Lezioni di piano

Lezioni di piano

di

Il tempo non è stato galantuomo con Lezioni di piano di Jane Campion, pluripremiato melodramma su sfondo coloniale, la cui forza resta intatta esclusivamente nelle sequenze dedicate alla seduzione. Al Cinema Ritrovato.

Potenza della musica, dove ogni dramma è un falso

Ada, una donna inglese muta dall’età di sei anni, viene mandata con la sua giovane figlia in Nuova Zelanda per un matrimonio combinato. La sua passione per la musica e per il suo pianoforte la porterà ad accettare di dare lezioni a un proprietario terriero locale. Questi inscenerà per lei un gioco di seduzione astuto quanto appassionato. [sinossi]

Il melodramma è senz’altro un genere cinematografico dove l’equilibrio degli ingredienti deve essere sapientemente dosato, specie se si desidera che valichi indenne il trascorrere dei decenni. Rivedere a venticinque anni dalla sua sortita Lezioni di piano di Jane Campion fa sorgere non pochi interrogativi in tal senso, intrecciati inevitabilmente ad altre questioni delicate e a loro volta “romantiche” quali possono essere, per chi c’era, la memoria spettatoriale e l’ancor più severa sospensione dell’incredulità. Quest’ultima poi, ontologicamente volubile e per nulla universale, pare in questo caso particolarmente predisposta a funestare il reincontro con “quell’amico ritrovato” [1] che in fondo è un vecchio film.

Se è capitato di veder valicare una montagna ricoperta di folta vegetazione con un possente vascello (in Fitzcarraldo, Werner Herzog, 1982), già nell’assunto di partenza del film della Campion ci si trova un po’ spaesati. I virili e possenti Maori si rifiutano infatti di trasportare un pianoforte attraverso la giungla fangosa, e lo lasciano lì sulla spiaggia d’approdo in balia delle onde, affinché quell’oggetto occidentale venuto a “colonizzarli”, e che dunque già dalla sua prima comparsa tra i flutti ha esaurito il suo primario significato narrativo, prosegua a svolgere una funzione decorativa. Questo avviene a pochi minuti dall’inizio del film, e continuerà ad accadere, in altre forme, nel corso della sua durata.

Restaurato nel 2018 da TF1 e StudioCanal con la supervisione della regista, Lezioni di piano, che ha chiuso l’annata 2019 de Il Cinema Ritrovato è la storia della gallese Ada (Holly Hunter, premio Oscar per questa sua interpretazione) che insieme alla figlioletta Flora (Anna Paquin, anche lei oscarizzata per il film) sbarca sulle sponde del nuovo mondo neozelandese per andare in sposa a un rude colono incarnato da Sam Neill. L’uomo non dà inizialmente molta importanza a quel piano abbandonato lì sulla rena, ma per Ada, muta dall’età di sei anni, è l’unico strumento di comunicazione che le sia gradito. A capirlo sarà il britannico naturalizzato Maori George Baines (Harvey Keitel) che, dopo aver riaccompagnato Ada e la figlia su quella spiaggia e aver apprezzato le note fluenti di Michael Nyman (compositore dell’indimenticabile colonna sonora) farà portare lo strumento (dunque non era impossibile) nella sua capanna e chiederà al socio in affari Sam Neill di inviare in loco la sua sposa affinché gli impartisca delle lezioni. Rude anche lui e peraltro analfabeta, Baines inscenerà per Ada un feticistico gioco di seduzione, concedendole tasto per tasto di riappropriarsi dello strumento se lei accetterà in cambio di lasciarsi guardare, toccare, amare.

L’eros come strumento di colonizzazione, è questa l’utopica, efficace metafora di Lezioni di piano, che la Campion riadatta a una storia fondativa che riguarda la sua terra di provenienza, in cui si respirano echi western tra le pieghe e i merletti di un romanzo ottocentesco. Peccato però che il personaggio di Baines non sia un vero Maori, bensì un britannico tatuato e aduso a circondarsi di indigeni. Peccato che Ada poi, al momento di proclamare il suo amore, ben sapendo che l’amato non è in grado di leggere, decida di scrivergli, incidendo poeticamente, ma anche vanamente, la sua dichiarazione su un tasto del galeotto pianoforte. Strana poi quella presenza di un accordatore in un luogo così sperduto e incolto.

È pieno di piccole incongruenze, di forzature narrative prive di giustificazioni Lezioni di piano, al punto che ci si convince, durante la visione, che qualcosa sia stato tagliato via malamente e possa dunque esistere una versione uncut nella quale tutto torni e anche i personaggi abbiano maggiore respiro.

