Intervista a Katsuya Tomita

Intervista a Katsuya Tomita

Katsuya Tomita è un regista indipendente giapponese, fondatore nel 2001 del collettivo Kuzoku, insieme a Toranosuke Aizawa e Yoshiko Takano. Riesce a realizzare il suo primo film, Above the Clouds, in 8mm con sei amici, dopo aver lavorato come muratore e camionista. Si fa conoscere con due film presentati a Locarno, Saudade e Bangok Nites, entrambi sui giapponesi apolidi, dalla nazionalità ibrida. Con la sua nuova opera, Tenzo, si occupa del buddhismo zen. Abbiamo incontrato Katsuya Tomita durante il Fid Marseille dove era in giuria e dove ha presentato Tenzo, dopo l’anteprima alla Semaine de la Critique di Cannes.

Il film Tenzo inizia con un prologo che si svolge in un tempio antico con le pratiche meditative dei monaci. Subito dopo una scena in split screen mostra paesaggi moderni, industriali dominati da pale eoliche. Perché hai voluto creare questo contrasto così netto?

Katsuya Tomita: Questo tempio esiste realmente ed è il più importante luogo per l’addestramento al buddhismo Sōtō-shū; il film parte da lì proprio per questo motivo. Si trova a Fukui, un posto freddo. Fa veramente freddo durante gli inverni, tra le montagne, ed è la ragione per cui i monaci vanno in un posto del genere. Devono camminare a piedi nudi e alzarsi alle quattro del mattino, per cui l’addestramento è fisicamente molto duro. Quello che conta è che si allenino nella natura, circondati dagli elementi naturali. La ragione per cui ho voluto questo tipo di scena è che si tratta di una storia di persone che prima si allenano, ma quello che viene dopo è la storia che volevo raccontare, quindi ho cominciato proprio in questo modo. Ho voluto mostrare la vita quotidiana di questi monaci dopo l’addestramento, che però vivono all’interno di una società moderna come la nostra.

Il film è un esempio di culinary cinema, con questo richiamo alla cucina tradizionale, slow food come quella che si consuma nel tempio. E questa cultura gastronomica dà il senso della vita, visto che il film è diviso in sei parti come le componenti del gusto. Come mai?

Katsuya Tomita: Per quanto riguarda il significato di Tenzo, il titolo del film, è la carica del monaco che durante l’addestramento è incaricato della cucina e della preparazione dei pasti. Questo è il significato e questa carica non esiste in nessun altro culto buddista, solo nello Sōtō-shū. Quando mi è stato chiesto di fare un film sullo Sōtō-shū, io ho scelto di focalizzarmi sulla figura del tenzo. Durante l’addestramento, i pasti preparati dal tenzo danno un minimo apporto calorico per una persona che deve restare attiva. All’inizio infatti, alcuni monaci abituati a mangiare in altro modo nella loro routine quotidiana, stavano male proprio per la minima carica energetica; ad esempio non c’era abbastanza vitamina B per cui dovevano andare in ospedale per farsi fare un’iniezione e poi tornare ad allenarsi. Per diverse persone all’inizio è stato così. Inoltre, nel Sōtō-shū una cosa veramente importante è il cibo che va a comporre il tuo corpo, è questo alla base di quello che sei. Ciò significa che devi metterti in forma per l’allenamento tramite il cibo. Ovviamente tutto questo cibo è naturale e proviene dalla natura stessa. Una delle regole è non mangiare animali.

Hai realizzato due film, Saudade e Bangkok Nites, sulle persone di doppia nazionalità, come i nikkei, i nippo-brasiliani, o i giapponesi in Thailandia. Perché questo interesse per le persone apolidi e come ci lavori? Li hai conosciuti, incontrati per realizzare i film?

Katsuya Tomita: Realizzo i film cercando di catturare quello che ho di fronte. Mi interessano queste persone che si spostano per necessità ma si tratta anche della storia di un movimento di persone. È la storia di immigrati e la storia dell’uomo. Devi davvero pensare al tutto come alla storia di un individuo singolo ma allo stesso tempo come storia degli esseri umani e di come questi si spostano da un luogo all’altro. Ho dovuto fare in questo modo. Ad esempio, i brasiliani nikkei: la loro storia è che centinaia di anni fa i giapponesi sono andati in Brasile, e questo si lega alla situazione in Saudade. Si ha un vero collegamento tra la storia degli esseri umani e quello che si pensa a riguardo. È stato necessario lavorare con loro proprio per questo motivo. Abbiamo fatto molte ricerche prima di iniziare a girare. Ho incontrato queste persone, mi sono avvicinato alla loro comunità e siamo diventati amici, da quel momento abbiamo stabilito una relazione di fiducia.

Sei un regista indipendente che fa parte del collettivo Kuzoku che permette di fare cinema al di fuori delle grandi case di produzione. Sembra quasi un ritorno in Giappone dell’Art Theatre Guild, la compagnia che produceva i film di Oshima, Imamura e altri registi della Nouvelle Vague giapponese. Ci sono analogie con quel movimento?

Katsuya Tomita: Si, possiamo paragonarlo all’ATG ma in scala molto minore. Però condividiamo lo stesso programma. L’ATG è diventato un movimento vero e proprio nel suo tempo. Portare indietro quegli spiriti, ecco questo è quello che sto cercando di fare. Non è per niente facile!

Anche lo stesso spirito di libertà?

Katsuya Tomita: Le idee sono libere, come la libertà di pensare alla storia. Ma se non hai abbastanza budget, la produzione alla fine non è così “libera”.

Info
La scheda di Tenzo sul sito del FID Marseille.

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