enrico ghezzi: «Il presente come remake, questo è l’orizzonte».

enrico ghezzi: «Il presente come remake, questo è l’orizzonte».

Presentato stamane nel caldo tropicale della laguna, presso la Villa degli Autori il promo denominato On ne saurait penser à rien, preludio e assaggio del film-progetto Gli ultimi giorni dell’umanità, una cosa di enrico ghezzi e malastradafilm film, prodotta da malastradafilm, Zomia e H12. La chiacchierata ha avuto per argomenti privilegiati il cinema, l’a(na)rchivio, la memoria e lo sguardo, il remake del presente e si è chiusa con il lancio del crowdfunding per portare a termine il film-progetto Gli ultimi giorni dell’umanità, che Quinlan è felice di sostenere.

Ecco i dettagli per contribuire al crowdfunding:

www.ecce.dance è il sito attraverso il quale è possibile accedere al crowdfunding, che, nel dettaglio si trova qui: www.ecce.dance/denari.

Presenti all’evento: enrico ghezzi, Donatello Fumarola (Fuori Orario e Zomia), Alessandro Gagliardo (malastradafilm) e Giorgio Gosetti (Delegato generale delle Giornate degli Autori).

Riportiamo alcuni stralci dell’incontro.

Donatello Fumarola: Questo progetto nasce dall’archivio privato di enrico e dell’idea di Alessandro Gagliardo di malastradafilm, si è trattato di un incontro di intenzioni che ha portato a raggruppare alcune sensibilità diverse dal gruppo dei fuorioraristi, con una sorta di verginità di sguardo e un senso di scoperta nei confronti del materiale, solo questi sguardi non preparati, non strutturati, non cinefili potevano regalare quelle sorprese necessarie alla costruzione del film. Mario Martone e Toni Servillo, che abbiamo visto qui poco fa, sono due delle persone che stanno finanziando il progetto e se siamo qui oggi è anche per presentare e lanciare il crowdfunding che auspicabilmente ci aiuterà a portarlo a termine. La nostra idea è di avere il film pronto per marzo, questo grazie anche alla macchina ideata da Alessandro Gagliardo ovvero “La macchina che cattura l’eccedenza”. Il film ad oggi, e il promo che abbiamo mostrato, si chiama On ne saurait penser à rien ma poi sarebbe bello che si chiamasse Gli ultimi giorni dell’umanità.

enrico ghezzi: C’è il bisogno di essere un po’ più originali. Quello che fa e farà questo film è quello di dissolvere in generale l’originale, che è un rischio perché poi nessuno se ne accorge. Non so di chi possa essere questo film sicuramente di molte persone, però vale la pena aspettare tra 75 anni se ancora ci sarà chi avrà voglia di giocare con queste cose. Anzi, di giochicchiare perché è meglio giochicchiare che presentarsi con un “io sono l’opera”, pronti a mascherare il soggetto che invece non c’è. Ci sono dei momenti di pura sovrimpressione che sono come quando la mamma lasciava sul tavolo di fornica mentre stirava… ricordo mia madre mentre stirava… una tavoletta a forma di… vediamo se ci arrivo. Una volta avevo nove anni e sentivo odore di dolce farcito andai a vedere approfittando del fatto che mia madre stava telefonando e c’era un buco a forma di… se ci fossero più cose di questo tipo. Giocare il già giocabile. Tutto questo è gioco.

