L’ultima ora

L’ultima ora

di

Onirico, inquietante, complesso quanto suggestivo, L’ultima ora è un lavoro attraverso il quale Sébastian Marnier fa una trattazione sull’adolescenza e sul rapporto di questa col mondo adulto, sotto forma di thriller psicologico.

Educazione nichilista

Nel Saint Joseph, prestigioso istituto scolastico privato, un professore si suicida sotto gli occhi dei suoi studenti, gettandosi da una finestra. A sostituirlo viene chiamato Pierre Hoffman, giovane supplente, che subito ha il sentore di un atteggiamento strano tra gli alunni della classe. Questi ultimi sembrano accoglierlo con freddezza, ma anche tra i docenti non mancano i comportamenti eccentrici… [sinossi]

È a forte rischio strumentalizzazione, l’uscita di un film come L’ultima ora, in un periodo storico come quello attuale. Dev’esserne stato ben consapevole – e aver accettato il rischio – il regista Sébastian Marnier, che comunque ha tratto la sceneggiatura del film da un romanzo del 2004, scritto dall’autore Christophe Dufossé. È tuttora viva, nell’opinione pubblica mondiale, la discussione sui Fridays For Future, movimento ambientalista globale animato principalmente da adolescenti, nato dagli scioperi scolastici dell’attivista svedese Greta Thunberg. Un soggetto come quello del film di Marnier, che lega una rappresentazione a tinte fosche dell’adolescenza a un singolare attivismo (pur colorato di nichilismo) relativo ai temi ambientali, presta facilmente il fianco alle assurdità che si sono lette sulla ragazza svedese, sulle ragioni e la natura della sua attività, sul suo presunto essere manovrata da imprecisati poteri forti. Persino gli squallidi commenti sulla sua espressività facciale (fortunatamente limitati a certo mondo “culturale” italiano) possono trovare una facile corrispondenza nel soggetto del film, e nei suoi protagonisti.

In realtà, lo sguardo sull’adolescenza messo in campo da questo L’ultima ora, pur assolutamente calato nel mondo contemporaneo (ed è un bene che lo sia) non si può ridurre semplicisticamente alle analogie con l’attualità. Il discorso portato avanti dal film, più universale, ha semmai a che fare coi rapporti del mondo adolescenziale con quello adulto – che nel film non fa, a sua volta, una bella figura – esplicitato soprattutto nell’istituzione educativa cardine, che è quella scolastica. In questo senso, vengono inevitabilmente in mente alcuni termini di paragone cinematografici, quali l’istruttivo La classe – Entre Les murs di Laurent Cantet, o il duro Class Enemy di Ron Bicek, o ancora il canadese Monsieur Lazhar di Philippe Falardeau: con gli ultimi due, in particolare, il film ha in comune il tema della morte all’interno di un’aula scolastica, col confronto – forzato, ineludibile – degli studenti con una caducità umana – sia fisica che psicologica – a cui raramente si viene messi di fronte a quell’età. Tuttavia, le analogie con gli esempi citati si fermano qui: perché i giovani protagonisti del film di Marnier sono già edotti della morte, già ne avvertono la presenza, l’hanno già inclusa nel loro orizzonte di riferimento. Con le loro pratiche e i loro rituali, persino, ne subiscono la fascinazione.

Si respira un nichilismo, nel film, che accomuna in forme diverse il mondo adulto con quello degli studenti dell’istituto, e che finisce per contagiare – in modo inizialmente sotterraneo, ma poi sempre più evidente – anche il supplente interpretato da Laurent Lafitte. Non è un caso che quest’ultimo, dopo esser stato testimone delle inquietanti pratiche che, all’interno della struttura, sembrano accomunare insegnanti e studenti, dopo aver subito quella che appare come un’inquietante persecuzione, sbotti con un esplicito “qui siete tutti pazzi”. Quella follia, rappresentata nel film con toni onirici e a tratti paranoici, scomposta in piccoli dettagli, comportamenti e pratiche che fanno montare un senso sempre più palpabile di disagio, si è in realtà trasmessa dalla generazione degli ultraquarantenni a quella degli attuali adolescenti, tornando poi amplificata alla sua origine: è il sentore di sconfitta, la consapevolezza di una generazione che, avendo avuto a disposizione tutti gli strumenti (economici e culturali) per incidere sulla realtà sociale, si è ritrovata con un pugno di mosche in mano. La generazione, non a caso, dell’attuale presidente francese, sempre meno amato da un’opinione pubblica amareggiata e disillusa. Se si vuole, dunque, dare una valenza “generazionale” al film di Marnier, forse è in questo confronto che questa va innanzitutto ricercata.

