Il cerchio delle lumache
di Michele Senesi
Il cerchio delle lumache è il secondo lungometraggio di Michele Senesi, regista marchigiano già autore del folle Bumba Atomika. Qui la situazione non è di certo normalizzata: un piccolo film sull’attesa (della morte?), surreale e a pochi passi da una demenzialità sempre consapevole.
Distesi su un prato
2 anni di cronaca hanno flagellato la regione Marche abbandonata a se stessa dalle istituzioni; il terremoto del 2016, l’omicidio di Pamela Mastropietro, l’attentato di matrice fascista di Luca Traini e la manifestazione antirazzista dei 30000 a Macerata. Su questo contesto e territorio si sviluppa la disavventura di Marco, vittima di un incidente stradale. [sinossi]
Sono trascorsi circa nove mesi da quando su queste pagine online si diede spazio al primo trailer de Il cerchio delle lumache, secondo lungometraggio diretto da Michele Senesi – o Senesi Michele, assecondando il vezzo orientale che il regista utilizza nei crediti ufficiali dei suoi film. Nove mesi in cui la produzione italiana, anche quella più prossima agli standard “industriali” (o supposti tali) ha arrancato, poco supportata da un sistema politico che sta palesando attraverso il lavoro del governo giallo-verde che mescola leghisti e grillini una totale mancanza di attenzione verso un’intera filiera produttiva. Se si cala il sipario dell’indifferenza sulle produzioni più rilevanti è facile immaginare a cosa possano andare incontro i marginali, coloro che sono costretti – per scelta, per indole, per mancanza di addentellati là dove contano davvero – a sopravvivere nella periferia dell’impero. Gli indipendenti, insomma. Sono trascorsi circa otto mesi dalla pubblicazione del trailer de Il cerchio delle lumache e finalmente il film è pronto, e può iniziare la sua circuitazione. Ovviamente indipendente, e per questo ridotta al silenzio pressoché totale. Prima ancora di addentrarsi nella lettura dell’opera è indispensabile fermarsi a riflettere su quanto la cancrena abbia sviluppato metastasi, sempre più letali, sempre più impossibili da fronteggiare. Nell’ultima spassosa sequenza de Il cerchio delle lumache appare, nelle vesti di un abitante di Foligno convinto che i rapimenti di esseri umani da parte degli alieni siano una realtà concreta, anche Federico Sfascia, altro irriducibile cineasta indipendente, ridotto a lavorare nei ritagli di tempo, a casa sua, per creare macchine del meraviglioso che in pochi vedranno, e di cui un numero ancora più esiguo di persone capirà l’importanza. Sfascia, come Senesi (o come i Licaoni, Bianchini, Pastrello, Giulivi, Giacomelli, Cristopharo, Tagliavini: la lista è lunga…), non solo esiste, ma resiste.
Resiste dunque anche il cinema di Senesi, che non dirigeva lungometraggi da un decennio, da quando diede vita al folle pastiche ultra-pop Bumba Atomika, con cui cannoneggiò l’immaginario italico a colpi di svisate da Far East, retaggi d’anime, perlustrazioni avvinazzate nei Campi Elisi del demenziale. Cinema post-trauma, che veniva mandato a morire da un sistema socio-economico in cui gli studenti fuori corso erano “costretti” ad ammazzare la gente per la propria sussistenza, come dei Burke & Hare de noantri. Sta morendo anche Mario, il protagonista de Il cerchio delle lumache. Riverso sul prato, con un collo di bottiglia di vetro conficcato nella gola – e quindi impossibilitato a parlare –, scaraventato fuori dall’abitacolo della propria automobile a seguito di un incidente stradale. È lì, sdraiato sulla schiena nell’erba, e sta morendo. Per un’ora e una manciata di secondi Senesi non fa altro che registrare la sua agonia. L’agonia di un uomo della cui assenza si preoccupa solo la sua compagna. L’agonia di un uomo qualunque, privo di qualità, senza nessun accadimento particolare in grado di scatenare chissà cosa.
Opera una scelta non priva di coraggio, Senesi, e la mette in pratica sfruttando con intelligenza il piccolo budget a disposizione. Il cerchio delle lumache è un film quasi immobile, cristallizzato nella morte-non-ancora-morte di un uomo. Riducendo quasi tutto a una location il regista maceratese riesce a costruire un (anti)thriller immoto, silente. E dunque costretto a rivendicare il potere dell’immagine, la sua essenza primigenia: sempre muovendosi sul limitar della farsa e del demenziale, tratti distintivi della propria poetica espressiva, Senesi non si limita a tratteggiare un film “delirante”. Filma un delirio. Riduce l’intera esistenza dell’uomo medio a un deliquio pre-morte, fatto di incontri/scontri, di ricordi, di suggestioni, di ipotesi incontrollate.
Nel mettere in scena ciò Senesi costruisce il suo film non sul moribondo Mario, che è protagonista quasi “malgré lui”, ma sul fuori campo. Su ciò che è accanto a Mario ma che lui non può intercettare, ridotto com’è all’immobilismo e al silenzio. Una scelta narrativa forte, e che si allarga a vera e propria lettura della società. Il cerchio delle lumache, come dichiara dopotutto lo stesso regista, è infatti un racconto marchigiano, di una terra abbandonata sempre più a se stessa, incattivita, in grado di tirar fuori il peggio di sé (si pensi al mitomane fascista e omicida Traini, per esempio). Il fuori campo del quasi morto Mario – uno che mangia le barrette dietetiche Marx Gusto Gulag, tanto per dire – è l’Italia di oggi, pronta a credere al mito (il rapimento alieno) ma incapace di leggere il reale, ciò che le si muove accanto ogni singolo giorno. Un paese sull’orlo del baratro o forse più semplicemente sdraiato sull’erba. Ma il fiore in bocca di battistiana memoria non può servire più, purtroppo. In questo il piccolo e autoprodotto Il cerchio delle lumache dimostra una ambizione inattesa solo per chi non ha dimestichezza con Senesi. Con la speranza di non dover attendere altri dieci anni prima di imbattersi in un suo film.
Info
Il trailer de Il cerchio delle lumache.
- Genere: commedia, drammatico, grottesco, surreale
- Titolo originale: Il cerchio delle lumache
- Paese/Anno: Italia | 2019
- Regia: Michele Senesi
- Sceneggiatura: Michele Senesi
- Fotografia: Gino Pilotino
- Montaggio: Michele Senesi
- Interpreti: Alice Citarella, Andrea Regno, Benedetta Battaglini, Erika Ferranti , Federico Sfascia, Fernando Bianchini, Mascia Antonelli, Mauro Negri, Michele Senesi, Paolo Magagnini, Roberto Menghini, Roberto Siepi, Rodolfo Borsella, Rodolfo Cingolani, Sergio Brizi, Valentina Lauducci
- Produzione: Palonero Film
- Durata: 63'





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