Giornate degli autori 2019 – Presentazione

Giornate degli autori 2019 – Presentazione

In attesa che venga svelato il programma ufficiale della Mostra, le Giornate degli autori 2019, festeggiando la sedicesima edizione, continuano nel loro percorso che tra scoperta di nuovi talenti e conferma di autori conclamati del proscenio europeo e mondiale cerca di tracciare un sentiero grazie al quale attraversare i confini fissati dalla contemporaneità.

La presentazione del programma delle Giornate degli autori 2019, svoltasi come d’abitudine alla Casa del Cinema di Roma, può essere vissuta da alcuni come una sorta di antipasto – e con lei anche quella della Settimana della Critica – che prelude all’arrivo delle portate principali, che dovrebbero essere servite giovedì mattina con lo svelamento di ciò che proporrà la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica nella sua selezione ufficiale. Eppure nel corso degli anni è stato possibile rendersi conto di come la più giovane tra le sezioni collaterali della Mostra dimostri una propria personalità, e non cerchi di rincorrere in alcun modo le traiettorie ipotizzate da Alberto Barbera e dal suo staff. Coordinato come sempre dal delegato generale Giorgio Gosetti, il lavoro di selezione è stato portato a termine insieme a Gaia Furrer e Renata Santoro, che hanno avuto modo di spiegare le loro scelte durante l’incontro di oggi, idealmente dedicato alla memoria di Ugo Gregoretti, Mattia Torre e Pietro Coccia.
Nel segno di una continuità di visione sul mondo del cinema le Giornate degli autori 2019 si svilupperanno dando spazio sia ad autori affermati (Jayro Bustamante con La Llorona, primo lungometraggio per il cineasta guatemalteco dai tempi di Vulcano; Dominik Moll che a tre anni di distanza da Des nouvelles de la planète Mars torna alla regia con Seules les bêtes, mystery sul concetto di “Caso” che aprirà ufficialmente le danze il 28 agosto) che a una molteplicità di sguardi nuovi, nell’accezione più pura, stratificata e profonda del termine.

Meritano senza dubbio tale aggettivo sia You Will Die at 20 che Burning Cane. Il primo è diretto dal sudanese Amjad Abu Alala, che presentò il progetto ai Berlinale Talents nel 2018; il secondo vede alla voce “regia” lo statunitense Phillip Youmans, nato a New Orleans nel 2000. Già visto al newyorchese Tribeca Film Festival, Burning Cane approderà al Lido come evento speciale fuori concorso, ma si segnala già come uno dei titoli su cui si apriranno discussioni cinefile, ardite ed estreme quanto spesso fini a loro stesse. Di fronte a una Mostra che sta perdendo anno dopo anno sempre di più il contatto con realtà produttive estranee al mondo occidentale, fa piacere vedere come le Giornate degli autori siano ancora un rifugio sicuro per un cinema non allineato, e di non facile categorizzazione. Ecco dunque l’esordio alla regia del quarantatreenne Jō Odagiri, star a trecentosessanta gradi del cinema giapponese come dimostrano le sue incursioni come interprete sui set tra gli altri di Kiyoshi Kurosawa, Hirokazu Kore-eda, Sion Sono, Seijun Suzuki, Yōichi Sai, Katsuhiro Ōtomo, Nobuhiro Yamashita, Satoshi Miki, Lee Sang-il, Shinji Aoyama, Yu Likwai, Kim Ki-duk: Aru sendo no hanashi, vale a dire They Say Nothing Stays the Same, potrebbe rivelarsi uno dei colpi al cuore del 2019 festivaliero. La stessa curiosità la smuovono Bor mi vanh chark | The Long Walk, ectoplasmatico racconto con cui torna dietro la macchina da presa la laotiana Mattie Do, e Lingua Franca di Isabel Sandoval (che all’epoca del precedente Aparisyon, nel 2012, ancora si firmava come Vincent Sandoval), racconto di migrazioni, razzismi e sopraffazione per una transgender filippina a New York.

L’Italia, che spesso ha movimentato le Giornate degli autori – e le attività della Villa degli autori, quartier generale sul lungomare durante la Mostra –, deve “accontentarsi” di pochi slot a disposizione, di cui uno solo in concorso. Posto occupato però da uno dei titoli centrali per la produzione italiana dell’anno, uno dei lavori più attesi e sul quale è lecito serbare ben più di una speranza. 5 è il numero perfetto non è solo la prima opera da regista per Igor Tuveri, in arte Igort, ma è anche e soprattutto la trasposizione in immagini in movimento di una delle migliori graphic novel (a firma dello stesso Igort) europee degli ultimi venti anni. Di una sua realizzazione per il grande schermo si parla da almeno quindici anni, con il coinvolgimento di vari professionisti. Ora che il tutto diventa realtà si apre anche una sfida: sarà in grado Igort di trasformare in forza cinetica lo strabordante potere dei suoi disegni? Al Lido, tra poco più di un mese, lo si potrà scoprire.

Info
Il sito delle Giornate degli autori 2019.

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