Intervista a Bong Joon-ho e Song Kang-ho

Intervista a Bong Joon-ho e Song Kang-ho

Parasite, la Palma d’oro dell’ultimo Festival di Cannes, è il coronamento di una collaborazione quasi ventennale tra il regista Bong Joon-ho e l’attore Song Kang-ho, arrivati al quarto film insieme, dopo Memories of Murder, The Host e Snowpiercer. Entrambi sono grandi protagonisti del nuovo cinema sudcoreano. Song Kang-ho ha lavorato molto anche con Park Chan-wook e Lee Chang-dong, altri autori di punta, ed è interprete di film di successo come A Taxi Driver e Il buono, il matto, il cattivo. Li abbiamo incontrati al 72° Locarno Film Festival, in occasione dell’Excellence Award conferito a Song Kang-ho.

Alla fine è arrivata la Palma d’oro, meritato riconoscimento per tutto il cinema sudcoreano che da anni si è fatto apprezzare ai festival internazionali. Come commentate, anche in occasione dell’Excellence Award di Locarno ora conferito a Song Kang-ho?

Bong Joon-ho: È una piacevole coincidenza che quest’anno, in cui abbiamo vinto il premio, è anche il centesimo anniversario del cinema coreano. Personalmente cerco di non farne un dramma e di lavorare come al solito, seguendo la corrente in modo da continuare con il mio solito procedimento lavorativo.

Song Kang-ho: È più o meno la stessa cosa, si tratta di un premio di rilievo che non mi aspettavo ed è molto importante per noi e per il pubblico coreano, questo è motivo di orgoglio nel cinema coreano e ci dà un senso di conquista. Non penso ci sia nulla più appagante di ciò.

Parasite sta avendo anche un ottimo successo al box office in Sud Corea.

Bong Joon-ho: Parlando di questo film, in termini di genere e di intrattenimento, i fantastici attori hanno davvero una vibrante energia che riesce a catturare il pubblico, questi dettagli aiutano molto. Allo stesso tempo il film ha elementi cupi e mostra chiaramente il divario tra ricchezza e povertà, e questo può mettere a disagio il pubblico che guarda. È stato davvero inaspettato che la pellicola abbia avuto tutto questo successo al box office, perché il pubblico può trovare difficile l’argomento, ne sono veramente felice.

[A Bong Joon-ho] La Palma d’oro l’anno scorso è andata al film di Hirokazu Koreeda Un affare di famiglia, un’opera che tematicamente si avvicina a Parasite, per questo racconto degli strati bassi della società. Ti sei ispirato a quel film?

Bong Joon-ho: Ho visto Un affare di famiglia dopo aver girato Parasite. Durante le riprese mi è arrivata la notizia della vittoria di Koreeda a Cannes e mi ha fatto molto piacere. Lo conosco piuttosto bene e ho trovato che il suo Un affare di famiglia trattasse di quelle persone che si trovano al di fuori della convenzionale società giapponese e del suo sistema, fuori da questi limiti, il tutto in maniera interessante e inusuale.

[A Bong Joon-ho] E conosci il film Noi di Jordan Peele? Anche quest’opera è stata vista come un modello per Parasite?

Bong Joon-ho: Non ho ancora avuto l’occasione di vederlo, ma c’era una scena nel trailer che ho trovato piuttosto interessante. C’è un’immagine, una decalcomania, e il motivo per cui sto spiegando tutto ciò è che infatti lo stesso titolo di Parasite in origine doveva essere “Decalcomania, sottolineando il significato di povertà e ricchezza, con due famiglie che si riflettono l’una nell’altra. Quando ho visto quel momento alla fine del trailer di Noi, mi sono incuriosito molto, per cui ho detto a chiunque intorno a me, che lo avesse già visto, di non dirmi nulla e non anticiparmi nulla a riguardo. Però ne ho comunque sentito parlare un po’, quindi qualcosa ormai la so.

Avete lavorato insieme in quattro film, com’è il vostro rapporto? Come lavorate insieme?

Song Kang-ho: Sono ormai vent’anni che collaboriamo, anzi precisamente sono diciotto, per cui si tratta davvero di molto tempo che abbiamo lavorato insieme, vivendo in Sud Corea e lavorando nel cinema. Per me l’aspetto più sorprendente di Bong Joon-ho come artista è che lo scopo finale per lui non è il cinema fine a se stesso, ma è proprio attraverso i film che può parlare e riflettere sulla vita. Credo che sia sempre una sorpresa per il pubblico ed è per questo che le sue opere sono così apprezzate.

Bong Joon-ho: Per rispondere a questa domanda parlerò di un esempio specifico. Quando stavo scrivendo il copione di Parasite, ero preoccupato a proposito di un momento particolare che avviene nella seconda metà del film, dove c’è un climax, di cui non dirò i dettagli per evitare spoiler. Nella sequenza c’è un momento di cui volevo scrivere ma non ero sicuro che sarei stato in grado di toccare il pubblico. Tuttavia, proprio perché questa scena sarebbe stata interpretata da Song Kang-ho, ho pensato di poterla scrivere tranquillamente come volevo; se si fosse trattato di un altro attore non penso avrei potuto renderla come ho fatto, ma avevo fiducia in lui e nel fatto che avrebbe convinto gli spettatori. Così è stato e gli sono molto grato. In quanto regista e sceneggiatore, avere un attore su cui puoi fare affidamento in questo modo, mi ha fatto pensare ancora a tutto ciò. Posso essere piuttosto irresponsabile come regista com’è già successo, ma in questo caso ho pensato davvero di affidarmi interamente sul suo talento per rendere il tutto.

