Tenzo

Conosciuto per i suoi film sui giapponesi apolidi, Saudade e Bangkok Nites, Katsuya Tomita realizza ora con Tenzo un film sulla filosofia zen, cuore della cultura nipponica, come risposta al trauma nazionale di Fukushima. Il film è stato presentato alla Semaine de la Critique di Cannes e al Fid Marseille dove il regista ha fatto parte della giuria.

I gusti della vita

Di fronte alla crisi sociale, il monaco buddhista Chiken, è coinvolto in diverse attività, come il supporto telefonico di prevenzione al suicidio e l’insegnamento dell’arte culinaria, nel suo tempio di Yamanashi. A Fukushima, il suo vecchio compagno Ryūgyō, il cui tempio fu devastato dallo tsunami, vive in un edificio prefabbricato, supporta gli sfollati e lavora sui cantieri. [sinossi]
Maneggiate anche una singola foglia di verdura in modo tale che manifesti il corpo del Buddha.
(Dogen, Istruzioni per il Tenzo, 1237)

Tenzo comincia con un prologo che mostra i monaci buddhisti, in un antico tempio, dediti alle loro pratiche meditative e ai loro esercizi spirituali. Sembra di assistere a un film storico in costume, uno jidai-geki giapponese, ma subito dopo abbiamo per contrasto una scena in split screen, che mostra il viaggio in macchina di uno di quei monaci, attraversando un paesaggio industriale moderno, dove campeggiano le pale eoliche. Un contrasto che è coerente con lo sguardo del regista Katsuya Tomita, attento alle contaminazioni culturali, ai paesaggi di degrado che ospitano storie di marginalità. Successivamente propone anche l’immagine del cimitero tradizionale, immagine di serenità e sobrietà, contrastata però da una serie di ruspe sullo sfondo. Il regista si era fatto conoscere con due opere, Saudade e Bangkok Nites, entrambe presentate a Locarno, incentrate sui giapponesi di nazionalità ibrida, i nikkei nippo-brasiliani o sui meticciati con Thailandia e Laos. Con Tenzo – presentato alla Semaine de la Critique di Cannes e al Fid Marseille, nel concorso GNCR Cinémas de Recherche, dove il regista ha fatto parte della giuria della competizione principale – Katsuya Tomita sembra tornare alla cultura nazionale autentica e al suo cuore fondante, rappresentato dal buddhismo zen.

Il film segue alcuni monaci della scuola zen Soto, fondata da Dogen Zenji nel 1215, che importò in Giappone la dottrina caodong cinese. Una scuola che si è sviluppata fuori dai centri di potere, tra la gente comune a differenza di qualsiasi culto di stato. Oltre a una serie di peculiari pratiche rituali e meditative, la scuola Soto si contraddistingue per l’importanza data al lavoro quotidiano (samu), considerato quale meditazione in movimento. In questa antica pratica filosofica, Katsuya Tomita trova una risposta salvifica al degrado della società contemporanea. Il trauma recente del disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi, impone per il regista un ritorno ai valori autentici della tradizione. Così vediamo i bonzi del tempio di scuola Soto, fortemente impegnati nel sociale, nel condurre abitazioni temporanee per gli sfollati di Fukushima, o gestire un centralino telefonico di prevenzione al suicidio.

Centrale nel film è la preparazione dei cibi, secondo la filosofia zen, pratica affidata al cuoco del tempio, il tenzo, rappresentato dal personaggio di Chiken, un incarico di grande responsabilità, gerarchicamente inferiore solo all’abate, che prevede una vera e propria pratica spirituale secondo determinati precetti. L’estetica curata e raffinata dei piatti giapponesi odierni deriva proprio da questa dottrina culinaria. Così Katsuya Tomita indugia sulle scene di preparazione dei cibi, in un vero e proprio film gastronomico, facendo confluire questa filosofia con le moderne istanze allo slow food, nel senso vero del termine, all’attenzione alla qualità degli ingredienti, al chilometro zero, al tempo di preparazione senza fretta e senza sprechi. Di più, il cibo e l’alimentazione diventano il gusto stesso della vita. Il film è diviso in sei parti, ognuna delle quali indica una corrispettiva componente del sapore.

Tenzo rientra nel nutrito filone cinematografico del post-Fukushima, e alla fine esibisce ancora le immagini del disastro, di grande desolazione, ancora brucianti a otto anni da quando sono avvenute, come lo erano nell’immediato, mostrate per la prima volta al cinema da Sion Sono in Himizu. A contraltare il regista costruisce un lungo montaggio ipercinetico di galassie, cosmo, ciliegi in fiore, un trip visivo purtroppo rovinato da alcuni segmenti d’animazione, realizzati male e non organici con le altre immagini.

Nel 1952 il primo film sulla bomba atomica, I figli della bomba di Kaneto Shindō, venne realizzato curiosamente su commissione dell’Unione sindacale degli insegnanti. Ora Tenzo viene prodotto su impulso dell’Associazione dei giovani monaci. Succede (solo) in Giappone.

Info
La scheda di Tenzo sul sito del FID Marseille
Il trailer di Tenzo

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