Los oceanos son los verdaderos continentes

Los oceanos son los verdaderos continentes

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Los oceanos son los verdaderos continentes è un lavoro ben più stratificato di quanto possa apparire a prima vista. Nel racconto di una Cuba piovosa e decadente, culla dell’amore tra Alex ed Edith, c’è la riflessione sulla nostalgia del cinema, del racconto, del lirismo intriso di quotidianità. Dirige Tommaso Santambrogio, producono Lav Diaz (che compone anche le musiche) e Gianluca Arcopinto. Alla Settimana della Critica nella sezione SIC@SIC dedicata ai cortometraggi.

Ricordi della città piovosa

Sullo sfondo di una Cuba in crisi e decadente, in un bianco e nero lacerato dalla pioggia battente caraibica, Alex e Edith, due ragazzi sui 30 anni, vivono la loro storia d’amore, fatta di piccoli gesti quotidiani, di racconti del passato, nostalgia e di una profonda intimità. [sinossi]

A prima vista Los oceanos son los verdaderos continentes (letteralmente “gli oceani sono i veri continente”) può apparire un lavoro semplice. Il racconto di un breve lasso di tempo in cui un ragazzo e una ragazza si sono trovati, innamorati e quindi costretti a lasciarsi, mantenendo solo la memoria di ciò che fu. Nulla di così nuovo all’interno di un racconto per immagini che ha fatto della nostalgia uno dei sentimenti centrali dell’immaginario collettivo. Eppure, al di là della superficie, si può scendere in profondità per scovare ben altri spunti: se è vero che sono gli oceani i veri continenti tanto vale allora immergersi in questa pellicola e lasciarsi trasportare dalle sue onde, dalla rifrazione della luce che colpisce quel luogo misterico e bellissimo che è Cuba – protagonista al Lido di Venezia anche del nuovo e per lo più incompreso film di Olivier Assayas, Wasp Network.
L’ultima roccaforte del socialismo internazionale (e internazionalista) è un luogo decadente per antonomasia ma ancor più fatiscente. I palazzi cascano a pezzi, i cinema sono chiusi da tempo inenarrabile. Quando Edith e Alex sono sul terrazzo di una palazzina per osservare il panorama cittadino che si estende davanti a loro – rievocando memorie in modo quasi epidermico, come se i luoghi contenessero al loro interno le radici dell’umano ricordo – la ragazza ha paura che il parapetto crolli sotto il peso dei loro piedi. “Qui si muove tutto”. Eppure quel mondo, dato per morto fin dalla fine della Guerra Fredda e ancora lì, seppur tra mille difficoltà, sembra immobile. Cristallizzato nel tempo, quel tempo che è il punto di partenza e di arrivo del cortometraggio di Tommaso Santambrogio, selezionato per prendere parte a SIC@SIC, la sottosezione della Settimana Internazionale della Critica interamente dedicata ai lavori sulla breve distanza.

È un cortometraggio, Los oceanos son los verdaderos continentes, e non ha alcuna intenzione di essere nulla di diverso: non si limita, come fin troppo spesso capita, a essere il trampolino di lancio per un film sulla lunga distanza. Santambrogio conosce il valore del tempo, e del senso di una messa in scena parca, minimale, mai ridondante eppure colma di significato. Non è un caso, verrebbe da dire, che a produrre questo lavoro sia una coppia a dir poco bizzarra: da un lato Lav Diaz, tra i massimi autori mondiali e maestro del cinema filippino contemporaneo, e dall’altro Gianluca Arcopinto, fiero alfiere dell’indipendenza economica e sistemica. All’interno del lavoro di Santambrogio coesistono le esigenze e i desiderata dei due produttori, ma soprattutto si evince la consapevole forza visionaria del ventisettenne regista – che è stato assistente di Pupi Avati sul set de Il signor diavolo, ha realizzato un anno fa un cortometraggio in collaborazione con Werner Herzog (!) e si trova ora sul set del nuovo film di Lav Diaz. Nel racconto di un’intimità Santambrogio non si limita a filmare questa coppia che coppia presto non sarà più (Edith sta per abbandonare l’isola e trasferirsi a vivere in Italia), ma amplifica il loro sentimento di perdita rendendolo universale.
L’abbandono sentimentale che Alex ed Edith patiranno, e allo stesso tempo la mesta dolcezza che fanno traspirare da ogni loro dialogo, è la metafora di un Paese che presto non sarà più così com’è stato negli ultimi sessant’anni, ma sa ancora amare e far innamorare. Los oceanos son los verdaderos continentes è il dolce resoconto di un mondo perduto e florido, che in un tempo recente riecheggiava delle canzoni dei musical, o delle scene dei film. Ora il grande schermo è bianco, vuoto, spazio materiale che è però buco, nell’anima. Santambrogio filma un racconto post-umano, che in una qualche misura riporta alla mente Ananke, il film di Claudio Romano ed Elisabetta L’Innocente che proprio Arcopinto contribuì a far nascere, alcuni anni or sono.

Le strade sono vuote, le case sono vuote e diroccate, i cinema sono vuoti, le panchine sono vuote, i parchi sono completamente invasi dalla vegetazione. Tutto è finito. Resta la memoria (ultima dea, direbbe Foscolo), e il sentimento. Restano le fotografie scattate, la tecnologia che immobilizza il tempo e lo salva. O forse lo danna. C’è una poesia latente e continua, che pervade Los oceanos son los verdaderos continentes. Merce rara, di questi tempi.

Info
Los oceanos son los verdaderos continentes sul sito della SIC.

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