Krabi, 2562

Presentato nella sezione Moving Ahead al 72 Locarno Film Festival, Krabi, 2562 è un film nato dalla collaborazione tra il cineasta sperimentale inglese Ben Rivers e la regista thailandese Anocha Suwichakornpong. La confluenza di due poetiche complesse tra antropologia, darwinismo, stratificazioni umane e geologiche e speculazioni sul cinema e sul fare film.

I fossili viventi

Paesaggi e storie all’interno della comunità di Krabi, nella Thailandia del Sud catturando le collisioni, e a volte le contraddizioni, tra passato preistorico, passato recente e mondo contemporaneo. [sinossi]

Krabi, 2562, presentato nella sezione Moving Ahead al Locarno Film Festival, è un lavoro congiunto del cineasta sperimentale inglese Ben Rivers e della giovane filmmaker thailandese Anocha Suwichakornpong che proprio a Locarno si era fatta conoscere con il film Dao khanong (By the Time It Gets Dark). Un’opera di confluenza, dell’immaginario dei due artisti, di temi che girano attorno al concetto di tempo e al cinema come mezzo in grado di superare le barriere temporali. La collaborazione tra i due nasce in occasione della Thailand Biennale, manifestazione che si tiene a Krabi, provincia della Thailandia del Sud, area di grande bellezza paesaggistica, con le sue isole, i suoi scogli rocciosi che erompono prepotentemente dalla superficie marina. Un luogo che è diventato una grande meta turistica.

La regista thailandese aveva realizzato, con Dao khanong, un’opera politica costruita con la coesistenza di epoche diverse, gli anni Settanta, teatro delle repressioni violente contro le proteste studentesche in Thailandia, e il presente dove una regista sta realizzando una ricostruzione cinematografica di quegli avvenimenti. Ben Rivers affronta il tempo con l’approccio della stratificazione geologica, si veda in tal senso anche il suo recente Ghost Strata che anticipa nelle scene finali Krabi, 2562.
Krabi, 2562 parla di compresenza e stratificazione temporale già dal titolo, indicando l’anno presente, il 2019, secondo la numerazione buddhista. Due modi diversi, appartenenti a due culture, di designare lo stesso arco temporale, come i due registi che costruiscono il film ognuno secondo la propria sensibilità poetica. La stessa provincia di Krabi, dal punto di vista geografico, si configura con una morfologia ibrida, un paesaggio di transizione tra terra e mare. Si deve probabilmente a Ben Rivers e alla sua sensibilità darwiniana, la ripresa dei perioftalmi, quei pesci tipici degli ambienti salmastri di mangrovie, in grado di vivere da anfibi e passare molto tempo fuori dall’acqua. Non un anello di congiunzione ma comunque una possibile altra transizione evolutiva e come tali dei fossili viventi, sopravvissuti in condizioni di isolamento.
Krabi, 2562 mostra parimenti dei fossili umani viventi, uomini delle caverne in carne e ossa che si nascondono come fantasmi, alla Apichatpong Weerasethakul, nei paesaggi incontaminati di Krabi, mentre vediamo anche le loro testimonianze, le pitture rupestri come i loro scheletri fossilizzati.

Il cinema cerca di rincorrere questa stratificazione di tempi. Ben Rivers e Anocha Suwichakornpong tessono i loro percorsi meta-cinematografici anche con ironia, disseminando il film di propri doppi. Così è il regista interno, quell’Oliver Laxe che già rappresentava il cineasta in scena nel precedente film di Ben Rivers, The Sky Trembles and the Earth Is Afraid and the Two Eyes Are Not Brothers. E la protagonista di Krabi, 2562, la ragazza che cerca le location per il cinema, è probabilmente l’alter ego di Anocha Suwichakornpong. E i registi, tramite questi loro personificazioni, marcano anche una distanza tra sé e il cinema commerciale. Il film che sta girando Laxe appare risibile, con l’attore trendy belloccio che rappresenta un uomo primitivo, subito dileggiato per contrasto, dall’apparizione misteriosa di un autentico uomo delle caverne, realistico, in realtà frutto di un’altra ricostruzione, ma più seria e accurata. La troupe di Laxe non vede l’ora di terminare le riprese del giorno, per fiondarsi al karaoke. Alla ragazza che sta cercando le location, la ragazza dell’agenzia turistica, emblema di una visione commerciale, di un paesaggio da sfruttare, di spiagge da riempire di ombrelloni e bagnanti, parla dei film che sono stati girati in quella zona, uno di James Bond, Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro, e The Beach di Danny Boyle, con Leonardo DiCaprio. Lei cerca però altro. E la distanza è pure verso quei film horror thai, trash e splatter, le cui locandine costellano la sala cinematografica abbandonata. Il cinema è fatto di simulacri, ombre nella caverna platonica, come le pecorelle o gli elefanti finti da diorama, l’altare del tempio della fertilità con quei grandi falli, lo spaventapasseri o gli uccelli che volano sullo schermo bianco.
Il metacinema si infiltra in modo rizomatoso in Krabi, 2562. C’è anche tutta la parte della visita alla sala dismessa, l’intervista al vecchio proiezionista. E il riferimento al film che è stato vietato alla Biennale di Krabi, un inserto del quale, in bianco e nero, viene inserito. Una punta polemica, coerente con lo spirito di Anocha Suwichakornpong, che già in Dao khanong rievocava le brutali repressioni delle manifestazioni studentesche, che si collega all’inizio di Krabi, 2562, i bambini a scuola che inneggiano, con filastrocche a comando, al re.

Info
La scheda di Krabi, 2562 sul sito del Locarno Film Festival.

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