E come costruite i personaggi insieme?

Song Kang-ho: Per quanto riguarda la resa definitiva di un personaggio, penso che i continui cambiamenti vadano avanti fino alla fine di tutto il lavoro, in maniera molto sottile. Dal copione hai l’essenza del personaggio ma poi quando si gira siamo aperti a differenti idee che si condividono e si discutono; anche durante la post-produzione si pensa a quali aspetti del personaggio sono cambiati e a come renderli. Quando sistemiamo l’audio e il doppiaggio, ci sono diverse idee che nascono e vengono discusse per cui il ritratto è completo solo alla fine di tutto quanto.

Bong Joon-ho: Per quanto mi riguarda, nel ruolo di regista non si tratta ma di un “questo è già stato deciso” oppure “questo è il film che stiamo facendo, questo è il protagonista che stiamo realizzando e così è deciso”; in realtà si tratta di una serie continua di processi, e – sia che si tratti di girare il film sia che si parli di recitare – si costruisce tutto passo per passo andando avanti.

[A Song Kang-ho] Un altro regista con cui hai lavorato molto è Park Chan-wook. Che rapporto hai invece con lui?

Song Kang-ho: Ho realizzato tre film e un cortometraggio con Park Chan-wook, per cui in totale sono quattro opere. È un regista che ha un’intensa e peculiare energia creativa, è amato dal pubblico e dai fan, è rappresentativo di quello che è il cinema sudcoreano, estremamente differente da Bong Joon-ho. Come attore sono molto soddisfatto, e mi sento messo alla prova dal lavorare in questo modo, che il regista sia così conscio di determinate qualità artistiche di cui va alla ricerca. Nella mia interpretazione il punto è sempre quello di raggiungere il più possibile la perfezione espressiva; è sempre una sfida, c’è sempre molto lavoro da fare e manca sempre qualcosa. Nonostante sia molto dura, sono molto appagato dal mio lavoro.

[A Bong Joon-ho] Come molto cinema sudcoreano, nei tuoi film si può trovare una vena grottesca. La tragedia convive perfettamente con momenti di ironia. Come fai a raggiungere questo equilibrio?

Bong Joon-ho: Mia moglie dice che è semplicemente la mia personalità, che sono strano e per questo motivo i miei film sono così. So di essere un po’ particolare, ma questo lo dice lei. [ride, n.d.r.] Credo che per me realizzare due ore di tragedia o due ore di sola commedia sia anche più difficile e strano, perché la vita reale non è così, la vita reale è un mix di entrambi gli aspetti. Anche quando si affrontano le cose più terribili, ci sono sempre momenti positivi inaspettati che possiamo trovare. Proprio perché la vita e la realtà per me sono così, è naturale che lo esprima nei miei film. Penso che sia anche dovuto dal lavoro svolto con attori con queste stesse inclinazioni, come Song Kang-ho. Lui è perfettamente in grado di esprimere la complessità e la stratificazione dei vari aspetti della vita, dando così alla fine al film quel tocco unico.

[A Bong Joon-ho] Hai sviluppato questo stile anche all’interno di una cinematografia, come quella sudcoreana. Quali sono, se ci sono, i tuoi modelli?

Bong Joon-ho: Tra i miei colleghi, guardo sicuramente a Lee Chang-dong. Quando stavo girando Memories of Murder, ho preso ispirazione da Peppermint Candy per alcune parti della descrizione generale e del detective. Ci sono analogie anche tra Poetry e Mother, ma il mio film era stato distribuito un anno prima, quindi non saprei se è stato Lee Chang-dong a essere ispirato dal mio lavoro o meno. Per quanto riguarda Parasite e Burning, quest’ultimo è stato mostrato a Cannes mentre stavamo ancora girando Parasite, per cui lo abbiamo potuto vedere solamente una volta terminate le riprese. Anche in Burning ci sono questi personaggi divisi tra ricchi e poveri, e allo stesso tempo ci sono tematiche molto simili, nonostante i nostri approcci siano piuttosto differenti. Condividere questi temi con il regista Lee, che ammiro molto, è qualcosa di molto affascinante per me. Nel cinema classico, il mio mentore è un regista coreano degli anni Sessanta e Settanta, Kim Ki-young, che ha realizzato The Housemaid. Era davvero un genio, riusciva dipingere molto bene le classi della società coreana e i diversi desideri sessuali. Mi piace molto anche Kiyoshi Kurosawa, i suoi film polizieschi e quelli horror. Ho saputo che quest’anno il film in chiusura a Locarno è il suo.

[A Bong Joon-ho] Vieni da film molto diversi, come Okja e prima Snowpiercer. Hai fatto opere di realismo sociale e film di fantascienza, come The Host. Non sembra esserci un disegno nella tua filmografia.

Bong Joon-ho: In realtà non penso troppo a come connettere il mio prossimo film con quello precedente, anzi penso piuttosto a come realizzarlo il più diverso possibile. Tuttavia, proprio perché sono solamente una persona è normale che inavvertitamente alcuni dettagli si ripetano, ad esempio la mia ossessione per scale o cantine.

Info
La pagina dedicata all’Excellence Award andato a Song Kang-ho sul sito del Locarno Film Festival.

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