Alessandro Gagliardo: Le occasioni di giocare di solito sono veramente poche. E quando abbiamo capito l’antifona, che era possibile giocare, abbiamo cominciato a giocare. Perché giocare è la cosa che ci piace di più, anzi giochicchiare. Tutto è iniziato a settembre dell’anno scorso, quando ci siamo trovati di fronte a un magma di immagini da fine anni ’70 agli anni 2000, in diversi formati, tutti analogici. Abbiamo iniziato ad acquisirle e a vederle, ed è stata una bella impressione complessiva. E ci siamo detti: cosa facciamo ora? Poi una delle prime cose che abbiamo voluto evitare era stringersi davanti a un computer, dove si muovono solo due mani e un mouse e costruire tutto in maniera molto individuale, e allora ci siamo detti: mettiamo in gioco tanti individui. E da lì abbiamo fatto questo passaggio corale in cui abbiamo preso questo archivio e abbiamo iniziato a scoprirlo. L’interesse verso l’archivio nasce da questo sostanzialmente, dalla possibilità di ritrovarsi davanti a delle immagini che si fanno scoprire, che scopri, e in un certo senso anche farsi suggerire dallo stupore qualcosa, stupore che lega stupore, per libere associazioni, volendo dunque rifuggere la volontà di piegare le immagini a qualcosa. Così abbiamo creato un ensemble, un’orchestra o, meglio, quella che noi chiamiamo redazione, che è volta alla creazione corale e a non finalizzare questo movimento, questo mettere mano alle immagini dell’archivio…

enrico ghezzi: …dell’anarchivio…

Alessandro Gagliardo: Ecco, sì. L’anarchivio. Questo è stato l’approccio che abbiamo scelto: lavorare all’anarchivio in modo da non guardare le immagini con un unico sguardo e con l’idea di creare qualcosa di “compiuto”, perché non ci interessa “fare senza amare”.

Giorgio Gosetti: Avendo visto queste immagini, mi faceva piacere chiedere a Enrico una riflessione su quanto questo film è/sarà narrativo anche senza volerlo.

enrico ghezzi: Non essere narrativi credo sia una chance importante. Credo che il film voglia quello che accade. Mi viene in mente la rivoluzione francese rivista/ripensata da Rohmer. On ne saurait penser à rien. Credo che questa affermazione sia consona o forse consanguinea. Coniata nel 1855 da Musset e riportata alla dimensione rohmeriana è difficilissima da situare nel modo giusto. Non saremo/non sareste/non sarò capace di farlo, di guardare in faccia il tempo e invece credo che questo film possa durare 15-16 ore alla fine, si tornerà alle 18-19 ore di montato. Chi sarà il primo a fare 19 ore di montaggio? Anche porsi solo il problema è già una delle libertà di questo film. Quello che abbiamo chiamato anarchivio è un archivio anarchico, come pensato da Genette però l’ho fatto prima io, a volte. Ecco, credo che questo film abbia tutto il merito che è di quello che già esisteva: un grande remake che però è il remake del presente, il presente come remake, questo è l’orizzonte. La grandezza di qualunque lavoro con le immagini è quello di riazzerarle, di lasciarle parlare per come sono che è quello che non accade mai…buone visioni!

Articoli correlati

  • Notizie

    In arrivo Gli ultimi giorni dell’umanità

    Venerdì 30 Agosto 2019 ore 11:00 presso la Villa degli Autori sarà possibile trascorrere uno squarcio di mattinata lidense insieme a enrico ghezzi e agli amici e ai compagni di lavoro che daranno vita al racconto di un film in divenire: Gli ultimi giorni dell'umanità. In attesa dell'evento, abbiamo rivolto due domande a enrico ghezzi.
  • Festival

    Venezia 2019Venezia 2019

    La Mostra del Cinema di Venezia 2019, edizione numero settantasei del festival, risponde alla tonitruante edizione di Cannes con (tra gli altri) Hirokazu Kore-eda, Roman Polanski, James Gray, Pablo Larraín, Steven Soderbergh, Olivier Assayas...
  • Festival

    venezia 2019 minuto per minutoVenezia 2019 – Minuto per minuto

    Dal primo all'ultimo giorno della Mostra di Venezia 2019, tra proiezioni stampa, code, film, sale, accreditati, colpi di fulmine e delusioni: ecco il Minuto per minuto, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a qualsiasi ora del giorno. Più o meno...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento