Beware of Children

Beware of Children

di

Racconto fluviale (anche se non sempre fluido) Beware of Children del norvegese Dag Johan Haugerud è un lavoro encomiabile, che a tratti sembra riportare alla mente i ritratti familiari di Cristi Puiu. Presentato alla Mostra di Venezia nella sezione collaterale Giornate degli Autori.

I bambini (non) ci guardano

Lykke, figlia tredicenne di un politico laburista, ferisce gravemente il suo compagno di classe Jamie, figlio a sua volta di un importante politico di destra. Nessuno ha assistito alla scena nel campetto di una scuola in un quartiere di Oslo. Jamie muore poco dopo in ospedale. Nel cercare di ricostruire la dinamica dell’incidente verranno messe in discussioni le certezze delle famiglie coinvolte e degli insegnanti… [sinossi]

Ciò che è, come dovrebbe essere e come si presume sarebbe meglio che fosse. I nostri caratteri, come dovremmo apparire e cosa pretendiamo da noi stessi. Infine le espressioni con cui diciamo la realtà, con le parole che dovremmo usare per indirizzarla e le parole che invece servono per comprenderla. La complessità dei conflitti e la stolidità delle regole. Sono molti i fili che si intrecciano in Beware of Children (il titolo originale è Barn, semplicemente “bambini”), il complesso, speculativo film del norvegese Dag Johan Haugerud che oltre a essere regista è uno scrittore. E si sente. L’articolata sceneggiatura non lascia indietro nulla delle vaste trame psicologiche aperte da un incidente terribile, che nessuno ha visto e che scuote la comunità di un quartiere di Oslo. Ma Haugerud sa anche far riverberare le non banali domande del suo film nella messa in scena e nelle immagini, a partire da quella iniziale dove alcune linee di luce assumono improvvisamente un senso prendendo la forma di un campetto da calcio, il luogo dell’evento traumatico cui non assisteremo. Qualcosa di confuso e inespresso diventa verbale, figurativo, significante. E assume sempre più stratificazione fino a diventare inestricabile, non risolvibile in elementi stabili e universali. Il luogo del “delitto” ricorre più volte nel film, dividendolo romanzescamente in capitoli e chiudendolo con una bellissima scena di ritorno alla vita, alla normalità, che implica proprio l’interruzione del narrare. Beware of Children è un film raffinato e ricchissimo, realizzato inoltre con estrema consapevolezza del perché in una scena i movimenti di macchina debbano essere intrusivi, in un’altra algidi e ravvicinati o altrove distanti e intimi.

Beware of Children è però soprattutto un racconto appassionante che prende le mosse da un episodio che nessuno ha visto: una ragazzina, Lykke (Ella Øverbye), ha un alterco con un compagno di classe, Jamie, e lo ferisce. Il colpo è tale che Jamie non sopravviverà a lungo e morirà in ospedale. L’insegnante che doveva essere presente, Anders (Jan Gunnar Röise), si è attardato nei locali della scuola, mentre sua sorella Liv (Henriette Steenstrup), preside dell’istituto, deve capire come si sono svolti i fatti. La famiglia di Lykke, il cui padre è un parlamentare laburista, reagisce proteggendo la ragazzina. Il padre di Jamie, un importante esponente della destra norvegese (e amante segreto della preside della scuola), è distrutto dal dolore e vuole giustizia. La detection in ogni caso dura poco perché il centro di Beware of Children non è tanto capire come sono andate veramente le cose (e non lo potremo sapere mai con assoluta certezza) ma mostrare come reagiscono le persone di fronte a un fatto scabroso che non dovrebbe accadere, ovvero la morte di un ragazzino per mano di un coetaneo (in questo caso, poi, un maschio viene colpito a morte da una femmina). Di fronte a una crepa sociale di tale portata, in una comunità ordinata e civile si cercano falle nel sistema di controllo e nelle procedure, rassicurazioni e spiegazioni, mentre ogni personaggio emerge con le proprie rigidità e le proprie flessibilità. Regole, parole, ruoli, apparenze da mantenere sono schemi dentro cui normalmente teniamo il mondo ma quando accade qualcosa di imprevedibile quelle forme mostrano la loro precaria consistenza e la necessità di una continua negoziazione. Ogni personaggio farà quindi i conti con se stesso, perché nessuno è privo di contraddizioni e conflitti (Liv, femminista e progressista, è innamorata di un uomo che professa anche idee xenofobe), ma l’ostacolo più difficile è fronteggiare le costruzioni sociali e la loro efficacia reale.

Beware of Children prende in esame i due ambiti in cui le persone, prevalentemente, crescono: la scuola e la famiglia. E questi ambiti sono oggi sia estremamente protettivi verso i bambini sia estremamente ignari circa la loro vera identità. Luoghi della norma e del conforto, quindi della negazione di ogni ombra, famiglie e scuole faticano a gestire la transizione verso la sfaccettata vita adulta provando a rimuovere l’ambiguità e il male. Per questo anche tutti i personaggi adulti sono “barn”, bambini bisognosi di schemi per eludere il caos. Se il film di Haugerud è molto nordico – alcune discussioni o forme del politicamente corretto sono distanti anni luce dalla cultura italiana, per esempio – i tasti che tocca sono centrali in una narrazione che affronta la difficile arte di educare e crescere ponendo un dubbio forse poco gradevole, ossia che i figli siano un fatto sociale più di quanto non siamo disposti ad ammettere. E che (ma questo è più “accettabile” e infatti è anche più ovvio) da adulti la sopraffazione del sociale ci deformi più di quanto vorremmo. Il film scorre per oltre due ore e mezza punteggiato da scene memorabili, girate benissimo e con grande varietà espressiva: la discussione in campo lungo di Anders e il suo compagno sull’avere dei figli; l’immobilità durante il dialogo tra insegnanti che segue un piccolo “scherzo” dei ragazzi (che hanno disegnato un cazzo sulla lavagna); il momento più intimo e rivelatorio di Lykke assieme ad Anders, fatto di primi piani e abbracci; il raggelante incontro tra la ragazzina e il padre del bambino morto. Beware of Children è un lavoro encomiabile e per certi aspetti ricorda i ritratti fluviali del rumeno Puiu (Sieranevada). Estremamente attento e rispettoso dei propri personaggi, Beware of Children non possiede pienamente però il dono della fluidità, che nel racconto corale è forse l’elemento che fa la differenza, non è immersivo ma razionale, squadrato e un po’ distaccato, come un susseguirsi di sequenze doverose e centrate. E forse, per essere rapiti fino in fondo dai suoi 157 minuti, questo senso di giustapposizione teorica risulta un piccolo limite.

Info
Beware of Children sul sito delle Giornate degli Autori.

  • beware-of-children-2019-barn-recensione-01.jpg
  • beware-of-children-2019-barn-recensione-02.jpg
  • beware-of-children-2019-barn-recensione-03.jpg
  • beware-of-children-2019-barn-recensione-04.jpg
  • beware-of-children-2019-barn-recensione-05.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2019

    burning cane recensioneBurning Cane

    di Burning Cane è un film tutt'altro che perfetto: si perde narrativamente, non riesce sempre a sorreggere le pur interessanti intuizioni visive. Eppure non si può prescindere da un fatto: Phillip Youmans, che oltre a dirigerlo lo ha scritto, fotografato e montato, aveva diciassette anni all'epoca delle riprese.
  • Venezia 2019

    corpus christi recensioneCorpus Christi

    di Presentato alle veneziane Giornate degli Autori 2019, Corpus Christi è il terzo lungometraggio di finzione del regista polacco Jan Komasa, un’opera che tratta dell’autentico sentimento religioso in una società fortemente cattolica, in una piccola comunità sconvolta da un trauma.
  • Venezia 2019

    Seules les bêtes

    di Seules les bêtes è il nuovo film di Dominik Moll, un noir meccanico nella costruzione narrativa ma non disprezzabile nel tentativo di raccontare il mondo contemporaneo, con il trionfo del Capitale e l'imperante guerra tra poveri. Film d'apertura alle Giornate degli Autori 2019.
  • Venezia 2019

    5 è il numero perfetto recensione5 è il numero perfetto

    di 5 è il numero perfetto è l'esordio alla regia per il celeberrimo fumettista Igor Tuveri, in arte Igort. L'artista muove i primi passi nel cinema traducendo in immagini in movimento quello che è universalmente considerato il suo capolavoro letterario. Alle Giornate degli Autori e in sala.
  • Venezia 2019

    Giornate degli autori 2019 presentazioneGiornate degli autori 2019 – Presentazione

    In attesa che venga svelato il programma ufficiale della Mostra, le Giornate degli autori 2019 continuano nel loro percorso che tra scoperta di nuovi talenti e conferma di autori conclamati cerca di tracciare un sentiero grazie al quale attraversare i confini fissati dalla contemporaneità.
  • Trieste 2017

    Intervista a Cristi Puiu

    Cristi Puiu è fra gli autori di punta del cinema rumeno. Lo abbiamo incontrato in occasione del 28esimo Trieste Film Festival, dove è stato ospite d'onore e ha presentato in anteprima italiana Sieranevada, già in concorso a Cannes.
  • Cannes 2016

    Sieranevada

    di Cristi Puiu torna alla regia con Sieranevada, dramma familiare ambientato a ridosso dei tragici fatti di Charlie Hebdo. In concorso a Cannes 2016.
  • Venezia 2019

    La Llorona recensioneLa Llorona

    di Ne La Llorona il guatemalteco Jayro Bustamante affronta un tema squisitamente politico come lo sterminio della popolazione Maya Ixiles muovendosi tra le pieghe della storia di fantasmi, e riesumando una figura orrorifica del folklore centroamericano. Vincitore delle Giornate degli Autori a Venezia.
  • Venezia 2019

    The Long Walk

    di The Long Walk, il terzo lungometraggio diretto da Mattie Do in sette anni di carriera, è il primo film laotiano a essere presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Il merito va alle Giornate degli Autori, che hanno dato ospitalità a questo strano ibrido tra melodramma e horror.
  • Venezia 2019

    They Say Nothing Stays the Same

    di Presentata alle Giornate degli Autori di Venezia 76 la seconda opera da regista del popolare attore giapponese Joe Odagiri, They Say Nothing Stays the Same; un’opera gravida di amore per il cinema classico nipponico e di filosofia orientale, incentrata su immagini del mondo naturale.
  • Festival

    Venezia 2019Venezia 2019

    La Mostra del Cinema di Venezia 2019, edizione numero settantasei del festival, risponde alla tonitruante edizione di Cannes con (tra gli altri) Hirokazu Kore-eda, Roman Polanski, James Gray, Pablo Larraín, Steven Soderbergh, Olivier Assayas...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento