Men in Black – International
di F. Gary Gray
Quarto e tardivo capitolo della saga iniziata negli anni Novanta, Men in Black – International appare molto fiacco sia sul piano action che su quello della commedia, incapace di trovare una sua strada al blockbuster contemporaneo, stretto tra il Marvel Cinematic Universe e un più muscolare Fast & Furious.
Datemi un multiverso!
L’agente H gode di fama leggendaria per aver salvato anni prima, in combutta con l’agente T, il mondo da un’invasione aliena. Ma è anche un arrogante e un superficiale, e con lui deve fare i conti un nuovo agente, una giovane donna, cresciuta nel mito dei Men in Black. I due si ritrovano ad affrontare un caso spinoso: il forte sospetto che via sia una spia all’interno dell’organizzazione. [sinossi]
Già il fatto che i protagonisti di Men in Black – International, quarto episodio della saga degli uomini in nero a più di vent’anni dal primo film, siano il Thor/Chris Hemsworth e la Valchiria/Tessa Thompson suggerisce come il franchise della Amblin Entertainment di Spielberg cerchi di inseguire l’onnipotenza e l’onnipresenza del Marvel Cinematic Universe. E, non a caso, i due attori – che qui finiscono per fare coppia come agenti con l’obiettivo, al solito, di salvare il mondo dagli alieni – sono stati chiamati a replicare, senza successo, le dinamiche da screwball comedy innestate nel giocattolone Thor: Ragnarok, tra l’altro tra i meno riusciti dei film della Marvel. Infatti quel poco che lì funzionava – l’antipatia tra i due che poi diventava stima reciproca, la sufficiente brillantezza dei battibecchi di coppia, un briciolino di carica erotica – qui viene rivisto, ripensato e prosciugato fino a un grado zero di totale meccanicità relazionale, scegliendo tra l’altro in maniera autolesionistica di non buttarla sul romance, che sarà pure una soluzione vecchia come il cucco ma è sempre infallibile.
E che si sia scelto poi, essendo assenti per la prima volta dalla saga i volti iconici di Will Smith e di Tommy Lee Jones, di far governare il dipartimento speciale e segreto degli uomini in nero in cerca di alieni da un Liam Neeson ormai definitivamente legato (per non dire compromesso) su un piano commerciale dai suoi ripetuti e retroguardistici exploit nell’action di serie B (da Taken – La vendetta del 2012 fino a Un uomo tranquillo di quest’anno), sta a indicare la sostanziale schizofrenia di intenti di Men in Black – International. Da un lato, l’aspirazione al nuovo universo incarnato dal Marvel Cinematic Universe; dall’altro, un tentativo di restare attaccati a un action muscolare più d’antan. E non è forse un caso che il regista del film, F. Gary Gray, abbia diretto nel 2017 proprio Fast & Furious 8, saga che al contrario si regge sull’orgoglioso residuo di corporeità analogica nella digitalizzazione attuale e che dunque costruisce il suo fascino proprio nel rimpianto dei tempi andati.
Men in Black – International dunque non riesce a essere né l’uno né l’altro, e abbandona ben presto anche il côté da poliziesco urbano sotto forma di commedia, che faceva risalire le sue lontane origini a una rivisitazione del Walter Hill di 48 ore. Il mood da poliziesco interazziale con alieni viene infatti superato a favore di una scelta “internazionalista” che fa sì che i nostri eroi vaghino per il mondo, lasciando volentieri il territorio statunitense e ammiccando forse al Mission Impossible di Tom Cruise, senza però trovare un centro nel loro falso movimento. Sempre che un centro non lo si voglia trovare nella Parigi in cui inizia e finisce il film, mostrata però solo attraverso la Torre Eiffel, completamente decontestualizzata, quale porta di accesso per un ostile mondo alieno. E, anche qui, vi è apparentemente solo una dimensione turistico-produttiva e non di vera necessità narrativa.
D’altronde, persino l’accenno spielberghiano è gettato via malamente: la bambina che fa amicizia con il piccolo animaletto alieno e che da quel giorno vive nell’adorazione del mondo dei Men in Black conduce a un reincontro utile solo a togliersi d’impaccio da una scena che, altrimenti, non si sarebbe saputo come risolvere.
Non molto di diverso si può dire, d’altro canto, della scelta – di questi tempi forse inevitabile – di inserire forzatamente la “quota rosa” all’interno di un dipartimento – e di un franchise – che porta inscritto già nel nome la sua misoginia. E certo non basta un dialogo ben poco brillante, in cui si ragiona ironicamente sulla questione, per uscire dall’impasse.
Cosa resta dunque? Forse giusto la conferma di una polarizzazione inevitabile del blockbuster contemporaneo e la necessità per i concorrenti della Marvel/Disney di trovare un modo per rispondere, sempre che qualcuno sia in grado. E la soluzione non può essere quella di trovare tanti altri multiversi alternativi, anche perché c’è qualcuno che ci ha già pensato ed è lo Shyamalan di Glass.
Info
Il trailer di Men in Black – International.
- Genere: action, avventura, commedia, fantascienza
- Titolo originale: Men in Black - International
- Paese/Anno: USA
- Regia: F. Gary Gray
- Sceneggiatura: Art Marcum, Lowell Cunningham, Matt Holloway
- Fotografia: Stuart Dryburgh
- Montaggio: Christian Wagner, Matthew Willard, Zene Baker
- Interpreti: Aaron Serotsky, Alexandra Selsman Hughes, Anatole Taubman, Andy Beckwith, Ania Sowinski, Beau Fowler, Bern Collaco, Chris Hemsworth, Davina Sitaram, Elle Black, Emma Thompson, Feizal Mowlabocus, Gary Baxter, Hiten Patel, Jaada Lawrence Green, Jacqueline Ramnarine, Jess Radomska, Joan Ferrer, Joellee Evans, Kateryna Globa, Katherine Rose Hall, Kumail Nanjiani, Les Twins, Liam Neeson, Lukas DiSparrow, Marcy Harriell, Milica Guceva, Nasir Jama, Natasha Culzac, Paul Brennen, Rafe Spall, Rebecca Ferguson, Rene Costa, Ruth Horrocks, Stephen Wight, Tessa Thompson, Tim Blaney, Tuncay Gunes, Viktorija Faith
- Colonna sonora: Chris Bacon, Danny Elfman
- Produzione: Amblin Entertainment, Columbia Pictures, Original Film, Parkes+MacDonald Image Nation, Sony Pictures, Tencent Pictures, The Hideaway Entertainment
- Distribuzione: Warner Bros.
- Durata: 115'
- Data di uscita: 25/07/2019









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