Da sempre interessata ai temi del femminile e della sessualità la Campion appare a tratti ancora acerba nel suo tratteggiare i protagonisti con poca cura, riponendo forse troppa fede nella sua bella idea iniziale. Sebbene premiata con l’Oscar, la sceneggiatura di Lezioni di piano appare dunque spesso distratta, divagante, talvolta un po’ rozza nell’inscenare le sue metafore, con un’insistenza persino didascalica. Si veda ad esempio tutta la prima parte del film, quella che precede la seduzione, dove troviamo il personaggio di Ada più volte intento a guardare sospirante verso un abissale fuori campo, dove giace, in tutta evidenza, il suo amato pianoforte. In tutta questa prima porzione di film, che dovrebbe segnare l’ingresso del personaggio nel suo nuovo mondo, in realtà non avviene nulla, nemmeno un approccio coniugale, e ci si concentra invece su scenette domestiche dalla quale Ada è per lo più assente, dove troviamo le due beghine locali intente in mansioni casalinghe. In uno di questi momenti fa la sua comparsa poi una premonizione un po’ greve di quanto avverrà verso il finale, con il prete locale intento a mimare con un’ascia finta l’amputazione delle mani di una delle suddette beghine. Altrettanto rude è poi l’exploit gore vero e proprio della vicenda, con quegli schizzi di sangue che colpiscono le candide vesti della piccola Flora da una distanza realisticamente improbabile.

Numerose sono poi le sequenze di stampo meramente decorativo, che vedono per lo più protagonista la bambina, ora intenta a volteggiare sulla spiaggia con tra le mani cespi di alghe, ora adorna di alette d’angelo, pronta per la recita di Natale. Evento tra l’altro, quest’ultimo, che tra vistosi filtri fotografici, bambine angioletto e scenografie macabre – si mette in scena, guarda caso, la fiaba di Barbablù e delle sue mogli decapitate – serve solo a comunicare che gli indigeni non distinguono la realtà della rappresentazione (faranno irruzione sul palco pensando che Barbablù abbia davvero ucciso le sue mogli).

Fin troppo misterioso poi, nelle sue oscure dinamiche sessuali resta il personaggio del povero, ma crudele marito incarnato da Sam Neill, un colono che pensa di avere il diritto di prendere le terre ai Maori, perché questi tanto non le coltivano, e che preferisce fare il voyeur sotto le assi della capanna di Baines, piuttosto che interrompere l’idillio o magari tentare in qualche modo di conquistare l’affetto della moglie.

Il tempo non è stato galantuomo con Lezioni di piano, la cui forza resta intatta esclusivamente nelle sequenze dedicate alla seduzione, costruite seguendo quel riuscito amalgama tra la narrazione e la messinscena che altrove il film non riesce a intrecciare. Quel feticismo che fa del pianoforte l’oggetto metonimico di una bruciante passione e che esplode sullo schermo quando Harvey Keitel sfiora il mobile e i suoi tasti in tutta la sua possente nudità, riesce a precipitare l’intero film nella spirale erotica che avrebbe dovuto travolgerlo e che invece resta ai margini di una narrazione romanzesca troppo innamorata delle sue divagazioni illustrative per accorgersi di essere sfilacciata e reticente. E nella riuscita interpretazione del desiderante personaggio di Baines, emerge poi anche quella ricerca sulla mascolinità che la regista proseguirà più avanti, sempre al fianco di Keitel, nell’interessante e sottovalutato Holy Smoke (1999).

E così, l’imminente ritorno in sala di Lezioni di piano grazie ai canali distributivi della Cineteca di Bologna, avrà principalmente l’onere di farci fare i conti con il tempo che scorre impietoso, fagocitando la nostra memoria di spettatori di ieri. Ma allo stesso tempo, avrà il merito di portare alla luce l’ormai certificata sottrazione, attiva dalla fine degli anni ’90 in poi, di un immaginario erotico cinematografico, che in quest’era timorosa di insuccessi al botteghino e costantemente in cerca di un pubblico minorile, rischia di restare il vero aspetto vitale, pulsante e da difendere a spada tratta del film della Campion. Perché è proprio l’eros il grande rimosso di un cinema contemporaneo neo-puritano e insicuro.

Note
1. Citiamo qui il momento del video “di chiusura” proiettato a Bologna prima di Lezioni di piano e nel quale Vincenzo Mollica, citando Fellini, parlava dei vecchi film come vecchi amici da “ritrovare”.
Info
La pagina dedicata a Lezioni di piano sul sito de Il cinema ritrovato.
Il trailer di Lezioni di piano.

  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-01.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-02.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-03.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-04.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-05.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-06.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-07.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-08.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-09.jpg
  • lezioni-di-piano-1993-jane-campion-10.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Il Cinema Ritrovato 2019 - PresentazioneIl Cinema Ritrovato 2019 – Presentazione

    Ha preso il via il Cinema Ritrovato, la storica manifestazione della Cineteca di Bologna. Dal 22 al 30 giugno, con 500 film in 9 giorni, da mattina a notte fonda. Tra gli ospiti, Francis Ford Coppola.
  • DVD

    Ritratto di signora RecensioneRitratto di signora

    di Da un celebre romanzo tardo-vittoriano di Henry James, Ritratto di signora di Jane Campion sposa la narrazione di ampio respiro a un "nuovo mondo" di nevrosi e angosce esistenziali. Intelligente, barocco, algido, recitato magnificamente. In dvd e blu-ray per Pulp e CG.
  • Archivio

    Bright Star RecensioneBright Star

    di Un languido amore adolescenziale agita lo spirito creativo di John Keats nel biopic dedicato al poeta britannico firmato da Jane Campion.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento