Uscite in sala 27 giugno 2019

Uscite in sala 27 giugno 2019

Tornano Woody e Buzz, gli eroici protagonisti della saga Toy Story, e piroetta in sala il biopic che Ralph Fiennes ha dedicato a Nureyev. È inevitabile però che le attenzioni cinefile si spostino verso il chiacchieratissimo “fiasco” di Xavier Dolan, La mia vita con John F. Donovan, stroncato unanimamente dalla critica mondiale.

TOY STORY 4
di Josh Cooley

È difficile, quasi impossibile, trattenere le emozioni di fronte a un qualsivoglia episodio della saga dedicata ai giocattoli parlanti e pensanti. Questo nonostante il licenziamento in tronco di colui che diede vita a tutto l’universo Pixar, vale a dire John Lasseter. C’è qualcosa di potente nelle pieghe di un racconto pure semplice, ma di grande efficacia, e sorretto da una messa in scena come sempre strabiliante. Per i cultori della materia un vero e proprio zuccherino estivo, per tutti gli altri una gradevolissima avventura.

Woody, Buzz e gli altri vivono sereni con Bonnie. Al suo primo giorno d’asilo la bambina costruisce Forky, una forchetta/cucchiaio che però non vuole accettare di essere un giocattolo e si sente solo spazzatura. Woody cercherà di fargli cambiare idea. [sinossi]

LA MIA VITA CON JOHN F. DONOVAN
di Xavier Dolan

Ha tentato in tutti i modi l’ancora giovanissimo Xavier Dolan (enfant prodige dell’ultimo decennio) di nascondere questo La mia vita con John F. Donovan, prima incursione in territori anglofoni per il regista nativo del Quebec. Il perché è fin troppo facile da intuire: prolisso, confuso e asettico, il film si dimostra un disastro sotto tutti i punti di vista. Troppa ambizione? Può essere. Quel che è certo è che dopo questo roboante fiasco – con strascichi polemici lunghissimi – il giovanotto se n’è tornato in Canada e ha allestito un lavoro minimale, Matthias & Maxime, con cui è ovviamente stato di nuovo accolto a Cannes. Senza sbalordire, in ogni caso…

Rupert Turner, giovane attore, decide di raccontare la vera storia di John F. Donovan, star della televisione americana scomparsa dieci anni prima, che in una corrispondenza epistolare gli aveva aperto le porte del cuore, svelando i turbamenti di un segreto celato agli occhi di tutti. Ne ripercorre così la vita e la carriera, dall’ascesa al declino, causato da uno scandalo tutto da dimostrare. [sinossi]

NUREYEV – THE WHITE CROW
di Ralph Fiennes

Ben più interessante del mezzo disastro dolaniano è senza dubbio questo biopic che Ralph Fiennes dedica al grande Rudolf Nureyev. Certo, nulla di particolarmente “nuovo”, ma la dimostrazione di una messa in scena onesta alla ricerca di un uomo che preferì l’estasi della danza alla vita reale. Potrebbe perfino incassare discretamente…

Rudolf Nureyev, dall’infanzia sofferta nella città sovietica di Ufa al suo emergere come studente di ballo a Leningrado, fino al suo arrivo nel centro della cultura occidentale, la Parigi dei primi anni sessanta. Il è la storia dell’incredibile viaggio di un artista unico che ha trasformato per sempre il mondo della danza. [sinossi]

DAITONA
di Lorenzo Giovenga

Lorenzo Giovenga esordisce alla regia in solitaria (con Giuliano Giacomelli diresse l’horror avatiano La progenie del diavolo quasi dieci anni fa) e si lancia in una commedia grottesca, un po’ demente e un po’ slapstick, che ha dalla sua una messa in scena non di prammatica ma finisce con lo sfilacciarsi troppo in fretta, inanellando una sequela esagerata di situazioni ma senza una reale compattezza a livello di scrittura. Un’opera prima bizzarra, forse un’occasione sprecata, ma contro la quale sarebbe sciocco e puerile accanirsi. Curiosità: anche l’ex sodale Giacomelli ha firmato il proprio esordio, il fascinoso Profondo, sorta di rilettura in chiave marchigiana del mito di Moby Dick. Ancora inedito, purtroppo, anche nel mondo festivaliero.

Loris Daitona – “con la i, no con la ipsilon” – ha ottenuto un grande successo editoriale a 16 anni con il romanzo per teenager Ti lovvo, ma dopo un decennio la sua brillante carriera di scrittore si è arenata. Potrebbe pensare a un Ti lovvo2, come gli consiglia il suo agente che lavora in uno studio dentistico e viene definito da Loris “lo scugnizzo”, e invece si ostina a scrivere “il romanzo della sua vita”. Una telefonata lo scuote dal suo spleen quotidiano: una certa Lady vuole che Loris consegni un passero rosso alle nove di sera in un luogo stabilito. Ma Loris non conosce nessuna Lady, e non sa niente di quel passero rosso. A poco a poco scoprirà che Il passero potrebbe essere una rarissima raccolta di poesie erotiche firmata dalla poetessa squinternata che l’ha cresciuto, o potrebbe trattarsi di un boss mafioso romano, tale Valerio Passeroni, appena fuggito da Rebibbia. Nel frattempo Loris colleziona botte, insulti e minacce entrando in un girone dantesco di equivoci mentre cerca di sottarsi al suo destino di meteora mediatica. [sinossi]

Questa settimana escono anche Carmen y Lola (2018) di Arantxa Echevarria, Atto di fede (2019) di Roxann Dawson, Ma (2019) di Tate Taylor, Wolf Call – Minaccia in alto mare (2019) di Antonin Baudry. Buona visione!

Info
Il sito ufficiale di Toy Story 4.

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