Uscite in sala 29 agosto 2019

Uscite in sala 29 agosto 2019

Nella settimana in cui inizia la Mostra di Venezia arrivano in sala i film di Park Chan-wook e Fatih Akin, anche se la scena un po’ la ruba il noir nostrano con cui esordisce alla regia il fumettista Igort. È poi la volta delle canzoni di Springsteen, dei genitori imperfetti e dell’acclamato (troppo) film di Chloé Zhao.

 

5 È IL NUMERO PERFETTO
di Igort

In molti erano scettici rispetto all’esordio alla regia di Igor Tuveri in arte Igort, tra i più rilevanti fumettisti italiani e mondiali. Invece, nel mettere in scena il suo capolavoro più noto – che aspettava un adattamento per il grande schermo da tre lustri – Igort dimostra una notevole intelligenza nel lavorare sulla stilizzazione, partendo da un segno grafico che può rammentare il Dick Tracy di Warren Beatty per arrivare dalle parti delle più volte citate “lacrime napulitane”. Denso, forse un po’ asettico ma sempre fascinoso, 5 è il numero perfetto è un esempio concreto di ciò che dovrebbe essere la nostra produzione di genere: coraggiosa, mai incline al compromesso e in grado di giocare senza trasformarsi in parodia.
Peppino Lo Cicero, guappo e sicario in pensione, torna in pista dopo l’omicidio di suo figlio. Questo avvenimento tragico innesca una serie di azioni e reazioni violente, scintilla per cominciare una nuova vita. Un piccolo affresco napoletano nell’Italia anni Settanta. 5 è il numero perfetto è una storia di amicizia, vendetta, tradimento e, in fondo, di una seconda opportunità e di una rinascita. [sinossi]

 

IL MOSTRO DI ST. PAULI
di Fatih Akin

Ok, Fatih Akin non è di certo uno dei nomi imprescindibili del cinema europeo contemporaneo, ma va detto che questo thriller che rilegge Lang attingendo a piene mani a un’immagine fassbinderiana è forse il suo lavoro più fascinoso e compiuto. Da vedere senza pregiudizi, un enorme balzo in avanti rispetto al pessimo Oltre la notte.
Amburgo, anni Settanta. Quartiere di St. Pauli. Bevitori abituali e prostitute, scommettitori falliti e altre anime solitarie animano la vita notturna nel quartiere. Fritz Honka è uno di loro, un uomo basso dai lineamenti respingenti, sgraziato anche nel fisico. È uno dei tanto frequentatori abituali del baraccio Zum Goldenen Handschuh (The Golden Glove). Honka è un manovale non qualificato, raccatta per strada o nel locale donne anziane e disperate, alcolizzate, rovinate dalla vita. Nessuno sospetta che dietro questa maschera grottesca si nasconda un assassino seriale che ha trasformato il suo squallido e microscopico attico in una maleodorante camera mortuaria: Honka uccide le sue prede, le smembra e tiene alcuni pezzi dei loro corpi… [sinossi]

 

MADEMOISELLE
di Park Chan-wook

Che mondo tristanzuolo quello della distribuzione cinematografica in Italia, se persino un maestro della Settima Arte contemporanea come Park Chan-wook fatica come Ercole per riuscire a trovare una collocazione. Di certo Mademoiselle non è la sua opera più compiuta, anche per via di una narrazione tirata eccessivamente per le lunghe, ma questo non giustifica un silenzio durato oltre tre anni. Meglio tardi che mai, comunque: godetevi al buio della sala questa storia un po’ sadiana un po’ hitchcockiana.
1930. La Corea sta vivendo un lungo periodo di occupazione giapponese. Sook-hee, una ragazza di umili origini, viene assunta come cameriera dalla nobile e ricca famiglia del conte Kouzuki per servire la nipote Hideko, che vive una vita solitaria nella grande tenuta di campagna con il bizzarro e autoritario zio e tutore. Ma la cameriera nasconde un segreto: è un’abile borseggiatrice ingaggiata da un truffatore che si finge un nobile giapponese. Dovrà aiutarlo a sedurre Hideko e convincerla a fuggire da casa: dopo averle sottratto l’eredità, il piano prevede di rinchiuderla in un manicomio. Tutto sembra procedere come previsto, ma Sook-hee e Hideko scoprono di provare una reciproca attrazione… [sinossi]

 

