Passatempo

Passatempo

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Il passatempo del professore in pensione interpretato da Renato Carpentieri sono le parole crociate de La Settimana Enigmistica. Ma il gioco può essere sempre mortale, anche quando sono dei ragazzini a giocarlo. Un lavoro diretto e al contempo metaforico sull’Italia di oggi, sul razzismo quotidiano, sulla brutalità nascosta dietro il più semplice dei passatempi. Gianni Amelio firma il cortometraggio che apre ufficialmente la Settimana della Critica.

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Un professore in pensione è seduto al tavolino di un bar all’aperto, in una bella giornata di sole. La cameriera gli porta la colazione. Subito dopo arriva un ragazzo, e il professore lo invita a sedersi, lo aspettava. Il ragazzo ha la pelle scura, viene dal Mali. È ben vestito, sereno, pronto anche lui al “gioco” che il professore deve condurre. Si tratta di una gara di enigmistica, dove si vince compilando per intero un cruciverba. Ma c’è una variante che rende la prova impossibile: indovinare le soluzioni prima ancora che venga posto il quesito. E tuttavia il ragazzo arriva alla fine. O quasi… [sinossi]

Passatempo s. m. [comp. del tema di passare e tempo; nel sign. 3, tempo significa «tempo cattivo»]. – 1. a. Occupazione gradevole e poco impegnativa che serve a far passare piacevolmente il tempo; divertimento, svago…

Non è la prima volta che la Fondazione Fare Cinema, creata a Bobbio da Marco Bellocchio, si trova a inaugurare la Settimana Internazionale della Critica da quando al timone di quest’ultima vi è Giona A. Nazzaro: nel 2016 a menare le danze fu Pagliacci, diretto dallo stesso Bellocchio, mentre oggi l’onore e l’onere tocca a Gianni Amelio, che proprio nella cittadina in provincia di Piacenza ha girato Passatempo. Un titolo che appare in tutto e per tutto programmatico: non è forse il più classico dei passatempi (almeno per persone appartenenti a una determinata generazione) concentrare l’attenzione sulle parole crociate della Settimana Enigmistica? E non è forse un passatempo quello di intrattenersi con qualcuno, solo allo scopo – effimero di per sé – di scoprirne le abilità, l’intelligenza verrebbe da dire, di fronte al sinonimo, alla metafora? Parte da questo concetto, Amelio, per “passare il tempo”. Dopotutto questo cortometraggio è a sua volta un passatempo per il cineasta calabrese, in attesa che si chiuda una volta per tutte il lavoro su Hammamet, l’atteso film che metterà in scena Bettino Craxi. Craxi, simbolo di un’Italia “da bere” che sognò la conquista del Capitalismo (pur con rigurgiti socialisti) e crollò miseramente sotto i colpi di Tangentopoli. Un’Italia che vedeva nell’altra sponda del Mediterraneo un’opportunità – gli accordi con la Libia di Gheddafi – ma anche una via di fuga, un eremo nel quale rifugiarsi qualora le cose non fossero andate come si sperava. Ora la speranza di un corridoio in cui infilarsi per fuggire alla guerra, alla miseria, alla desertificazione e alla morte sociale ce l’hanno coloro che compiono il percorso inverso, e che dalle coste dell’Africa (e sovente dalle atroci prigioni libiche) si mettono in viaggio per mare, rischiando di morire e spesso – troppo spesso – morendo, carne al macello per un sistema del Capitale che sfrutta e volge lo sguardo dall’altra parte, senza senso di colpa né di responsabilità.

Parla di tutto questo, Passatempo, senza mai citarlo. Parla di tutto questo Amelio semplicemente facendo ricorso alla Settimana Enigmistica, a un anziano professore in pensione seduto alla sedia preferita del suo bar preferito, e a un ragazzo di colore che deve correre il rischio di giocare alle parole crociate indovinando le definizioni senza averle lette. Così, in questo gioco al massacro, l’unica via d’uscita per chi non riesce nell’impresa è un colpo di pistola alla testa. C’è un sogno nel sogno nel sogno in questo lavoro sulla breve distanza prodotto da Fare Cinema – tra gli altri – e scritto dallo stesso Amelio per le voci, gli sguardi, le movenze di un sempre eccellente Renato Carpentieri e del giovane Daouda Sissoko. Ci sono solo loro in Passatempo, il resto sono personaggi di contorno, sfondo di un Paese sfondato. Ci sono solo loro, l’intellettuale e il profugo, costretti a un gioco in ogni caso insensato, violento quando non direttamente inutile e sfiancante. Se nella fierezza dello sguardo di Sissoko si può intravedere il volto di una retorica gentile ma fin troppo esibita, è nella messa in scena del professore interpretato da Carpentieri che Amelio dimostra di avere le idee chiare. A essere messo alla berlina non è solo un popolo che si è lasciato irretire da una propaganda bieca e antisociale – oltre che antiumana – ma anche la sua punta che si suppone più illuminata, e che invece si riduce ad addormentarsi al fiume con la Settimana Enigmistica sul volto, pallida eco di un pensiero disperso, ridotto a mero esercizio mnemonico o deduttivo. Lì, in quel passaggio, si avverte con maggior forza il discorso tracciato da Amelio, e vi si legge in controluce il potere non solo politico ma anche e soprattutto cinematografico. In quella sequenza finale che vede Sissoko nel suo vero ruolo, quello di venditore ambulante deriso e bullizzato da un gruppo di bambini petulanti e sgradevoli, Passatempo compie lo scarto necessario. L’intellettuale Carpentieri, morso da una coscienza ricacciata a forza nell’ombelico, si limita a un “sono solo ragazzate” nel quale è racchiusa la tragedia contemporanea italiana – e non solo.

Info
Passatempo sul sito della SIC.

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