Lembro mais dos corvos

Lembro mais dos corvos

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Presentato nel concorso Nuove visioni del Sicilia Queer Filmfest 2019, Lembro mais dos corvos del filmmaker brasiliano Gustavo Vinagre è il ritratto di una transessuale, della sua vita, delle sue scelte e delle sue difficoltà, dove l’amore per il cinema gioca un ruolo fondamentale.

La principessa splendente

Julia Katharine è un’attrice transessuale che vive in un piccolo appartamento di San Paolo. In questo intimo dialogo con il regista ripercorre con leggerezza gioie, traumi e piccole fatalità della sua vita. Le esperienze che l’hanno formata scorrono e disegnano le sue relazioni con l’amore, il sesso, il cinema e i diversi modi di vedersi che hanno attraversato la sua storia. [sinossi]

Julia Katharine è un’attrice, trans, che ha partecipato già a due film del regista Gustavo Vinagre, The Care One Takes of the Care Others Must Take of Themselves e Disaster Film. Con Lembro mais dos corvos, il filmmaker brasiliano propone un suo lungo ritratto, nella forma di un’intervista nella quale non stacca (quasi) mai la sua mdp su di lei. Un incontro ravvicinato, intimo sulla sua vita, sui suoi amori – sempre con uomini più vecchi di lei per una sorta di imprinting in questo senso causato dalla prima storia della sua vita –, sulla scoperta di essere nata in un corpo diverso rispetto a quella che è la sua sessualità, sulle sue insonnie che la portano in altri mondi. La locandina del film richiama espressamente l’estetica di La storia della principessa splendente, che a sua volta si rifà all’arte delle antiche stampe giapponesi. Questo per riprendere il lato giapponese di Julia, per parte del padre che è tornato a vivere nel paese asiatico.

Lembro mais dos corvos, presentato nel concorso Nuove visioni del Sicilia Queer Filmfest 2019, è un ritratto LGBTQ, un film militante, ma non si limita a questo. Julia sembra Luis Molina di Il bacio della donna ragno, tanto il romanzo di Manuel Puig quanto il film che ne è stato tratto a opera di Héctor Babenco: è una grande cinefila, vive di film e tutta la sua vita riflette, e vuole citare, il grande cinema che l’ha accompagnata. A partire dal suo stesso nome d’arte che è un omaggio a Katharine Hepburn. Il suo Inseparabile che tiene in gabbia viene invece da una scena di Gli uccelli, quando Tippi Hedren compra una gabbia di uccellini da regalare a Rod Taylor. E lei racconta dei film che adora, come Voglia di tenerezza, con le sue adorate dive Shirley MacLaine e Debra Winger, o Un tram che si chiama desiderio con Vivien Leigh, o Tè per due con Doris Day (solo le grandi star femminili pare la appassionino).
Racconta di come il cinema l’abbia salvata dalla depressione, di come rubasse le videocassette del noleggio di quei film che tanto non interessavano a nessuno, come Uovo di serpente di Bergman o Interiors di Woody Allen. E quando indossa il kimono si sente in un film di Ozu. Passa le sue notti insonni a vedere tutte le serate di premiazione possibili, dagli Oscar in giù, per ammirare i suoi idoli che varcano i red carpet di tutto il mondo. C’è spazio anche le serie tv: quando prendeva gli ormoni si appassionava della medicina seguendo Dr. House – Medical Division. E quando racconta della sua turbolenta vita sessuale, afferma che Nymphomaniac di Lars von Trier, al confronto è un film per bambini: il cinema funziona sempre come paragone. Chiede a Vinagre quale sia il genere del film che stanno realizzando, una commedia o un dramma? Rivelando così un’idea un po’ stereotipata, ferma sul cinema classico. Racconta di come si stupì, nel girare un film porno, di come non fosse prevista tutta quella varietà di funzioni, regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, come nella sua visione del cinema standard, hollywoodcentrica.

Lembro mais dos corvos è un film sul potere del cinema, il cinema che plasma una vita a sua volta plasmata dal cambio di sesso. Ma anche l’enunciazione da parte di Gustavo Vinagre di un modo diverso di fare cinema, indipendente, rispetto al cinema classico con cui ci si può giusto raffrontare. Un cinema sontuoso che nemmeno Hollywood stessa è più in grado di realizzare. Come Julia ha cambiato sesso, così Vinagre ricerca una strada cinematografica diversa da quella prefissata. Così il film arriva al grado zero di linguaggio cinematografico, con l’occhio sempre fisso su di lei concedendosi al limite dei vistosi zoom. Vinagre denuncia la sua presenza lasciando i momenti interlocutori («Stai già filmando?» chiede subito Julia), e esibendo pure i ciak. E dopo essere tornato sul volto di Julia, riprendendo la scena iniziale di lei che dorme, il filmmaker segue il suo invito a riprendere la finestra: la città mentre ancora dorme, con le prime luci dell’alba. Come la grande finestra di Nodo alla gola, per esempio. Per la prima volta Julia non c’è nell’inquadratura, il film è finito ma lo scorcio sulla metropoli e sul mondo è ancora uno sguardo di cinema.

Info
La scheda di Lembro mais dos corvos sul sito del Sicilia Queer Filmfest.
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