Ghost Strata

Ghost Strata

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Presentato nel concorso internazionale del 30° Fid Marseille, Ghost Strata è il nuovo lavoro di Ben Rivers, un patchwork di immagini e riprese, di repertorio o meno, una per ogni mese dell’anno. Ulteriore capitolo dei ragionamenti del regista sperimentale britannico tra etnografia, evoluzionismo, detriti dell’umanità e cinema, nelle coordinate del tempo, tra tempi storici, archeologici e geologici.

I detriti del tempo

Nella sequenza di apertura, una ragazza legge i tarocchi al regista, indicando l’argomento del suo film: «Il tuo rapporto con il tempo». Rivers organizza un diario di frammenti di film, raccolti mese dopo mese, per un anno. Un dipinto di Hogarth, gli uccelli nella nebbia, i volti ricostruiti di un uomo e una donna preistorici, un frammento da Il marinaio di Pessoa, la lettura divertente di una guida greca. [sinossi]

«Un film su di te, come tutti i tuoi film, ma questo è sul tuo rapporto con il tempo»: così enuncia la cartomante, all’inizio del film, a Ben Rivers mentre gli legge i tarocchi. Il cinema come arte divinatoria prende corpo in questo incipit e nella fine, dove tornano regista e fattucchiera, entrambi mai inquadrati: la mdp riprende solo le carte. Enunciazione che occupa il primo, quello collegato a gennaio, dei dodici segmenti in cui è strutturato il film, ognuno per ogni mese dell’anno. Si tratta della nuova opera del filmmaker sperimentale inglese, Ben Rivers, Ghost Strata, presentata nel concorso internazionale del 30° Fid Marseille. Sono dodici parti eterogenee, riprese in varie parti del mondo, in parte di found footage anche fotografici, in 16mm e formato1,33:1.

Torna l’interesse del regista per i cascami del mondo, i rifiuti della civiltà, i detriti e residui non smaltibili che sono il corollario della società industrializzata, dei paesi ricchi del nord del mondo che spesso usano quelli del sud come discarica. Se ne vedono in vari segmenti, in quello di giugno con le immagini di un contest fotografico di scene dopo un party, con rifiuti, bottiglie per terra; nel segmento di settembre con riprese di scavi nel fango del Tamigi, con il recupero di vari detriti e una bicicletta che affiora; e poi nel segmento di dicembre, con le scene delle riprese in Thailandia in un villaggio nella natura dove le scimmiette passeggiano a fianco di una rete che raccoglie vuoti di plastica. Scene di degrado ambientale, di contaminazione dell’ecosistema di materiale persistente, non degradabile. Ma questo nella prospettiva attuale e a breve termine.

Con Ghost Strata, Ben Rivers amplia il punto di vista allargandolo in una prospettiva temporale molto più ampia. Cos’è l’archeologia se non lo studio dei rifiuti prodotti e rimasti di antiche civiltà? I nostri scarti diventeranno oggetto di un’archeologia del futuro, in una stratificazione di ere storiche e poi geologiche. Lo spiega il paleobiologo Jan Zalasiewicz nel segmento di marzo, illustrando la formazione a strati, facilmente distinguibili, delle rocce del Park Tunnel di Nottingham. Formazioni frastagliate, scolpite dal tempo, piene di nicchie, che disegnano figure astratte, e racchiuse da muri in mattone: il passaggio dalla geologia alla storia delle costruzioni umane. Sono strati fantasma che rappresentano il passato geologico, paleontologico del pianeta. «La natura è una massa di fantasmi», spiega lo studioso. Frastagliati come lo sono le pareti della caverna greca che Rivers mostra nel segmento di agosto, la caverna dell’isola di Siro dedicata al filosofo Ferecide, autore della teogonia delle sette caverne, in cui il principio primordiale è proprio quello di Crono, il dio del tempo, inseminatore di Zeus e della Terra. Rivers riprende la caverna prima con un’inquadratura dall’esterno, e poi con una dall’interno, intercalando le due immagini con il volto di una ragazza, dentro la grotta, con occhiali a specchio a forma di cuore, che riflettono la presenza di un misterioso uomo seduto. Un superamento e ribaltamento del mito platonico.

Ben Rivers dispiega un vasto ventaglio temporale, una stratificazione di momenti del passato, prossimo come remoto. Gli spigolatori del fango del Tamigi trovano mandibole di animali, i fossili del futuro, minerali e biciclette. La serie di quadri del Settecento dal titolo La carriera del libertino di William Hogarth, considerata quale l’antesignano dello storyboard, dell’immagine in movimento quindi del cinema, che Rivers inquadra in frammenti evidenziati di volta in volta da un occhio di bue. Le pitture paleolitiche nella provincia thailandese di Krabi, segmento di marzo, dove poi il regista torna nell’ultimo pezzo, di dicembre dove coesistono diorami di uomini preistorici ed elefanti, scimmiette e gatti veri, scheletri fossili e ammassi di rifiuti di plastica. Ma un’inquadratura con microfono (come nel precedente film del regista The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers) e telo bianco riflettente, rivela che siamo nel mezzo della lavorazione di un film, il progetto di Rivers con la cineasta thai Anocha Suwichakornpong. Il cinema che squaderna presente, passato vero e ricostruito, detriti del passato e detriti del futuro.

Info
La scheda di Ghost Strata sul sito del FID Marseille.

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