Che fine ha fatto il Future Film Festival?

Che fine ha fatto il Future Film Festival?

Con l’arrivo dell’autunno molti addetti ai lavori e appassionati frequentatori si chiedono: che fine ha fatto il Future Film Festival? A venti anni dalla sua fondazione – la prima edizione si tenne nel gennaio del 1999 – il festival bolognese dedicato all’animazione e alle nuove tecnologie appare desaparecido. Il sito internet non è più attivo, i principali collaboratori e impiegati non lavorano più per la kermesse (compreso il co-direttore Oscar Cosulich), ma nell’agenda di Comune e Regione Emilia-Romagna il FFF è ancora previsto, e i soldi a lui destinati sono già inseriti a bilancio. Ma il dato più inquietante probabilmente è che nel cosiddetto “Paese dei Festival” questi ultimi muoiono nella totale disattenzione.

L’Italia, oltre a essere il (bel) Paese “là dove ‘l sì suona” è anche, da qualche decennio, il “Paese dei Festival cinematografici”. Ogni regione può fregiarsi di ospitare o aver ospitato eventi di una certa rilevanza dedicati al cinema, ai film, alle star più o meno conclamate. Anche o forse soprattutto per questo viene lecito domandarsi che fine abbia fatto il Future Film Festival e perché nessuno o quasi si stia preoccupando della sua assenza. Nato nel 1999 a Bologna sull’onda lunga della retrospettiva dedicata l’anno precedente a James Cameron a cura di Andrea Romeo e Mauro Tinti (il primo direttore e il secondo collaboratore della rivista Voci Off, distribuita nelle librerie per quasi un lustro nella seconda metà degli anni Novanta), il Future Film Festival divenne nell’arco di pochi anni un punto di riferimento per gli appassionati del cinema d’animazione e delle cosiddette “nuove tecnologie”, in quella fase di passaggio di consegne tra analogico e digitale che scaverà un solco profondo nell’industria e nella produzione di immagini. Il Festival, ospitato nella prima edizione nella Cineteca di Bologna – nei cui locali tornerà, dopo essersi radicato all’interno della città – viene diretto da subito da Romeo insieme a Giulietta Fara: quando il primo si allontanerà, per fondare di lì a un paio di anni il Biografilm Festival, Fara resterà al timone, accompagnata da Oscar Cosulich.
Venti edizioni, dal 1999 al 2018, in cui il Future Film Festival ha permesso a giovani – e non solo – cinefili di scoprire o godere sul grande schermo perle del cinema contemporaneo unite a essenziali recuperi dal passato, come l’indispensabile retrospettiva dedicata a Jiří Trnka ospitata nel 2006 o quella dedicata a Isao Takahata tenutasi nel 2018. All’interno dello scacchiere festivaliero nazionale il FFF, per restare all’acronimo, ha occupato per due decenni una posizione peculiare. La domanda che ci si poneva da principio resta dunque valida: che fine ha fatto il Future Film Festival, e per quale motivo nessuno si sta realmente preoccupando del suo destino?

L’ultima edizione, lo si è già scritto, si è tenuta dal 29 maggio al 3 giugno del 2018. Organizzato a gennaio fino al 2010 il festival si è progressivamente spostato verso temperature più miti nel corso dell’anno. Proprio questo slittamento ha forse contribuito – meglio lasciare il beneficio del dubbio – a non accendere i riflettori critici sulla mancata ventunesima edizione. E in effetti sia il Comune di Bologna che la Regione Emilia-Romagna, da sempre sostenitori culturali ed economici del Future Film Festival hanno già inserito a bilancio i fondi anche per l’edizione 2019, mantenendo un ottimismo in ogni caso guardingo nonostante si stia entrando negli ultimi tre mesi dell’anno e non ci sia alcuna comunicazione ufficiale riguardanti le date del festival. Eppure ci sono alcuni dati conclamati che in maniera inequivocabile portano con loro dubbi, e forti preoccupazioni sul futuro dell’evento. Il sito ufficiale del Festival, www.futurefilmfestival.org, è inattivo (l’internauta viene indirizzato verso un codice di errore 403 | Forbidden), alla stessa stregua per un periodo di www.futurefilmkids.org, il sito creato per le attività che FFF dedica(va) nel corso dei dodici mesi al pubblico dei più piccoli, da oggi di nuovo attivo ma “fermo” allo scorso aprile. Per quanto la pagina Facebook ufficiale risulti ancora attiva, rilanciando per lo più notizie dedicate al mondo dell’animazione recuperate tra le varie riviste di settore attive online, gli uffici in via del Pratello non hanno più impiegati, tra coloro che sono stati licenziati e quelli che hanno invece scelto di loro spontanea volontà di allontanarsi dal posto di lavoro. Anche al co-direttore Oscar Cosulich, che svolgeva per lo più il ruolo di punto di raccordo tra il festival e i grandi distributori per ottenere anteprime nazionale dei blockbuster maggiormente in linea con il progetto del festival, oltre a occuparsi della composizione delle giurie internazionali, il contratto non è più stato rinnovato dopo l’estate del 2018. E lo stesso vale per i due principali curatori delle retrospettive, nonché responsabili della programmazione, Luca Della Casa e Carlo Tagliazucca.

Al di là del danno culturale per la città – e per tutti gli appassionati e studiosi – resta il fatto che delle persone non possono più contare su un contratto, e che posti di lavoro nel settore sono andati persi. Perché oltre a svolgere una funzione di non secondaria importanza per l’accrescimento culturale delle nuove generazioni (in un’epoca in cui la parola “formazione” non viene più vista, finalmente, come un’ingiuria) un festival è anche un luogo in cui si lavora, su cui chi viene assunto può fare affidamento per costruire la propria vita, e il proprio futuro.
Al momento l’unica figura rimasta in carica è Giulietta Fara, con ogni probabilità ancora sotto contratto con l’Associazione Amici del Future Film Festival di cui è presidente Massimo Ferrarini. Ma può una persona da sola organizzare e mettere a punto una macchina complessa come quella di un festival? È credibile e legittimo pensare di no. E allora il sospetto che del Future Film Festival sia già doveroso parlare al passato – un paradosso, visto il nome dell’evento – si trasforma quasi in certezza. Restano in piedi molti interrogativi, su cui sarà necessario tornare quando tutte le tessere del domino saranno senz’ombra di dubbio al loro posto. Primo interrogativo: perché un Festival che funziona, e che ha l’appoggio indefesso delle principali istituzioni locali (la Regione aveva addirittura aumentato i fondi a partire dal 2014, passando da 50000 euro a 100000 euro), viene dismesso di punto in bianco? Secondo interrogativo: cosa resta dell’eredità di un evento culturale sul territorio, e in che modo si può pensare di preservarne l’opera? Terzo interrogativo: perché il settore cinematografico non è in grado di far sentire la propria voce, e sembra ai più distratti (sarà così?) del tutto disinteressato a ciò che accade al suo interno, soprattutto in ambito strettamente lavorativo? Quarto e ultimo interrogativo, dal sapore quasi leninista: che fare? In attesa di formulare delle risposte e di aprire, si spera, una dialettica, resta il rischio della perdita di una voce nel palinsesto festivaliero, da scongiurare.

Info
La pagina Facebook del Future Film Festival.

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