Scales
di Shahad Ameen
Scales è il primo lungometraggio della trentenne regista saudita Shahad Ameen, che mette in scena una fiaba ricorrendo al racconto mitico. Un’opera prima che appare più come un saggio sulle potenzialità della giovane cineasta. Ma non servono anche a questo gli esordi? Alla Settimana della Critica di Venezia.
La volontà dell’acqua
Su di un’isola arida e rocciosa, le prime figlie femmine di ogni famiglia vengono donate al mare come sacrificio propiziatorio per la pesca e la ricerca del cibo. In questa società dominata dal maschile, un padre si rifiuta di uccidere la propria neonata che, una volta adolescente, spezzerà le catene delle antiche leggi… [sinossi]
Scales, primo lungometraggio della trentenne regista saudita Shahad Ameen, è una favola raccontata come un antico mito. Siamo su di un’arida isola in cui le figlie maggiori vengono sacrificate e letteralmente date in pasto al mare: gli uomini, in seguito, potranno andare a pescare le creature marine di cui la comunità si ciba e che altro non sono se non le femmine uccise e diventate sirene. Nell’incipit del film, però, la catena del sacrificio viene spezzata: un padre non fa annegare la propria neonata che viene quindi salvata e tenuta in disparte ma sicura fino ai 12 anni. Hayat (Basima Hajjar) a questo punto deve però essere uccisa: la madre ha infatti partorito un figlio maschio che deve divenire primogenito. Ancora una volta però il meccanismo atavico del rito si inceppa e Hayat riesce non solo a riemergere dal mare, salvandosi questa volta da sé, ma pure a portare a riva una ragazza-sirena, una creatura marina che può “regalare” e dare in pasto al suo clan. La ragazzina, a questo punto, assurge a una inedita posizione sociale e viene addirittura accolta nel più maschile dei consessi, quello dei pescatori, avendo dimostrato di essere una femmina contaminata da qualche elemento superiore e incomprensibile, ibrida, e cacciatrice. Il finale della favola, in buona sostanza, porterà Hayat a rompere definitivamente la tradizione che unisce la morte e il nutrimento, il sacrificio della donna e la ricompensa per la comunità.
Il racconto – portato in scena da una regista nata e cresciuta in un Paese che ben poco spazio e diritti riserva alle donne – è intrigante e oscuro perché Scales non è un film parlato dunque la ricostruzione della logica degli eventi spetta completamente allo spettatore. Ellittico e dilatato nei suoi 74 muniti, il film è girato in bianco e nero sia per condurci in uno spazio/tempo lontano, mitico, universale, sia forse anche per ovviare ad alcune complicazioni visive che il colore avrebbe messo in risalto (la resa delle squame delle adolescenti-sirene, per esempio). Girato con pochi mezzi, il film è ambientato su di un’isola splendida, circondata da un mare vigoroso e increspato che si abbatte su rocce primitive e fiere: l’assenza di colori fa rifulgere anche il paesaggio, così legato all’umano ancestrale del film, regalando bei giochi di contrasto, luce, rifrazione e delle immagini estatiche di terra e acqua. Scales è un lavoro fascinoso da guardare e una suadente favola con cui farsi cullare, ma nella scansione degli eventi sembra possedere complessivamente più il respiro di un corto o di un mediometraggio “allungato”. Non è forse un caso che Shahad Ameen avesse già girato un cortometraggio in cui compariva la figura della sirena (Eye&Mermaid, 2013) e dalla trama neppure troppo dissimile da quella di Scales, che resta un apprezzabile esordio in grado soprattutto di mostrare il gusto e i riferimenti visivi della regista (molte inquadrature fanno pensare a Salgado o a Pasolini). Interessante anche il fatto che il “disegno” della trama racconti una sorta di trapasso da un’epoca di caccia e pesca a una fase di “irrigazione” della terra, e che questa transizione sia attribuita a una donna, anzi a una ragazzina nell’età dello sviluppo, e non all’universo maschile. Fertilità, ciclo mestruale, mare, sirene, squame e trasformazioni: sono tutti elementi che si legano tra loro e sono in grado di formulare una narrazione che pare provenire da una galassia lontana lontana. Queste connessioni antropologiche non sono certamente originali, sebbene siano gestite con grazia e cura, ma soprattutto in esse restano molti “vuoti” riempiti dall’innamoramento per le immagini (soprattutto nella parte centrale del film, quando Hayat è assieme alla ciurma dei pescatori e un eccesso di lentezza pare prendere il sopravvento). Film degno di interesse, Scales può essere considerato più un saggio – da cui trarre un giudizio positivo – circa le potenzialità della sua regista che un lungometraggio compiuto e soddisfacente. Ma gli esordi servono anche e parecchio a questo, dunque va bene così.
Info
Scales sul sito della SIC.
- Genere: drammatico, fantasy
- Titolo originale: Sayidat Al Bahr
- Paese/Anno: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iraq | 2019
- Regia: Shahad Ameen
- Sceneggiatura: Shahad Ameen
- Fotografia: João Ribeiro
- Montaggio: Ali Salloum, Ewa Johansson-Lind, Shahnaz Dulaimy
- Interpreti: Ashraf Barhoum, Basima Hajjar, Yagoub Alfarhan
- Colonna sonora: Fabien Kourtzer, Mike Courtzer
- Produzione: Image Nation Abu Dhabi FZ LLC, Iraqi Independent Film Central, The Imaginarium Films
- Durata: 74'






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