Il pianeta in mare

Il pianeta in mare

di

Con Il pianeta in mare Andrea Segre focalizza l’attenzione su Marghera, vero e proprio “pianeta industriale” a ridosso della laguna veneziana. Seguendo e ascoltando le voci di vecchi e nuovi operai, di ristoratori, di camionisti di passaggio, il regista cerca di raccontare un arcipelago umano in dismissione. Fuori Concorso alla Mostra di Venezia.

Esplorazione di un ecosistema

Marghera raccontata attraverso le storie dei suoi lavoratori: dagli immigrati occupati nella cantieristica navale ai chimici dei grandi impianti dismessi fino ai cosmopoliti trentenni del terziario e alle fatiche quotidiane di una cuoca che gestisce una frequentata trattoria per camionisti… [sinossi]

Una decina di chilometri separano Porto Marghera da Piazza San Marco, ovvero uno dei luoghi simbolo dell’industria e della chimica italiana dal centro della città-museo più famosa del mondo. Vicini e lontanissimi, i due universi non sembrano voler aver a che fare l’uno con l’altro nonostante la prossimità e il comune “galleggiamento” sulle acque della laguna. Del resto, se “Venezia appoggiata sul mare” è il più grande desiderio dei turisti, Marghera è la città che – assieme a Mestre – la rende possibile, assumendo su di sé da oltre un secolo il privilegio difficile di esserne la parte industriale e produttiva. Andrea Segre nel suo documentario Il pianeta in mare (presentato Fuori Concorso alla Mostra di Venezia) racconta Marghera attraverso il lavoro e forse racconta Marghera proprio per parlare di lavoro, dei processi nascosti e occultati nei prodotti, e dei lavoratori cioè delle persone che creano gli oggetti che popolano il mondo. Dai polimeri alle gigantesche navi da crociera, tanto è cambiato a Porto Marghera nel corso dei decenni e, senza darlo a vedere troppo, Segre ricorda anche “il fumo e la rabbia”, le battaglie sindacali, gli altiforni e le crisi industriali, riuscendo però a non invischiarsi nel reportage storico.

Se da principio Il pianeta in mare può infatti apparire un percorso un po’ didascalico nella scoperta della città, ben presto il film aggancia lo spettatore alla vita e alla vitalità di alcune persone che, in carne e ossa, ogni giorno fanno parte della grande macchina produttiva mostrando attraverso di loro le trasformazioni che portano Marghera a essere metafora delle mutazioni delle condizioni materiali dei lavoratori in tutto il Paese e non solo. Tra gli immigrati africani e bengalesi che forniscono forza lavoro alla cantieristica (spettacolare la scena della costruzione della nave) e quelli di “vecchio corso” come i rumeni oggi insoddisfatti dalle condizioni offerte dall’Italia, tra gli ex dipendenti italiani di gruppi chimici falliti, i giovani manager cosmopoliti che operano nell’alta tecnologia e i camionisti che nei lustri hanno visto cambiare l’Europa, il “pianeta Marghera” diventa un crocevia da cui osservare la realtà globale con i naturali spostamenti degli esseri umani, le attività innovative accanto a quelle destinate a declinare oltre a quelle già morte. Marghera è un vero e proprio ecosistema. Andrea Segre segue in particolare alcune persone, portatrici di esperienze e aspirazioni differenti, senza mai cedere alla tentazione nostalgica ma costruendo sottotraccia una malinconia dolce che ha nel bel finale il suo unico acme sentimentale. Nella brulicante Marghera convivono culture e mondi (gli operai oggi appartengono a oltre 60 nazionalità diverse), l’immigrazione interna dei decenni addietro ha assunto un perfetto accento veneziano, l’apparato produttivo pullula di una sua forza peculiare e straordinaria quasi fosse l’avanguardia di un pianeta unificato. Al centro di questo sincretismo è raccontata, a più riprese, una trattoria frequentata da camionisti, i cui gestori lamentano la riduzione dei guadagni per il calo dei pasti dei camionisti stessi, i quali a loro volta parlano di come sono cambiate le tratte, le nazioni e le città, come se ci trovassimo in un caravanserraglio di una via della Seta. Gli operai immigrati del resto non spendono quanto i proletari di un tempo, impegnati a spedire a casa una buona parte dei loro compensi e a risparmiare sugli affitti, condividendo case e stanze, sacrificando parte della loro esistenza per assicurare qualche soldo in più alle famiglie d’origine. Il mondo del lavoro è complessivamente impoverito ne Il pianeta in mare ma mantiene una sua granitica forza e una sua maestosa dignità.

Dall’osservatorio di Marghera si potrebbe raccontare una bella fetta della storia d’Italia mettendo in fila le vicissitudini della chimica e della portualità. Il pianeta in mare rifugge il cronachistico prediligendo uno sguardo più umanista e impressionistico da una parte e vicino al documentario “geografico” dall’altra. In un susseguirsi di quadri che non soffocano i protagonisti in uno schema precostituito, il film riesce anche a far rifulgere la struttura che tutti li contiene, quel pianeta appunto che l’uomo ha generato e modificato. Il pianeta in mare riesce così a fornire un punto di vista atipico sulla struttura del lavoro, sul suo progressivo indebolimento, sull’immigrazione (tema di certo molto caro ad Andrea Segre), sul cambiamento che produce vittime e lascia sempre indietro i resti del passato. Nel suo mosaico narrativo, il film di Segre fornisce allo spettatore spunti per riflettere sull’incessante lavorio del mondo, sul flusso globale di persone ed economie, realizzando un racconto molto rispettoso delle identità messe in scena ma senza forse riuscire a possedere un’idea pregnante di messa in scena tale da renderlo più incisivo.

Info
Il pianeta in mare sul sito di Zalab.

  • il-pianeta-in-mare-2019-andrea-segre-recensione-01.jpg
  • il-pianeta-in-mare-2019-andrea-segre-recensione-02.jpg
  • il-pianeta-in-mare-2019-andrea-segre-recensione-03.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2017

    L’ordine delle cose

    di Sembra preda della maniera del film impegnato Andrea Segre che con L'ordine delle cose realizza un film 'giusto', ma fiacco e senza guizzi. Tra le proiezioni speciali a Venezia 2017.
  • Venezia 2013

    La prima neve RecensioneLa prima neve

    di Con La prima neve, Andrea Segre si conferma autore intimista, capace di dar voce con sincerità e trasporto alle esigenze dell'integrazione sociale.
  • Archivio

    Io sono Li RecensioneIo sono Li

    di Shun Li lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città isola della laguna veneta per fare la barista in un’osteria...
  • Festival

    Venezia 2019Venezia 2019

    La Mostra del Cinema di Venezia 2019, edizione numero settantasei del festival, risponde alla tonitruante edizione di Cannes con (tra gli altri) Hirokazu Kore-eda, Roman Polanski, James Gray, Pablo Larraín, Steven Soderbergh, Olivier Assayas...

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento