First Case, Second Case

First Case, Second Case

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Presentato al Cinema Ritrovato 2019, nella sezione Ritrovati e restaurati, First Case, Second Case è un’opera realizzata da Abbas Kiarostami durante la rivoluzione iraniana del 1979. Sotto forma di un problema etico da porre a un certo numero di intervistati, il film mette in scena i dilemmi e i conflitti morali che albergavano durante quell’evento di rivolta epocale.

Un film di Kiarostami sulla rivoluzione

Vediamo un insegnante disegnare sulla lavagna la sezione di un orecchio. Uno studente sbatte la penna sul banco ogni volta che l’insegnante volge le spalle alla classe. L’insegnante chiede agli allievi di fare il nome del colpevole. Loro rifiutano. L’insegnante espelle sette ragazzi, avvertendoli che potranno tornare in classe solo se denunceranno il colpevole. Il film viene interrotto da Kiarostami che mostra le immagini filmate dell’incidente ai genitori degli studenti e ad alcuni politici, artisti, scrittori chiedendo il loro parere: gli studenti dovrebbero rimanere compatti o denunciare il colpevole? [sinossi]

Dopo la presentazione a Venezia Classici del film di Mohsen Makhmalbaf The Nights of Zayandeh–rood, abbiamo la riscoperta di un film misconosciuto del collega della Nouvelle Vague iraniana Abbas Kiarostami, First Case, Second Case (titolo originale: Ghazieh-e Shekl-e Aval, Ghazieh-e Shekl-e Dou Wom), presentato al Cinema Ritrovato 2019, nella sezione Ritrovati e restaurati, nel restauro della MK2. Entrambe le opere mostrano come anche questi due cineasti abbiano fatto sentire la loro voce in merito alla rivoluzione del 1979, ne abbiano cercato chiavi di lettura. First Case, Second Case presenta in abbozzo quella forma di documentario che si confonde con la finzione, che il regista avrebbe poi portato alle estreme conseguenze con Close-up. Implicito già in questo caso il potere del cinema, evidenziato dai ciak in bella mostra, dalle proiezioni, dalle bobine che girano, dal proiettore alle spalle degli intervistati, con le riprese frontali del fascio primario di luce che esce dal proiettore come elemento di demarcazione delle diverse parti. Il potere del cinema che porta a sfilare, davanti alla mdp del regista, tanti dei protagonisti della rivoluzione, anche schierati su opposte barricate. Ci sono i principali rappresentanti della vita politica, culturale e religiosa dell’Iran pre- e post-rivoluzione, politici, artisti, scrittori, religiosi, ci sono i vari intellettuali che rientrarono nel paese insieme a Khomeyni. C’è una donna laica, senza chador, c’è un ayatollah progressista, ci sono rappresentati delle comunità cristiana ed ebraica, e c’è anche Sadegh Khalkhali, il boia, il capo della corte rivoluzionaria che ha condannato a morte con processi farsa una gran quantità di figure del regime dello Scià. Ci sono personaggi che sarebbero stati arrestati in seguito, nella repubblica islamica, e uno di questi sarebbe stato giustiziato.

La parte di fiction, demarcata come tale da un ciak, vede un insegnante in classe, intento a raffigurare con il gesso su una lavagna, l’immagine anatomica di un orecchio. Si odono dei rumori in classe, qualche ragazzino sta disturbando ma il professore non riesce a identificare i responsabili. Così, stufo, individua alcuni studenti e chiede loro di fare i delatori: se non riveleranno il nome del compagno colpevole, saranno puniti al suo posto. Successivamente il filmato si sviluppa secondo due possibili esiti. Nel primo caso uno dei ragazzi in punizione, esasperato, cederà e farà il nome del responsabile, nel secondo caso tutti rimarranno compatti senza cedere. Kiarostami proietta il filmato a ognuno degli intervistati chiedendo a ciascuno di esprimersi in merito. Evidente che il maestro rappresenta il potere autoritario che tutto ascolta con il grande orecchio, lo scià e la polizia segreta della Savak, i disturbatori anonimi, i primi rivoluzionari, e a questo punto la classe, il popolo, è chiamata a prendere posizione, a pensare a salvaguardare se stessi o a sacrificarsi per la coesione del gruppo. Ogni rivoluzione comincia da un gruppo minoritario di contestatori che poi arrivano a trascinare il popolo intero. E cos’è una rivoluzione se non l’andare contro l’educatore, il detentore dell’autorità precostituita e indiscutibile. Va ricordato anche un episodio che scatenò la scintilla per la rivoluzione iraniana, quello dell’incendio al cinema Rex che provocò centinaia di vittime, un episodio da strategia della tensione che entrambe le fazioni si sono rinfacciate.

Kiarostami è stato uno dei più grandi registi dell’infanzia e in First Case, Second Case, prodotto come altri suoi film dal Kanoon, l’“Istituto per lo sviluppo intellettuale dei giovani e degli adolescenti” i bambini rappresentano la possibilità di scelta di un popolo. Ed emerge la rivoluzione come un fatto controverso, dalle grandi sfaccettature, laddove il boia, Sadegh Khalkhali parla paradossalmente del maestro come di un inquisitore ed esprime idee progressiste, mentre l’intellettuale filofrancese sembra esprimere posizioni fasciste.

Info
La scheda di First Case, Second Case sul sito del Cinema ritrovato.

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    di Il film giapponese di Abbas Kiarostami non passerà alla storia, ma ha qualcosa di interessante da dire sui rapporti interpersonali nell'oriente occidentalizzato e sul rinnovamento della sophisticated comedy contemporanea.

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