La peculiarità de L’ultima ora, tuttavia, sta anche e soprattutto nel saper parlare il linguaggio del cinema di genere, con una capacità di rapportarsi allo spettatore in modo immediato, persino accattivante nella sua confezione, eppure denso di suggestioni. In questo senso, ci permettiamo un ulteriore parallelo per il film di Marnier, che è quello col recente, sottovalutato Nocturama di Bertrand Bonello: un altro esempio di opera “generazionale”, anch’essa complessa nelle sue implicazioni, anch’essa capace di prestare il fianco a strumentalizzazioni di varia natura. Nel film di Bonello, lo sguardo nichilista del regista si esplicava nella forma di una sorta di crudo western metropolitano, mentre qui si è dalle parti del thriller psicologico con sfumature polanskiane – che spesso lambisce l’horror. Nell’uno e nell’altro caso, comunque, c’è la capacità di veicolare il proprio messaggio attraverso gli strumenti del genere, oltre a un sentire analogo, capace di intercettare trasversalmente gli umori di larghi strati di pubblico. La scuola del film di Marnier è in fondo uno specchio deformante – e neanche troppo – della società civile nel suo complesso: le forme in cui il regista la rappresenta, tra ragazzi che sembrano usciti da Il villaggio dei dannati, violente pratiche di iniziazione, telefonate anonime, classici del rock cantati da un coro che pare quello di una messa nera, sono quelle dell’incubo e della paranoia: quelle più adeguate, insomma, al sentire del film. Su tutto, la tensione verso una catarsi (auto)distruttiva, la voglia di annullare tutto per un nuovo inizio, la fascinazione per il vuoto e per l’idea del repulisti generale.

Poco importa, in questo senso, che ne L’ultima ora non tutto giri sempre alla perfezione, che ci siano lungaggini di varia natura nella trama, che le reazioni dell’attonito protagonista – fin dall’inizio diviso tra fascinazione e repulsione – non siano sempre credibili. Il finale, pur suggestivo, appare procrastinato oltre ogni logica, mentre la coerenza narrativa a tratti scricchiola. È la coerenza dello sguardo del regista, tuttavia, a sostenere il tutto, insieme alla forza del registro scelto: quello di un horror implicito, capace di svelarsi lentamente allo spettatore, di rivelare una minaccia, un “mostro”, a cui nessuno può realmente opporsi, in quanto già presente – da tempo – nel corpo sociale. Difficile non cogliere la radicalità di tale approccio, disonesto ridurlo a estemporanei, distratti discorsi da social network.

Info
Il trailer di L’ultima ora.

Articoli correlati

  • Cannes 2019

    les miserables recensioneLes Misérables

    di Con Les Misérables Ladj Ly prende spunto ideale dal capolavoro letterario di Victor Hugo per cercare di raccontare il conflitto nella Francia di oggi. Un’ambizione non di poco conto, cui fa da contrappasso una messa in scena che non sa rinunciare alla retorica ma viene in parte scardinata da un finale aggressivo e barricadero. In concorso al Festival di Cannes.
  • In sala

    Classe Z

    di Avvincente come un episodio de I Cesaroni, edificante come una puntata de I puffi, Classe Z è una commedia a tema scolastico cui preme ricordarci che l'unione fa la forza.
  • Interviste

    Intervista a Bertrand Bonello

    Rappresenta il caso dello scorso anno: Nocturama di Bertrand Bonello, film scomodo per il tema trattato, il terrorismo. Dopo il rifiuto di Cannes, è stato presentato a vari festival tra cui Rotterdam. Abbiamo incontrato Bonello in questa occasione.
  • Torino 2016

    Sarah Winchester, opéra fantôme

    di Bertrand Bonello mescola vita e morte, balletto e documento, spettri della finzione e della realtà, in un viaggio alla ricerca di Sarah Winchester e dei suoi fantasmi. In Onde al Torino Film Festival.
  • Roma 2016

    Nocturama

    di Film controverso e maledetto per i francesi, che non l'hanno voluto a Cannes, Nocturama passa in sordina alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città. E, nel raccontare la vicenda di un gruppo di giovanissimi attentatori, Bonello trova la chiave per descrivere il nichilismo contemporaneo.
  • Trieste 2015

    The Lesson – Scuola di vita

    di , I bulgari Kristina Grozheva e Petar Valchanov hanno preso spunto per The Lesson da un singolare caso di cronaca, ma il disagio etico e sociale, pur presente nelle premesse, sembra annacquarsi strada facendo.
  • Archivio

    Class Enemy RecensioneClass Enemy

    di Il sorprendente esordio di Rok Bicek, regista sloveno ventottenne, raggiunge finalmente le sale italiane grazie alla Tucker Film.
  • Archivio

    Monsieur Lazhar

    di Monsieur Lazhar è un film intenso ed emozionante che si affida alla sola forza delle parole, dei silenzi e delle immagini e arriva diritto al cuore, con sincerità, amore e un tocco di poesia.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento