O fim do Mundo
di Basil Da Cunha
Presentato in concorso al 72 Locarno Film Festival, O fim do Mundo di Basil da Cunha, è il ritratto dell’umanità dolente che vive il quartiere popolare Reboleira a Lisbona. Uno sguardo antropologico verso un contesto dove si formano dinamiche violente, di microcriminalità e gang, e al contempo la fotografia di un luogo, e della sua gente, nei suoi ultimi istanti. Sono pronte le ruspe a cancellare tutto per fare il posto a palazzi moderni e luccicanti.
Il quartiere
Uscito dal riformatorio, dopo otto anni, il giovane Spira torna a vivere in famiglia, nel quartiere Reboleira di Lisbona, abitato da persone di origine capoverdiana come lui. Ritrova i vecchi amici, Giovani e Chandi, e si innamora di Iara. La casa della ragazza verrà presto demolita dalle ruspe, un destino che attende il vecchio quartiere per decisione delle autorità municipali, che vogliono fare spazio a un’urbanistica più moderna. [sinossi]
Come il vecchio quartiere di Fontainhas, di cui è cantore Pedro Costa, Reboleira è una zona popolare di Lisbona, abitata in maggioranza da persone di origine capoverdiana. Come è stato per l’altro è destinato a essere raso al suolo, per decisione della municipalità, per fare spazio a una nuova urbanistica più appetibile, agli strati più alti della popolazione, e a nuove realtà commerciali. Si tratta del processo noto come gentrificazione, che a Lisbona appare particolarmente pesante. Un modo per combattere quello che viene considerato degrado, generando però una massa di sfollati da ricollocare chissà dove. Il quartiere di Reboleira è il protagonista di O fim do Mundo, secondo lungometraggio di Basil da Cunha, presentato in concorso al 72 Locarno Film Festival, dove peraltro gareggia con Vitalina Varela di Pedro Costa. O fim do Mundo vuole essere, già dal titolo, un’istantanea di un mondo in via di sparizione, con la sua umanità, dove si annidano, come in un copione dei quartieri poveri abitati da immigrati e loro discendenti, come una Brooklyn scorsesiana, dinamiche di microcriminalità, e aggregazioni in gang di stampo mafioso, furti, prostituzione. Alcuni dei vecchi amici di Spira, il protagonista che torna nel quartiere dopo otto anni di riformatorio, sono emigrati forse in Svizzera o forse in Lussemburgo, non è chiaro e poco importa. Lo stesso padre di Spira si trova in Olanda, non è dato sapere da quanto tempo, potrebbe essere una separazione a vita come quella di Vitalina Varela e suo marito, nel film di Pedro Costa.
O fim do Mundo comincia con un battesimo e finisce con un funerale, in entrambi i casi con accompagnamento di musica liturgica. La cerimonia iniziale è presieduta da un serafico sacerdote, tra i pochi bianchi del film, insieme all’altro prete, al posino, che porta in braccio il bambino, esibendolo come nuovo membro della comunità cattolica. Si declamano i santi tra cui quel Sant’Antonio da Lisbona, oggetto di grande venerazione in Portogallo e non solo. La cultura cattolica appare come un ultimo retaggio di un passato coloniale. Nel funerale finale, Basil da Cunha indugia su quel corteo, carrella con macchina a mano, usata spesso nel film, su quei volti tristi e attoniti. Sono facce vere, gli abitanti del quartiere oltre agli attori del film. È il funerale di un intero mondo che gravita in quel circondario di Lisbona. Sancito da un ultimo momento di festa o follia, con il vecchio, lo scemo del villaggio, che si mette una dentiera da vampiro da carnevale, mentre Spira va alla guida di una di quelle ruspe che stanno per demolire tutte le loro abitazioni.
Quello di Basil da Cunha è un ritratto sentito, di un mondo che conosce bene, abitando lui stesso a Reboleira. Della cui osservazione non risparmia il degrado, la criminalità, i furti, gli incendi dolosi, il cane impiccato. Ma è un degrado conseguenza di vite consumate, bruciate, come quella di Spira che ha passato la sua adolescenza in riformatorio. Un mondo di disperati dove l’anelito di libertà è rappresentato da quel cavallo bianco che Spira fa vedere a Iara, dopo averglielo promesso a lei incredula. Forse un sogno. E Basil da Cunha ritrae un mondo vivo, un quartiere notturno colorato di luci monocrome, rosso, come in una camera oscura, e blu. Ultima istantanea prima della sua scomparsa.
Info
La pagina dedicata a O fim do mundo sul sito del Locarno Film Festival.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: O fim do Mundo
- Paese/Anno: Svizzera | 2019
- Regia: Basil Da Cunha
- Sceneggiatura: Basil Da Cunha, Saadi
- Fotografia: Basil Da Cunha, Rui Xavier
- Montaggio: Basil Da Cunha
- Interpreti: Alexandre Da Costa Fonseca, Iara Cardoso, Luisa Martins Dos Santos, Marco Joel Fernandes, Michael Spencer
- Produzione: RTS Radio Télévision Suisse, Thera Production
- Durata: 107'





Vitalina Varela
Locarno 2019
Locarno Festival 2019 – Presentazione