Hors normes

Scelto come chiusura di Cannes 2019, Hors normes di Éric Toledano e Olivier Nakache è un film episodico che non riesce a trovare un saldo perno narrativo attorno al quale far ruotare le sue storie e finisce ripetutamente fuori strada, in una lunga serie di vicoli ciechi.

Fuori strada

Bruno e Malik vivono da diversi anni in un mondo a parte, quello dei ragazzi autistici. All’interno delle rispettive associazioni, addestrano giovani provenienti da quartieri difficili a supervisionare questi casi descritti come “iper-complessi”. Una straordinaria alleanza per personalità eccezionali. [sinossi]

Con alle spalle il successo planetario della commedia sulla disabilità Quasi amici (2011) e la riuscita coralità, a tratti esilarante, di C’est la vie – Prendila come viene (2017), era più che lecito attendersi che Éric Toledano e Olivier Nakache fossero perfettamente in grado di portare sul grande schermo la tragicommedia che, tra cocenti sconfitte, gesti inconsulti, silenzi e ostinazioni invincibili, affrontano quotidianamente le persone che si occupano di ragazzi autistici. Sfortunatamente però Hors normes, presentato come film di chiusura di Cannes 2019, resta un film episodico, che non riesce a trovare un saldo perno narrativo attorno al quale far ruotare le sue storie e finisce ripetutamente fuori strada, in una lunga serie di vicoli ciechi.

Frutto di una ricerca ventennale, il film si ispira a due personaggi realmente esistenti e ben noti agli autori, che li avevano raccontati nel documentario realizzato per Canal+ dal titolo We Should Make a Film About It. Si tratta di Stéphane Benhamou, creatore dell’associazione “Le Silence des Justes” che si prende cura di bambini e adolescenti affetti da autismo e Daoud Tatou, fondatore de “Le Relais IDE”, sempre dedito all’autismo ma con in più l’obiettivo di formare dei giovani delle periferie disagiate e farli diventare educatori per i suoi “difficili” pazienti.
Stéphane in Hors normes diventa Bruno (Vincent Cassel), ebreo praticante che indossa la kippah sotto al berretto da baseball, è celibe, perennemente preso dal suo lavoro, ogni tanto accetta qualche “appuntamento al buio”. Bruno segue poi con particolare attenzione il caso di Joseph (Benjamin Lesieur, realmente affetto da autismo), riuscendo a farlo assumere in prova in una fabbrica di lavastoviglie, elettrodomestico verso il quale il ragazzo ha una particolare, feticistica passione. Daoud, invece, nella finzione cinematografica diventa Malik (Reda Kateb), musulmano, instancabile insegnante della lingua francese e delle istituzioni mediche esistenti per i suoi studenti della banlieue, che lui prepara ad affrontare le difficoltà insite nel prendersi cura di pazienti autistici. Tra i suoi discepoli, c’è Dylan (Bryan Mialoundma) a cui viene assegnato il piccolo Valentin (Marco Locatelli), pre-adolescente silente e autolesionista.

Hors normes procede piuttosto schematicamente alternando scene con Bruno e Joseph, incontri lavorativi tra Bruno e Malik, poi Dylan e Valentin, alcune sporadiche lezioni con gli allievi di periferia, frammenti con Joseph e talvolta la madre del ragazzo, gli appuntamenti di Bruno con le aspiranti fidanzate, tutte rigorosamente scaricate al ristorante per improvvise emergenze lavorative dell’uomo. A tenere insieme il tutto – c’è anche un abbozzo di love story tra Dylan e un’infermiera – dovrebbero pensarci poi le sequenze affidate ai “cattivi” di questa storia: due ispettori governativi che hanno il compito di vigilare sulle attività dell’associazione di Bruno che, sfortunatamente è “fuori norma”. I pazienti affidati alle sue cure, rifiutati dalle strutture ufficiali perché troppo “difficili” o “violenti” sono infatti assistiti da personale privo dello specifico diploma richiesto, cosa che nemmeno lo stesso Bruno possiede. Eppure la sua è una struttura d’eccellenza, come gli stessi psichiatri degli ospedali sono pronti ad asserire. Le interviste frontali realizzate dalla coppia di ispettori diventano così l’occasione per inserire nel film una serie di “spiegoni” narrativi, utili a ripercorrere la lunga carriera di Bruno e a dipanare quel dedalo di insormontabili regole burocratiche che rischia ora di mettere fine al suo lavoro.

Quanto ai personaggi di questo puzzle con ispettori, inclusi quelli principali, restano sostanzialmente sulla carta. A partire da Bruno, connotato semplicemente dalla kippah e dal fatto di essere celibe. Si resta sinceramente stupiti nell’osservare Vincent Cassel dare corpo a un personaggio così evanescente, la cui umanità è resa unicamente attraverso la dedizione maniacale al proprio lavoro, a sua volta tradotta nel continuo rispondere al telefono elargendo reiterati “Troverò una soluzione”. Meri riempitivi sono poi i vari appuntamenti con le ragazze, tutti uguali, interscambiabili, evitabili. Va un po’ meglio al collega Reda Kateb, al quale se non altro sono affidate linee di dialogo più brillanti – data la sua ossessione per la lingua francese – che sfociano poi negli alterchi pittoreschi e forbiti con i suoi giovani studenti. Questi ultimi risultano quasi completamente esclusi dalla scena (a parte Dylan, a cui è concesso di innamorarsi e prendersi cura di Valentin) e diventano inoltre protagonisti di una poco riuscita seduta di esame collettivo, dove tutti strillano le risposte all’unisono, snocciolando acronimi di istituzioni sanitarie di cui non sapremo mai nulla.

Anche se non cade nelle secche di un paternalismo stralunato alla Si può fare, il film sulle cooperative di malati mentali diretto da Giulio Manfredonia nel 2008, di fatto però Hors normes nemmeno prova a restituire qualcosa dell’universo in cui gli affetti da autismo sono rinchiusi, limitandosi a seguire il personaggio di Joseph e infine assegnandogli, in chiusura di film, proprio quel ruolo “comico” e strappa-risata che permeava il film di Manfredonia. Certo, da un lato viene da pensare che forse solo il cinema d’avanguardia possa tentare di lambire il punto di vista di un autistico, dall’altro, invece, nel corso del film di Nakache e Toledano ci si ritrova ad anelare di vedere proprio quel documentario da cui Hors normes è scaturito, in grado se non altro di restituire una qualche forma di presa diretta sulla realtà. E in tal senso, per tornare su un parallelo nostrano, vale forse la pena recuperare allora Un silenzio particolare (2004) di Stefano Rulli, diario intimo e familiare sulla relazione dello sceneggiatore e regista con il figlio autistico.

Non è certo un caso dunque – e in fin dei conti anche una trovata piuttosto usurata -, che Toledano e Nakache decidano di inserire filmati dei veri Stephane/Bruno e Daoud/Malik nei titoli di coda del film, come se questi potessero in qualche modo redimere la scarsa riuscita del loro tentativo di romanzarli, di scrivergli addosso una narrazione fictionale compiuta ed efficace. Il sentore di questo fallimento, di cui i due autori devono dunque essersi in qualche modo avveduti, è infine confermato da una lunga sequenza di didascalie su schermo, che chiude Hors normes denunciando esplicitamente quanto alcune cose importanti non siano state tradotte in immagini. E allora non restava altro da fare che scriverle.

Info
La scheda di Hors normes sul sito del Festival di Cannes.
  • Hors-normes-2019-Olivier-Nakache-Éric-Toledano-001.jpg
  • Hors-normes-2019-Olivier-Nakache-Éric-Toledano-002.jpg

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