Nevia

Nevia, esordio alla regia per Nunzia De Stefano (ex moglie di Matteo Garrone, qui in veste di produttore), è il classico romanzo di formazione ambientato nell’ormai abusato contesto periferico partenopeo. Un lavoro senza dubbio sincero ma che manca di forza estetica e di reale capacità di racconto, ravvivato solo dalla verve della giovane interprete Virginia Apicella.

Il circo della vita

Nevia ha 17 anni: troppi per il posto in cui vive e dove è diventata grande prima ancora di essere stata bambina. Minuta e acerba, è un’adolescente caparbia, cresciuta con la nonna Nanà, la zia Lucia e la sorella più piccola, Enza, nel campo container di Ponticelli. Nevia cerca di farsi rispettare in un mondo dove nascere donna non offre nessuna opportunità, anzi: lo sa, e si protegge da quella femminilità che incombe su di lei nascondendosi dentro vestiti sportivi e dietro a un atteggiamento ribelle. Le sue giornate trascorrono tutte uguali, tra piccoli lavoretti e grandi responsabilità, i contrasti con la nonna e la tenerezza per la sorella. Finché un giorno l’arrivo di un circo irrompe nella quotidianità della ragazza, offrendole una insperata possibilità. [sinossi]

Nevia è una napoletana quasi maggiorenne che vive con la sorellina nel campo container di Ponticelli: visto che è orfana di madre e che il padre – con cui la ragazza non vuole avere nulla a che fare – è in prigione, divide lo scarno spazio solo con la nonna, un ex prostituta che non ha cambiato molto le sue abitudini e svolge traffici ben al di là del lecito con un piccolissimo boss locale. La Napoli degli emarginati, la criminalità quotidiana, lo squallore. Parte da connotati estetici e cinematografici fin troppo definiti e diffusi l’esordio alla regia di Nunzia De Stefano, ex moglie di Matteo Garrone che qui compare nelle vesti di produttore con la sua Archimede. Fin dalla prima inquadratura, che vede un furgoncino attraversare i quartieri più degradati della città partenopea (a bordo ci sono Nevia e la piccola Enza, in viaggio verso la casa circondariale dov’è recluso il babbo), si percepisce un’aria di già visto, senza avvertire alcuna sfumatura particolare. Non ci sono segnali di evasione dalla prassi, nell’opera prima di De Stefano – accolta con una certa generosità nel concorso di Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia –, se non nell’istinto alla ribellione della sua protagonista. Lei, la Nevia del titolo, è pronta all’insubordinazione: non accetta la corte insistente del figlio del capetto locale; non accetta i diktat della nonna; non accetta la condizione in cui vive; non accetta neanche il modo in cui inspiegabilmente la tratta anche il circense che ha conosciuto, e che la sgrida malamente quando lei scopre i suoi problemi medici.

È tutto incollato a Nevia, il film di De Stefano, e non è certo casuale il fatto che anche la videocamera la segua a strettissima distanza, quasi temesse a sua volta di essere seminata, lasciata indietro, resa inutile. Il problema è che se si esclude la verve della giovane interprete Virginia Apicella, che ce la mette davvero tutta per rendere carne e sangue un personaggio fin troppo scritto (sulla pesantezza della sceneggiatura si tornerà in seguito) il resto sprofonda in una quantità ben poco digeribile di luoghi comuni. Nell’oramai consueta narrazione della Napoli sottoproletaria, genere nel genere della produzione italiana contemporanea (si pensi anche solo ai titoli presenti alla Mostra, con il capoluogo campano che domina il proscenio in Martin Eden di Pietro Marcello, 5 è il numero perfetto di Igort, Il sindaco del rione Sanità di Mario Martone) Nunzia De Stefano non sa trovare mai la voce e lo sguardo personali per indirizzare il proprio film. Così il romanzo di formazione di Nevia, e in seconda battuta perfino della sua sorellina, scorre minuto dopo minuto in modo piano, privo di sussulti di alcun tipo. Una messa in scena piatta, che ricorre al “racconto dal vero” senza però voler mai rinunciare alla scrittura, così esibita, dichiarata, perfino almeno in parte autobiografica – la stessa regista visse per qualche anno nel campo di Ponticelli, dopo che la sua famiglia venne sloggiata dall’appartamento reso invivibile dal terremoto dell’Irpinia del 1980.

Un vero a cui non manca la sincerità ma viene meno la verità. Dal cappellino della giovincella, che non se ne stacca mai eppure è lindo e pinto, fino a una lordura della società raccontata come tale, ma assai edulcorata nella sua rappresentazione, Nevia assume i contorni di una fiction televisiva d’impegno sociale, ma priva di una reale e concreta profondità espressiva. Non viene in soccorso, in tal senso, neanche la sottotrama circense, con Nevia che dopo aver trafugato un’iguana – senza alcuna velleità di metterla sul mercato, ma solo per poterla osservare da vicino – dal tendone piantato lì dalla compagnia di Romina Orfei si avvicina a quel mondo, venendo almeno in un primo momento accolta come parte della famiglia.
Anzi, è proprio la supposta fuga dal reale per un mondo ai margini a denunciare con forza la superficialità di uno sguardo a oggi ancora immaturo, o almeno poco compiuto: il personaggio del responsabile del circo, un sovreccitato e poco convincente Pietro Ragusa (a Venezia anche nel già citato film che Pietro Marcello ha tratto da Jack London), non è solo poco interessante, ma perfino deleterio negli equilibri già fragili della scrittura. La sua rabbia improvvisa non resta solo senza spiegazione, è anche mal gestita da un punto di vista registico. Semmai più interessante, per quanto non sorprendente, è il rapporto tra Nevia e il ragazzo (più grande e già criminale) che la corteggia con fastidiosa insistenza. Ma anche in questo caso lo scarto narrativo si dimostra fin troppo semplice, quasi che De Stefano abbia timore a scegliere vie alternative a quelle già da tempo conosciute e ampiamente asfaltate. L’interrogativo resta: c’è davvero bisogno nel 2019 di un film come Nevia per il panorama cinematografico italiano? La risposta, per quanto dolorosa possa essere, è probabilmente no. E non basta l’ennesima adolescente dominata dalla furia di vivere a modificare questo punto ineludibile.

Info
Nevia sul sito della Biennale.

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