BLINDED BY THE LIGHT
di Gurinder Chadha

Era inevitabile che la moda che vuole il cinema costruire le sue narrazioni attingendo al repertorio musicale di questo o di quell’altro artista rock arrivasse a interessarsi anche di Bruce Springsteen. Le canzoni del “Boss” vengono ben sfruttate da Gurinder Chadha e il film, pur senza chissà quali sconvolgimenti estetici, narrativi o emotivi, si lascia guardare con un certo piacere. I fan andranno in brodo di giuggiole, ovviamente.
La storia di Javed, adolescente britannico di discendenza pakistana che vive nella città di Luton, Inghilterra, nel 1987. Nel mezzo dei tumulti razziali ed economici dell’epoca, scrive poesie come mezzo per sfuggire all’intolleranza della sua città e all’inflessibilità tradizionalista di suo padre. Ma quando un suo compagno di classe gli fa conoscere la musica del “Boss”, Javed scopre dei parallelismi con la sua vita da classe operaia nei potenti testi di Springsteen. Mentre Javed scopre una via d’uscita catartica ai suoi sogni repressi, comincia anche a trovare il coraggio di esprimersi con la sua voce unica. [sinossi]

 

GENITORI QUASI PERFETTI
di Laura Chiossone

Un po’ troppo sopra le righe, soprattutto per colpa di alcuni interpreti, questa commedia che pure qualche idea interessante la mette in campo, a partire da una dura reprimenda contro la nuova borghesia milanese e i suoi vezzi. L’amarezza finale riscatta alcune scelte facilone e prevedibili, e determinati snodi narrativi evitabili. Nel complesso sufficiente.
Simona Riva è una mamma single con un figlio, Filippo, giunto all’ottavo compleanno: dunque bisogna organizzare la festa con gli amichetti della scuola, e Simona si dedica anima e corpo all’impresa di ospitare una manciata di ragazzini scalmanati con i rispettivi genitori. Ed è il campionario degli adulti quello più variegato: la coppia di ferro politically correct convinta di avere la verità in tasca; il mammo disoccupato certo che il modo migliore per crescere un bambino sia restare al suo livello; l’estetista ipersessuata che talvolta si sente soffocare; il manager neoseparato che non ha tempo per la famiglia; e infine la mamma arcobaleno. Allacciate le cinture: la festa del piccolo Filippo rischia di trasformarsi in una cena delle beffe. [sinossi]

 

THE RIDER – IL SOGNO DI UN COWBOY
di Chloé Zhao

Sono due anni, dal suo passaggio alla Quinzaine des réalisateurs, che questo post-western viene citato per parlare del supposto “nuovo” cinema statunitense. Per carità, il film è senza dubbio interessante, e dimostra le qualità in crescita di Chloé Zhao: l’impressione però è che si stia tendendo a una enorme sopravvalutazione di un lavoro non privo di passaggi a vuoto poco giustificabili.
Un tempo stella nascente del circuito dei rodeo, il giovane cowboy Brady, a seguito di una terribile caduta da cavallo, non potrebbe più cavalcare. Ma lui non ci sta, non vuole accettare questo tremendo destino. [sinossi]

 

ATTACCO AL POTERE 3 – ANGEL HAS FALLEN
di Ric Roman Waugh

Qui, giunti oramai al terzo capitolo della saga, si può essere piuttosto sintetici. Se siete dei fan incrollabili perfino il film di Ric Roman Waugh potrà apparirvi degno di nota; in caso contrario il consiglio è quello di scegliere un altro titolo per passare una serata al cinema.
Dopo una vorticosa fuga, Mike Banning è ricercato dalla sua stessa agenzia e dall’FBI, mentre cerca di trovare i responsabili che minacciano la vita del Presidente. Nel disperato tentativo di scoprire la verità, Banning si rivolgerà a improbabili alleati per dimostrare la propria innocenza e per tenere la sua famiglia e l’intero Paese fuori pericolo. [sinossi]

Questa settimana in sala escono anche Teen Spirit – A un passo dal sogno (2018) di Max Minghella, L’amour flou – Come separarsi e restare amici (2018) di Romane Bohringer e Philippe Rebbot, Stuber – Autista d’assalto (2019) di Michael Dowse. Lunedì 2 settembre esce con Nexo Digital City Hunter – Private Eyes (2019) di Kenji Kodama.

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