Babenco – Tell Me When I Die

Babenco – Tell Me When I Die

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Vincitore della sezione Venezia Classici – Non Fiction, Babenco – Tell Me When I Die, film di Bárbara Paz su suo marito Hector Babenco, seguendo un progetto dello stesso regista sulla propria morte, è qualcosa di più di un documentario su un cineasta, quanto un’opera sulla vita e sul cinema come sublimazione e superamento della morte.

Hector’s Movie

«Ho già vissuto la mia morte e ora non mi resta che farne un film». Queste le parole dette dal regista brasiliano Hector Babenco alla moglie Bárbara Paz quando si rende conto che non gli rimane più molto tempo da vivere. Lei accetta la sfida di esaudire l’ultimo desiderio del suo defunto compagno: essere il protagonista della sua stessa morte. [sinossi]

«Ho già vissuto la mia morte»: con questa paradossale frase, registrata, pronunciata dal regista Hector Babenco in fin di vita, si chiude il film Babenco – Tell Me When I Die (titolo originale: Babenco: Alguém Tem que Ouvir o Coração e Dizer Parou), l’opera che la vedova Bárbara Paz ha portato a termine, da un progetto dello stesso marito. Un film che va ben oltre il semplice documentario su un regista, per diventare un’opera sull’arte e sulla vita, sulla sublimazione della morte attraverso il cinema. Hector Babenco è stato uno dei più popolari registi brasiliani, candidato all’Oscar, contiguo con il sistema hollywoodiano, avendo fatto film negli USA come Ironweed, e avendo impiegato alcuni grandi attori americani. Ha convissuto con il cancro per oltre vent’anni, da quando gli è stato diagnosticato, nel 1994, fino alla morte avvenuta nel 2015, avvenuta in realtà per un’altra causa, un arresto cardiaco ma probabilmente provocato da una situazione di forte debilitazione fisica. Già l’ultimo film diretto dal regista, My Hindu Friend, trasponeva, sotto forma di fiction, la storia della sua malattia, dove il personaggio di Diego, interpretato da Willem Dafoe (che è co-produttore di Babenco – Tell Me When I Die), il regista malato di cancro, veniva seguito nel suo calvario fisico, nella perdita dei capelli per chemioterapia, nel suo percorso ospedaliero. Babenco – Tell Me When I Die diventa così il secondo film sulla morte del regista, questa volta in forma di documentario.

Babenco – Tell Me When I Die è un Nick’s Movie, che riprende le ultime fasi della vita del regista, ne segue il decadimento fisico, consumato dalla malattia. Ne ripercorre la carriera, ma non come un banale documentario didattico da extra di dvd o Blu-ray, non in maniera cronologica o sistematica, ma attraverso dei flash. Si vedono in sequenza alcune scene, come le tante corse, dei suoi film, e il momento clou in cui fu nominato all’Oscar per la miglior regia, che poi andò a Sidney Pollack per La mia Africa. Babenco – Tell Me When I Die funziona in un alternarsi di formati e grane fotografiche diverse, giustappone le immagini vere, in bianco e nero, di Babenco consumato dalla malattia, con il bianco e nero più contrastato della ricostruzione con Willem Dafoe in My Hindu Friend, peraltro virato in scala di grigi dal colore originale di quel film. La vita e l’arte che riprende la vita. Un mosaico di immagini che in qualche modo suona come ulteriore omaggio al regista brasiliano, al suo immaginario, che ragionava sulla diversità delle immagini. I film che vedeva Molina, il protagonista di Il bacio della donna ragno, erano film patinati e di ideologia fascista, in contrasto con il verismo della realtà dura del carcere e della dittatura, per arrivare alla figura allegorica della donna ragno, giocata con chiaroscuri espressionisti. Babenco denunciava gli orrori della dittatura enunciando al contempo il potere del cinema, raccontava la verità dell’oppressione del regime militare con la consapevolezza della capacità manipolatoria delle immagini. Così ora, tanto in Babenco – Tell Me When I Die che in My Hindu Friend, il potere del cinema è quello di esorcizzare e superare la morte, sopravvivere a questa con l’arte. Il bacio della donna ragno e My Hindu Friend sono opere in cui il cinema scaturisce da narrazioni, di Molina e del bambino indio. E ora spetta a Bárbara Paz la narrazione del cinema di Hector Babenco.

Babenco – Tell Me When I Die riprende da My Hindu Friend quell’ultima straordinaria scena di danza di Bárbara Paz, con la musica di Singing in the Rain, bagnata e dal vestito trasparente. Un tripudio di erotismo, danza, vita e cinema, l’ultima scena del cinema di Babenco. E Paz la restituisce ancora virata in bianco e nero, seguita da un’immagine del regista, al posto di quella di Dafoe nel film, dal making of, dopo aver girato quella scena. Ancora il garbuglio di vita e cinema, sposta ancora più in là, come a rimandarla, la morte di Babenco. Protagonista è Bárbara Paz, musa del regista, ammaliante come la ragazza di Hong Kong, che si vede nel film, ancora una donna ragno.

Info
La scheda di Babenco – Tell Me When I Die sul sito della Biennale di Venezia.

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