderci su.

Info
La scheda di Yves sul sito della Quinzaine 2019.
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