L’apprendistato

L’apprendistato

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Presentato al 72 Locarno Film Festival, nel concorso Cineasti del Presente, L’apprendistato è l’esordio alla fiction di Davide Maldi, la messa in scena di un sistema di educazione austero, severo quanto arretrato. Un’opera dal respiro ermetico dove tornano echi del cinema di Olmi.

Quelli dell’accademia alberghiera

All’interno di un prestigioso collegio alberghiero, Luca impara l’arte del servire, tra regole austere e una disciplina severa che cerca di eludere. Come sfogo ha solo le passeggiate nei boschi e la caccia al cinghiale. Ma arriva il momento della maturità e l’ingresso nella vita adulta. [sinossi]

Davide Maldi è già autore di due documentari, Sul fiume, un viaggio attorno al Tevere, e Frastuono, il ritratto di un giovane musicista che vive tra i boschi. L’apprendistato, il passaggio ufficiale al cinema di fiction, presentato nel concorso Cineasti del Presente del 72 Locarno Film Festival, torna su temi adolescenziali, di ingresso nella vita adulta, dove la natura assume un ruolo di catarsi, di fuga da un sistema opprimente. La fiction di Maldi in realtà sembrerebbe non disgiunta dal suo lavoro di documentarista. Qui i personaggi portano lo stesso nome degli attori che probabilmente mettono in scena se stessi.

L’apprendistato racconta della vita in un collegio austero di un gruppo di ragazzi, studenti di una scuola alberghiera. Un mondo opprimente, dominato da una disciplina rigida. Una scuola dove si insegna la servitù, a fare il cameriere, a servire il cliente, cosa che viene inculcata con dei mantra assurdi da far recitare ai ragazzi. Un mondo di formalismi settecenteschi, tanto nell’insegnamento, che impone finanche direttive sul taglio di capelli degli studenti, quanto nella messa in pratica, dove si misurano in centimetri le distanze tra commensali e piatti nella preparazione di un tavolo imbandito. Un mondo di nature morte, tanto nelle preparazioni dei cibi, come la gallina servita sul piatto, preparata nella forma di animale intero, o gli animali maldestramente impagliati di qualche vecchio museo di scienze naturali, come in Frastuono c’erano gli animali nello zoo.

Maldi mette in scena, o ritrae, un mondo dove vige un’autorità opprimente quanto invisibile, un sistema superiore: il regista tiene sempre la mdp sui ragazzi ed evita spessissimo il controcampo quando questi seguono una lezione, o sono a un colloquio, o sono richiamati da un non identificato dirigente scolastico, che ovviamente si rivolge loro con il lei. Nell’epoca in cui vediamo ministri in costume da bagno, sembra un mondo antico, obsoleto. Fino a un certo punto si ha l’impressione che il film sia ambientato nel passato. Indicativo in questo senso il far vedere un telefono di modello antiquato, a muro. Il risveglio nell’età contemporanea avviene quando i ragazzi sono portati in una sorta di visita di apprendistato in una nave da crociera, di quei transatlantici sul mare che ormeggiano a Venezia, partendo dal suo casinò. Da questo punto il film esibisce, più di prima, segni di modernità, cellulari, caffè in capsule, fucili a precisione moderni, sofisticati. Un viaggio che rappresenta un’uscita da quell’ambiente claustrofobico, già anticipata dalle foto d’epoca proiettate ai ragazzi, sui viaggi di un grande chef.

Tra i personaggi del film, emerge la figura di Luca Tufano, sbarazzino, il ribelle, continuamente richiamato all’ordine. Ogni suo sguardo designa uno sberleffo, un affronto alle autorità. Luca trova la sua fuga nella natura, nella caccia al cinghiale, o nel saltarsi addosso in stanza di notte con i compagni. L’apprendistato è un L’attimo fuggente senza il professor Keating, un Picnic ad Hanging Rock senza la misteriosa sparizione. Non ci sono deus ex machina o la ribellione sconfitta, Tufano viene ricondotto nei ranghi di una vita dedicata al servizio di altri. Così almeno sembra.

La regia di Davide Maldi è sobria, controllata, con un uso sapiente del fuori campo. Oltre a non mostrare gli interlocutori, si segnala il questo senso la scena in cui Luca trascina qualcosa nel bosco, che si rivelerà essere il cinghiale abbattuto. Usa raffinatezze come ritagliare i volti in un oblò di una porta sbattente in due sequenze in successione. Non empatizza con i suoi personaggi, a parte Luca. Su tutto aleggia la lezione di Ermanno Olmi, da Il posto, nel cogliere gli sguardi dei ragazzi che imparano una professione e si affacciano al mondo del lavoro, e ovviamente da Lunga vita alla signora!

Info
La scheda de L’apprendistato sul sito del Locarno Film Festival.

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