Serpentário

Serpentário

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Film vincitore del concorso Nuove visioni del Sicilia Queer Filmfest 2019, presentato in anteprima al Forum della Berlinale e poi selezionato anche a Doclisboa, Serpentário è un viaggio in Angola, il paese africano che per il regista Carlos Conceição rappresenta la terra natia, la memoria materna in quel rapporto, non privo di rimorsi storici, che si instaura tra i paesi ex-coloniali e le loro ex-colonie.

La mia Africa

Carlos Conceição è nato in Angola, paese che ha lasciato da adolescente per l’Europa, ma sua madre è rimasta nel paese africano. Gli ha detto che voleva adottare un’ara, il grande e variopinto pappagallo in grado di vivere fino a 150 anni, ma solo se lui si sarebbe preso cura dell’uccello quando lei sarebbe morta. [sinossi]

Il Serpentario, o Ofiuco, è una delle costellazioni tolemaiche, la tredicesima e in quanto tale non contemplata tra i dodici segni zodiacali, ignorata dagli antichi astrologi. Raffigura “colui che domina il serpente”, Asclepio, il dio greco della medicina, che afferra un enorme serpente avvolgendolo attorno ai suoi fianchi. Il serpentario è un grande uccello rapace africano dal nome scientifico Sagittarius serpentarius, così chiamato per l’analogia tra le penne della sua testa e le frecce in una faretra e per essere un grande cacciatore di serpenti.
Tra scienza, mitologia, natura è il viaggio di Carlos Conceição, alla ricerca delle sue origini africane in Serpentário, film vincitore del concorso Nuove visioni del Sicilia Queer Filmfest 2019, già presentato al Forum della Berlinale 2019. Il regista è nato in Angola nel 1979, quattro anni dopo l’indipendenza del paese dalla secolare dominazione coloniale portoghese. I suoi genitori hanno preferito rimanere nel paese africano con grandi speranze per il suo nuovo corso politico non seguendo il resto della famiglia, in Angola da tre generazioni, che aveva preferito migrare nella madrepatria portoghese dopo la fine del periodo coloniale. Ma le speranze indipendentiste si sono presto infrante nella lunga e sanguinosa guerra civile, in cui si rifletteva la contrapposizione dei blocchi della guerra fredda, durante la quale Conceição è cresciuto: ha lasciato il paese solo alla fine del conflitto, nel 2002, per studiare cinema a Lisbona. Serpentário rappresenta il suo ritorno nel paese natio.

Serpentário è un viaggio, un’odissea alla ricerca delle proprie origini. Un road movie ancestrale, percorso dal giovane attore João Arrais, sospeso tra memoria e futuro, che si nutre di cinema di genere, come nell’immaginario personale del regista. Che parte dall’atterraggio in elicottero del protagonista e prosegue con il suo peregrinare. Già la grafica del titolo, sgargiante e kitsch, richiama l’estetica di certi B-movie anni Settanta, e il film si muove sui sentieri selvaggi del western e della fantascienza postatomica, nell’attraversare il deserto, la terra di nessuno, tra villaggi abbandonati, città fantasma con casette fatiscenti dai muri scrostati, relitti di navi arrugginite, discariche. Sono i residui delle lunghe guerre pre- e post-indipendenza, che hanno sconvolto il paese. Un degrado che convive con la natura desertica, con gli avvoltoi e i becchi a scarpa, con gli ammassi di rifiuti circondati dai grovigli vegetali della Welwitschia mirabilis. Si tratta di una pianta unica, bizzarra, endemica del deserto sudafricano, da cui Carlos Conceição ha preso il nome della sua casa di produzione, Mirabilis. Formata da solo due foglie che spuntano dalla sabbia del deserto e che continuano ad allungarsi, crescendo, come nastri di metri e metri con le estremità erose dal calpestio degli animali. In lingua afrikaans questa pianta viene chiamata “tweeblaarkanniedood”, che significa “due foglie non possono morire”: rappresenta la vita, la natura che trionfa anche nelle condizioni più difficili ed estreme. Alcuni esemplari raggiungono i 2000 anni di vita e, nota Conceição, è molto più frequente nei terreni minati dove vengono eliminati gli animali che possono danneggiarla. Paradossalmente la vita è tanto più rigogliosa, come una rivincita, dove c’è la morte e la distruzione.

Una lunga parte onirica interrompe il viaggio nel deserto, una parentesi con il formato 1,33:1 che si distingue dalla ratio anamorfica del resto del film, fatta di frammenti di film storici e di futuristici film di fantascienza. La circumnavigazione con caravelle, le astronavi, i documentari sulle tribù indigene, le esplorazioni dei navigatori europei, i viaggi ai confini del mondo, le spiagge con i leoni marini, i territori estremi da Herzog, il colonialismo, le epidemie e il traffico di schiavi verso il Brasile. João Arrais indossa qui un grande collare di pizzo come in un dipinto fiammingo, ma il presente e il passato, e il futuro, si mescolano, e in una scena il protagonista in costume d’epoca vede se stesso con uno zaino. E a ciò si aggiunge un montaggio frenetico, stile Blob, con la pornografia capitalistica del mondo attuale, le scene di repertorio della guerra civile in Angola, l’opulenza dell’Occidente, la bomba atomica, gli spot pubblicitari, il sesso. Immagini manipolate, virate, la pellicola che si brucia come in un film underground

Ogni viaggio ha il suo approdo, ogni Odissea la sua Itaca, ogni Odissea nello spazio la sua stanza rococò dove l’astronauta incontra se stesso. Dopo aver perlustrato varie casette abbandonate, João Arrais giunge in una villa colonica dove incontra l’ara, il grande pappagallo dal piumaggio variopinto che la madre del regista ha comprato con la garanzia che lui se ne occupasse quando lei non ci sarebbe stata più, in quanto si tratta di un animale che può vivere fino a 150 anni. Ancora la longevità della natura che può andare oltre la caducità umana. È un animale intelligente, come anche si vede in un documentario alla televisione, dallo sguardo saggio e fiero, che Conceição mostra con il sonoro della voce della madre e di nenie infantili, inframmezzato da foto d’epoca di famiglia. Il ricongiungimento con la propria origine, con la madre Africa, in un luogo dove natura e cultura si ricompongono.

Info
La scheda di Serpentário sul sito del Sicilia Queer Filmfest.
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