Inland / Meseta

Inland / Meseta

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Film vincitore della 55a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Inland / Meseta del regista basco Juan Palacios racconta di un mondo in via d’estinzione, la vita rurale nell’altopiano iberico, rifuggendo qualsiasi tono elegiaco per arrivare a una riflessione sulle immagini e il loro potere evocativo.

La bella la va al fosso

In un luogo imprecisato della Spagna centrale incontriamo un pastore che sogna di andare sul lago Titicaca, un duo musicale in pensione che rimembra la loro epoca d’oro, due bambine alla ricerca in-fruttuosa di Pokemon, e un signore anziano che per addormentarsi conta tutte le case vuote del villaggio. [sinossi]

Un pastore porta le pecore al pascolo, all’inizio del film, e poi le ricondurrà all’ovile, alla fine, chiudendo così un ciclo della vita di campagna. Alcuni personaggi lamentano come la natura sia fuori controllo, ormai incolta e incustodita, senza più la manutenzione dei contadini che non ci sono più. Altri fanno la rassegna di tutte le case ormai disabitate del pueblo, con le porte chiuse, sbarrate come le insegne spente degli alberghi. Passa un camioncino del venditore di pesce, che si reclamizza con l’altoparlante, come l’arrotino, ma attraversa le strade di un villaggio deserto. Inland / Meseta di Juan Palacios, vincitore del concorso Pesaro Nuovo Cinema – Lino Miccichè, racconta di un mondo rurale nell’altopiano iberico ormai in via di estinzione, ridotto a pochi superstiti del pueblo. Non si tratta però di un’elegia contadina stucchevole quanto la riflessione sulle immagini sul loro potere e sulla loro stessa capacità di essere manipolate in modo da rappresentare un’elegia o qualcos’altro. Gli stereotipi di questo tipo, con la fotografia estetizzante, patinata, fintamente folkloristica, sono relegati a quel set fotografico interno, con tutte le attrezzature del caso, come gli ombrelli. E gli operatori di questo set hanno come oggetto proprio il mulo, il ‘bifolco’ in carne, le maschere da fauno di qualche tradizione locale.

Juan Palacios in Inland / Meseta dispiega tutta una serie di immagini alternative al puro realismo fotografico, visioni notturne agli infrarossi, immagini digitali ricostruite. L’altopiano compare nella prima scena del film in una veduta aerea, in bianco o nero, come alla fine si vedrà a colori. Un reticolo, un mosaico, una figura astratta che racconta però di una stratificazione delle attività antropiche, i campi, le strade, i sentieri, che rappresentano la storia, nel delicato equilibrio tra uomo e natura, di questa come di tante altre realtà rurali. Un cespuglio sembra muoversi da solo, ma successivamente vediamo che è portato a spalle da un contadino. Sembra quella foresta che si sposta di shakespeariana memoria, come viene predetto a Macbeth, massima espressione dell’ambiguità dell’immagine, su cui lavora Palacios. La Meseta non è un mondo perduto ma un crocevia di tradizione e modernità. Così il contadino che usa la mietitrebbia, rivede quella stessa immagine nei campi ricostruita in digitale, nel televisore che si iscrive come re-cadrage tra mobili in legno di campagna. Così la lavandaia lava la tovaglia nel fosso, ma poi la vediamo estrarre altri panni da una lavatrice per poi stendere tutto insieme ad asciugare. Una coppia di personaggi bizzarri fa un picnic in mezzo al bosco, lei si porta dietro i rotocalchi scandalistici, lui sogna il lago Titicaca. C’è poi chi usa i cd, pure strumenti ormai obsoleti al pari dell’aratro, con la funzione di spaventapasseri, applicati su alberi da frutta. Ci sono le ragazzine che cercano i Pokémon con lo smartphone. C’è chi parla di gnòsis, esibendo una cultura classica. C’è il monumento al camionista spagnolo. C’è un buffo duo di cantanti, equivalenti spagnoli dei personaggi della vecchia trasmissione Mai dire TV, che si esibiscono davanti al simbolo della Shell.

Juan Palacios, cineasta basco residente ad Amsterdam, lavora e sperimenta sulle immagini, ibrida il documentario osservazionale con la videoarte. Lavora lui stesso nel solco di tradizione e sperimentazione, ciò che coglie nella Meseta spagnola.

Info
Un’intervista a Juan Palacios su Inland / Meseta.

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